Sentenza Cassazione su omicidio Aldrovandi: si chiude un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia - Amnesty International Italia

Sentenza Cassazione su omicidio Aldrovandi: si chiude un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia

20 giugno 2012

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‘Un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia’, nelle parole di Amnesty International Italia, è culminato oggi nella sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, che ha confermato la condanna per omicidio colposo emessa in primo e secondo grado nei confronti di quattro agenti di polizia per l’omicidio di Federico Aldrovandi, morto nel 2005 a Ferrara durante un fermo.

L’organizzazione per i diritti umani ha rinnovato solidarietà e vicinanza ai familiari di Federico Aldrovandi, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare assenza di collaborazione da parte delle  istituzioni italiane e depistaggi dell’inchiesta.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, ‘il procedimento giudiziario per l’omicidio di Federico Aldrovandi e la definitiva sentenza di condanna, chiamano in causa in modo grave ed evidente la responsabilità delle forze di polizia italiane circa l’uso della forza’.

Amnesty International Italia auspica che la sentenza odierna sproni le autorità italiane a dare attuazione alle raccomandazioni degli organismi internazionali per prevenire ulteriori tragiche violazioni dei diritti umani come l’omicidio di Federico Aldrovandi.

In un contesto caratterizzato dalla perdurante mancanza di un organismo indipendente di monitoraggio sui diritti umani e sull’operato delle forze di polizia, richiesto dagli standard internazionali e sollecitato da tempo da Amnesty International, questa sentenza deve interrogare le autorità italiane in merito alla formazione e al comportamento degli agenti di polizia e alla loro responsabilità circa la protezione delle persone.

Amnesty International Italia coglie l’occasione di questa sentenza per ricordare la stringente necessità di adeguare l’ordinamento interno alle norme e agli standard del diritto internazionale, in primo luogo attraverso l’introduzione del reato di tortura nel codice penale e l’adozione di meccanismi di prevenzione dei maltrattamenti.

FINE DEL COMUNICATO                                                                               Roma, 21 giugno 2012

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