Sentenza di appello sul caso Abu Omar - Amnesty International Italia

Sentenza di appello sul caso Abu Omar

16 dicembre 2010

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Le condanne di agenti statunitensi e italiani emanate nel 2009 per coinvolgimento nel rapimento di Usama Mostafa Hassan Nasr (meglio conosciuto come Abu Omar) sono state oggi confermate dalla Corte di Appello di Milano. In particolare, la Corte ha confermato le condanne di 25 persone, tra cui 22 agenti della Cia, un ufficiale militare statunitense e due agenti dei servizi segreti italiani, aumentando lievemente le pene inflitte. Nei confronti dei cittadini statunitensi e italiani sono state emanate condanne sino a 9 anni di detenzione per i reati di rapimento e favoreggiamento, per il loro coinvolgimento nel rapimento di Abu Omar a Milano nel febbraio 2003. Abu Omar fu successivamente trasferito illegalmente dalla Cia dall’Italia all’Egitto, dove fu sottoposto a detenzione segreta e, secondo le sue denunce, fu torturato.


‘Il riconoscimento da parte della Corte d’Appello del fatto che Abu Omar abbia subito una grave ingiustizia mentre si trovava nelle mani di agenti statunitensi e italiani di intelligence è un altro passo in avanti verso la ricerca della verità e l’accertamento delle responsabilità in Europa per gli abusi commessi nel contesto del programma Cia di rendition e detenzioni segrete’ ha dichiarato Julia Hall, esperta di Amnesty International su antiterrorismo e diritti umani in Europa. ‘Abu Omar fu rapito in una strada di Milano e fatto scomparire al di fuori di ogni procedura legale. Questo fu il primo passo della sua rendition e di ciò che ne seguì, incluse le denunce di tortura in Egitto. I tribunali italiani hanno riconosciuto che la catena di eventi che ha portato a questi gravi abusi non può restare senza una risposta’.

I 23 agenti statunitensi sono stati processati in contumacia, perché le loro estradizioni non sono mai state formalmente richieste dal governo italiano a quello statunitense. Per quanto il diritto italiano permetta il processo in contumacia, il diritto internazionale richiede che ognuno sia presente al proprio processo, per avere piena conoscenza delle accuse, potersi difendere, contestare le prove e presentare testimoni. Se catturati in futuro, i cittadini statunitensi condannati in contumacia dovrebbero aver diritto a un nuovo processo davanti a un diverso tribunale e alla presunzione di innocenza.

La Corte d’Appello ha anche confermato il non luogo a procedere verso cinque funzionari dell’agenzia di intelligence militare italiana (allora chiamata SISMI – Servizio per le informazioni e la sicurezza militare), compreso il suo direttore dell’epoca Niccolò Pollari, e il suo vice Marco Mancini. Il Tribunale di primo grado aveva emesso il giudizio di non luogo a procedere a causa del segreto di stato che aveva impedito l’utilizzo di prove importanti nel processo. L’appello contro il non luogo a procedere per tre cittadini statunitensi a cui era stata riconosciuta l’immunità diplomatica in primo grado sarà invece esaminato in un procedimento separato.

‘Il governo italiano e i suoi funzionari non dovrebbero poter utilizzare il segreto di stato come uno scudo per coprire violazioni dei diritti umani’, ha detto Julia Hall. ‘Il governo dovrebbe garantire un procedimento di pieno ed equo accertamento della verità anche quando i propri ufficiali sono messi in imbarazzo o potrebbero essere colpiti da accuse di carattere penale per le proprie azioni. Il rapimento è un reato, non è un segreto di stato.’

Ulteriori informazioni

Abu Omar, cittadino egiziano all’epoca residente in Italia, fu rapito per strada a Milano il 17 febbraio 2003. Fu condotto presso una base militare statunitense nell’Italia settentrionale e successivamente condotto, dopo il passaggio da un’altra base statunitense in Germania, al Cairo, dove fu detenuto in segreto per 14 mesi e, secondo le sue denunce, torturato. Abu Omar fu rilasciato nell’aprile 2004 ma poi riarrestato dalle autorità egiziane il mese seguente, dopo aver raccontato la sua vicenda a sua moglie e ai suoi amici a Milano. Fu infine rilasciato a febbraio 2007 ed è tuttora residente in Egitto. Le persone sottoposte a processo sono accusate di coinvolgimento nel rapimento di Abu Omar, ma non della sua sparizione né della tortura.

A novembre 2009 il Tribunale di Milano ha emanato le prima e sinora uniche condanne relative a violazioni dei diritti umani commessi nel contesto del programma Cia di rendition e detenzione segreta.

La Corte Costituzionale Italiana ha stabilito, a marzo 2009, che molte delle prove contro determinati imputati, in particolare i funzionari dell’intelligence militare italiana, fossero coperte da segreto di stato e non potessero essere utilizzate nel processo. Contro la sentenza di primo grado la procura ha proposto appello nel marzo 2010, sul punto dell’interpretazione e dell’applicazione del segreto di stato in primo grado e dell’ampiezza dell’immunità diplomatica. Il procedimento di appello è iniziato a ottobre 2010.

FINE DEL COMUNICATO                                                                                Roma, 15 dicembre 2010

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