Sentenza storica della Corte europea dei diritti umani sul ruolo dell'Europa nelle rendition della Cia - Amnesty International Italia

Sentenza storica della Corte europea dei diritti umani sul ruolo dell’Europa nelle rendition della Cia

17 dicembre 2012

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Amnesty International ha definito ‘storica’ la sentenza con cui oggi la Corte europea dei diritti umani ha giudicato responsabile l’Ex repubblica jugoslava di Macedonia (Macedonia) dell’arresto illegale, della sparizione forzata, della tortura e di altri maltrattamenti nei confronti del cittadino tedesco Khaled El-Masri, nonché del suo trasferimento in un luogo dove l’uomo subì ulteriori gravi violazioni dei suoi diritti umani. La Macedonia, inoltre, è venuta meno al suo obbligo di svolgere un’indagine efficace.

Per la prima volta, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito la responsabilità di uno stato europeo per il coinvolgimento nei programmi segreti della Cia: secondo Amnesty International, la sentenza rappresenta ‘una pietra miliare contro l’impunità’.

‘La sentenza conferma il ruolo avuto dalla Macedonia nei programmi di detenzione segreta e di rendition della Cia e costituisce un gran passo in avanti per chiamare i governi europei a rispondere della loro complicità nelle rendition e nella tortura’ – ha dichiarato Julia Hall, esperta di Amnesty International su controterrorismo e diritti umani.

‘La Macedonia non è da sola. Molti altri governi europei hanno colluso con gli Usa nel rapimento, nel trasferimento, nella sparizione e nella tortura di persone sottoposte alle operazioni di rendition’ – ha aggiunto Hall. ‘Quei governi, come quelli di Polonia, Lituania e Romania che sono sotto l’esame della Corte, dovrebbero prendere nota della sentenza odierna e adottare provvedimenti per assicurare che si giunga alla verità e alla punizione dei responsabili, attraverso indagini approfondite, efficaci, indipendenti e imparziali’.

La sentenza della Corte ha anche messo in evidenza la mancata assunzione di responsabilità e l’indisponibilità di rimedi da parte degli Usa. Nel testo della sentenza viene fatto riferimento alla decisione delle corti statunitensi di non accogliere la denuncia di El-Masri contro la Cia dopo che l’Amministrazione Usa aveva invocato ‘i privilegi derivanti dal segreto di stato’.

Khaled El-Masri, cittadino tedesco di origini libanesi, venne arrestato il 31 dicembre 2003 dalle autorità macedoni, al suo ingresso nel paese dalla Serbia. Queste lo trattennero in isolamento, sottoponendolo a sparizione forzata, a ripetuti interrogatori e a maltrattamenti, fino al 23 gennaio 2004, quando lo consegnarono ad agenti della Cia.

L’agenzia statunitense, nell’ambito dei programmi di detenzione segreta e di rendition, trasferì El-Masri in un centro segreto di detenzione in Afghanistan. Qui, per quattro mesi, egli fu posto in detenzione illegale e segreta, sottoposto a sparizione forzata e a tortura, mai accusato di alcun crimine né messo in grado di ricorrere a un giudice.

Il 28 maggio 2004 El-Masri venne imbarcato su un volo per l’Albania, dove venne rilasciato.

FINE DEL COMUNICATO                                       Roma, 13 dicembre 2012

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