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A Palazzo Valentini istituzioni europee, Nazioni Unite, Consiglio d’Europa, OSCE e società civile a confronto sul protection gap. Le organizzazioni adottano le Rome Priorities: Protection Hub nazionali permanenti, allerta precoce, fondi strutturali e revisione delle leggi che comprimono il diritto di manifestare.
Per le piazze di domani attivo il numero di emergenza e il supporto legale di Hub for defenders per gestire le segnalazioni.
In Europa sappiamo contare le violazioni dello spazio civico con sempre maggiore precisione. Sappiamo molto meno proteggere chi le subisce. È da questa distanza, tra la capacità di documentare e quella di difendere, che è partita oggi a Roma la conferenza pubblica From Civil Society Action to Institutional Responsibility, promossa da Hub for Defenders nell’ambito del Forum europeo sulla protezione dello spazio civico e ospitata dalla Città metropolitana di Roma a Palazzo Valentini.
Per un’intera giornata si sono alternati al tavolo Commissione europea, Consiglio d’Europa, OSCE/ODIHR, Fundamental Rights Agency (l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali), reti europee come SOLIDAR ed European Civic Forum, movimenti e organizzazioni italiane, tra cui Amnesty International Italia, A Sud, ARCI, Un Ponte Per, No Kings, fino all’intervento conclusivo della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione, Gina Romero. Un’architettura di competenze diverse chiamata a rispondere a una sola domanda: chi protegge, oggi, chi difende i diritti dentro l’Unione europea? La risposta delle organizzazioni promotrici di Hub for Defenders è netta. Gli strumenti internazionali di tutela dei difensori dei diritti umani sono stati concepiti per intervenire fuori dall’Europa: relocation, programmi d’emergenza, advocacy. Oggi però le persone sotto pressione, per motivi giudiziari, amministrativi, digitali o economici, vivono e agiscono sempre più spesso nel proprio Stato membro, dove un meccanismo di protezione permanente, accessibile e indipendente semplicemente non esiste.
In questo vuoto, il cosiddetto protection gap, sono state le organizzazioni della società civile a costruire reti legali, sportelli psicosociali, servizi di sicurezza digitale e i primi Protection Hub.
«Può la responsabilità di proteggere chi difende diritti e democrazia continuare a ricadere principalmente sulla società civile stessa?», chiedono le Rome Priorities. «La nostra risposta è no».
Il caso italiano ha attraversato tutta la giornata. Le mobilitazioni delle ultime settimane, l’uso crescente di misure preventive e restrizioni amministrative e l’ennesimo decreto sicurezza approvato dal governo hanno trasformato l’analisi in cronaca. Particolarmente significativa la presenza a Roma dell’ODIHR, che sulla legislazione italiana in materia di sicurezza ha espresso rilievi puntuali rispetto agli standard internazionali, in particolare sul diritto di riunione pacifica: la conferenza è stata anche l’occasione per chiedersi quali strumenti impediscano che le raccomandazioni degli organismi internazionali restino lettera morta quando le norme vengono comunque approvate.
«Gli Stati partecipanti all’OSCE – ha ricordato Aleksandar Sekulić, OSCE/ODIHR, Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani – si impegnano a proteggere i difensori dei diritti umani e a tutelare la libertà di riunione pacifica. L’ODIHR li assiste nel raggiungimento di questi impegni attraverso attività di monitoraggio, sviluppo delle capacità, orientamento politico e revisione legale. Contribuisce inoltre a rafforzare le capacità dei difensori dei diritti umani affinché possano svolgere il loro importante e legittimo lavoro in modo più sicuro ed efficace».
«Manifestare pacificamente è un diritto. Proteggerlo è una responsabilità di tutti, anche delle istituzioni», ha dichiarato Lorenza Fiaschetti, coordinatrice di Hub for Defenders, presentando l’esperienza della rete che nelle ultime settimane ha dovuto rispondere a una vera e propria emergenza, con un modello integrato di assistenza legale, digitale e psicosociale sostenuto in larga parte da professioniste e professionisti volontari. Un sistema che funziona, ma che non può reggere a lungo senza risorse e riconoscimento.
Ad aprire i lavori è stata Tiziana Biolghini, consigliera delegata alle Politiche sociali, Pari opportunità, Cultura e Partecipazione della Città metropolitana di Roma: «Ringrazio Un Ponte Per e le organizzazioni dell’Hub for Defenders per il loro impegno nella tutela delle persone colpite da violenze e persecuzioni per la difesa dei diritti umani. In una fase di crescente compressione degli spazi democratici, è fondamentale che le istituzioni sostengano con continuità il lavoro della società civile a difesa della dignità della persona e dei diritti fondamentali. La Città metropolitana di Roma conferma il proprio impegno in questa direzione».
Waltraud Heller, dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), ha evidenziato le tipologie di minacce e pressioni a cui sono sottoposti gli attori della società civile in tutta Europa, sottolineando come la complessità di queste sfide richieda un approccio olistico alla protezione. Ha illustrato il contributo della FRA a sostegno dell’attuazione della strategia dell’Unione europea, in particolare attraverso l’istituzione di una rete di monitoraggio dell’Ue e lo sviluppo di una piattaforma online di conoscenze sullo spazio civico, nonché la fornitura di consulenza ai donatori e ai governi degli Stati membri.
Nel pomeriggio, la sessione From Rome Priorities to Collective Action ha portato all’adozione, da parte delle organizzazioni partecipanti, del documento politico elaborato nei due giorni del Forum dalle reti europee di protezione. Le Rome Priorities diventano così una piattaforma politica comune e indicano sette passaggi per una nuova agenda europea:
Il documento raccoglie l’impegno già assunto dalla Strategia dell’Unione europea per la società civile del novembre 2025 e chiede alle istituzioni di tradurlo in meccanismi concreti, risorse adeguate e tempi certi. Ma contiene anche un impegno che non dipende da nessuna decisione istituzionale: quello delle organizzazioni a proteggersi a vicenda, condividendo strumenti e competenze, perché nessuna persona e nessuna organizzazione che difende i diritti resti sola, in nessun luogo d’Europa.
«Abbiamo tenuto aperto lo spazio civico fino a oggi», si legge nelle Rome Priorities, «e continueremo a farlo insieme».
«Dopo le due giornate di lavori – concludono gli organizzatori – le esperienze presentate mostrano che le competenze esistono e che le reti possono funzionare. Servono risorse adeguate, coordinamento, riconoscimento istituzionale e garanzie di indipendenza. Serve anche una risposta alle cause della repressione: la revisione e abrogazione delle norme sproporzionate, il controllo delle pratiche amministrative e di polizia, l’accesso a rimedi effettivi e la responsabilità delle autorità pubbliche».
Hub for defenders ha annunciato che anche nella giornata di domani, 30 ottobre, in vista delle piazze organizzate in molte città italiane, il centralino per le emergenze e la rete legale di supporto saranno attive e pronte a rispondere alle segnalazioni.
Hub for Defenders è uno strumento nazionale di protezione dello spazio civico e delle libertà fondamentali, promosso da una rete di associazioni della società civile tra cui ARCI, A Sud, Un Ponte Per, Amnesty International Italia, Giuristi Democratici, Legal Team Italia. Attraverso un servizio di supporto e orientamento, l’Hub mette in relazione le persone attiviste con professionalità e competenze in ambito legale, psicologico e digitale, per individuare risposte adeguate ai rischi e alle vulnerabilità che possono incontrare.