Siria: Amnesty International chiede la fine della repressione contro i manifestanti. Almeno 393 i morti dall'inizio delle proteste - Amnesty International Italia

Siria: Amnesty International chiede la fine della repressione contro i manifestanti. Almeno 393 i morti dall’inizio delle proteste

25 aprile 2011

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Amnesty International ha dichiarato che la brutale reazione del governo siriano alle manifestazioni popolari che chiedono un cambiamento ha raggiunto un nuovo vergognoso picco coi bombardamenti dell’esercito contro gli edifici civili di Dera’a, nel sud del paese.

Utilizzando l’artiglieria contro la sua gente, il governo di Damasco ha mostrato l’intenzione di stroncare le proteste praticamente a ogni costo, qualunque sia il prezzo in termini di vite umane‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. ‘Il presidente Bashar al-Assad deve fermare tutto questo, ritirare il suo esercito da Dera’a, assicurare la ripresa delle forniture di acqua ed elettricità e consentire l’arrivo dei soccorsi alle vittime di quest’ultimo, totalmente inaccettabile, massacro‘.

Dera’a è al centro delle proteste dalla metà di marzo ed è qui che è stato ucciso il primo manifestante. Amnesty International ha ricevuto i nomi di 23 persone uccise domenica 25 marzo, molte delle quali a causa dei bombardamenti, ma ritiene che il totale delle vittime sia molto più alto.

Secondo le fonti dell’organizzazione per i diritti umani, il governo siriano ha anche disposto l’impiego di cecchini che hanno sparato su coloro che cercavano di prestare soccorso ai feriti. Molti cadaveri sono rimasti nelle strade nei pressi della moschea di Omar, poiché era impossibile recuperarli.

Il governo avrebbe usato tattiche pesanti anche ad al-Muadamiya, nella periferia di Damasco e altri manifestanti sarebbero stati uccisi anche a Douma.

Dall’inizio delle proteste, cinque settimane fa, i manifestanti uccisi sono almeno 393.

Questo è un governo che sembra terrorizzato dalla sua popolazione e dalla richiesta di riforme. Le concessioni offerte dal presidente al-Assad sono troppo poche, troppo tardive per i manifestanti. E ora il governo sembra intenzionato a ricordare alla popolazione la sua autentica natura repressiva, sperando che causi la resa della gente. Invece questa nuova brutalità può servire unicamente a raddoppiare la determinazione dei manifestanti a resistere e a chiedere il rispetto dei loro diritti‘ – ha concluso Smart.

 

FINE DEL COMUNICATO                                                  Roma, 26 aprile 2011

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