Siria, in aumento gli attacchi nella provincia di Daraa - Amnesty International Italia

Siria, in aumento gli attacchi nella provincia di Daraa

2 luglio 2018

AFP/Getty Images - 5 dicembre 2016 - Aleppo

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Siria, in aumento gli attacchi nella provincia di Daraa. Amnesty International denuncia: “Civili in trappola”

Amnesty International ha denunciato oggi che la popolazione civile della provincia di Daraa sta andando incontro a morte e distruzione a causa della spietata campagna di attacchi indiscriminati lanciata dal governo siriano, nel corso della quale sono stati ripetutamente colpiti anche ospedali.

L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato il governo della Giordania ad aprire i suoi confini e a far entrare le persone in fuga dai bombardamenti, a cominciare dai malati e dai feriti.

Secondo la Rete siriana per i diritti umani, dal 19 giugno sono oltre 198.000 i civili sfollati dalla zona di Daraa a seguito dell’escalation di attacchi da parte del governo siriano, con l’appoggio di quello russo, contro villaggi e città densamente popolati, nel tentativo di espellere i gruppi armati ribelli.

Il 30 giugno e il 1° luglio la popolazione locale ha chiesto disperatamente protezione alla comunità internazionale dopo che, falliti i negoziati coi gruppi armati ribelli, gli attacchi del governo siriano sostenuti dai russi erano ripresi con rinnovata intensità. Secondo testimonianze raccolte da Amnesty International, il rischio di essere bombardati riguarda anche le persone che hanno lasciato le loro abitazioni dato che gli attacchi hanno iniziato a colpire le zone dove si sono diretti gli sfollati.

“Gli abitanti di Daraa sono di fatto in trappola e molti degli sfollati vivono in tende sotto un sole cocente, con poco cibo, acqua e cure mediche disponibili e nel costante timore di essere colpiti. Il confine giordano è l’unica strada verso la salvezza”, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

“Tra gli altri orrori, abbiamo le prove che le forze governative siriane, sostenute dalla Russia, abbiano ripetutamente attaccato gli ospedali, soprattutto nelle zone dove erano presenti gli sfollati: una strategia attuata più volte durante il conflitto, in flagrante violazione del diritto internazionale e che ha causato sofferenze oltre ogni immaginazione”, ha aggiunto Maalouf.

“Ma non è troppo tardi per salvare vite umane. Stiamo sollecitando tutte le parti in conflitto ad aprire passaggi sicuri per i civili che vogliono fuggire dai combattimenti e chiedendo alla Giordania di accogliere tutti i civili in fuga dalla Siria meridionale. È inoltre fondamentale che le organizzazioni umanitarie possano entrare senza ostacoli a Daraa per portare gli aiuti indispensabili”.

Ospedali distrutti

Operatori sanitari hanno raccontato ad Amnesty International che gli ospedali da campo di al-Harak, Busr al-Harir, Mseifra, Seida e al-Jiza sono stati tra i primi obiettivi degli attacchi governativi. Il numero delle persone sfollate sta facendo aumentare la pressione sui rimanenti ospedali che già si trovano a operare in condizioni disperate.

Il 27 giugno Amnesty International ha parlato con un infermiere della città di Nawa, che ha raccontato come l’ospedale nel quale lavora stesse operando solo parzialmente a causa degli attacchi quotidiani e dell’alto numero di sfollati in arrivo:

“Ora sono in ospedale ma non possiamo rimanere operativi a causa degli attacchi in corso. Non è un luogo sicuro per noi, dato che gli ospedali sono il primo bersaglio del governo”.

Un medico, sempre di Nawa, ha descritto come gli ostacoli all’arrivo degli aiuti abbia lasciato gli ospedali privi persino dei materiali di base:

“Attualmente non sono disponibili molti materiali, come gli anestetici e le garze. Ci sono pochi materiali per fare interventi chirurgici e anche per praticare le anestesie locali. Gli aiuti ultimamente si sono fatti molto rari. Passano quattro-cinque mesi tra l’arrivo di un convoglio e l’altro”.

Un altro infermiere ha testimoniato l’attacco che il 27 giugno ha distrutto l’ospedale di al-Jiza, dove lavorava:

“Dopo la preghiera di mezzogiorno, un pezzo d’artiglieria è caduto a 10-20 metri dall’ospedale. Poi ci hanno preso proprio di mira, danneggiando la sezione nord dell’ospedale. Abbiamo proseguito a lavorare, portando i feriti nel sottoscala e rifugiandosi nel reparto di radiologia. Dopo un po’ l’intera zona intorno all’ospedale è stata bombardata e le mura della sezione nord sono crollate lasciandoci allo scoperto. Non abbiamo potuto fare altro che lasciare lì i pazienti e correre via”.

“Una pioggia di bombe”

Amnesty International ha parlato con 10 persone che hanno descritto attacchi coi barili-bomba, con le bombe aeree e coi razzi.

Un abitante di Mseifra, fuggito la notte del 29 giugno, ha raccontato:

“Appena è stato annunciato l’accordo per il coprifuoco, io e la mia famiglia siamo fuggiti. Era troppo rischioso farlo con gli attacchi in corso. Ho saputo di alcune famiglie uccise da attacchi aerei mentre stavano scappando verso il confine giordano. Io ho preferito rimanere ma negli ultimi giorni gli attacchi erano veramente insopportabili. Sapendo cosa era successo nella Ghuta orientale, era chiaro che il governo non avrebbe spesso fino a quando non avrebbe assunto l’intero controllo di Daraa”.

Un altro abitante ha raccontato che il 27 giugno è stato costretto a fuggire due volte dato che il governo pareva prendere intenzionalmente di mira città e villaggi dove la popolazione si era rifugiata:

“Con la mia famiglia mi sono fermato a Mseifra ma poi il governo ha iniziato a bombardare la città, che già ospitava migliaia di persone. Avevano già cominciato ad attaccare quattro giorni fa ma ieri è stato terribile e siamo dovuto scappare di nuovo. Era come una pioggia di bombe sulle nostre teste”.

Un giornalista che vive in Giordania ha raccontato ad Amnesty International il 26 giugno della fuga della sua 83enne madre e di suo fratello, con difficoltà d’apprendimento, dalla città di al-Harak:

“Non hanno un posto dove andare, hanno tirato su una tenda in un campo. Mi sento impotente per non poterli aiutare. Il confine giordano è chiuso e non c’è modo di farli venire qui a vivere con me. Non hanno accesso ad alcun aiuto umanitario e fanno affidamento su quel po’ di cibo che gli dà la gente. Fuori dalla tenda fa un caldo asfissiante”.

Raccomandazioni di Amnesty International

Amnesty International sta sollecitando il governo siriano e quello russo a porre immediatamente fine a tutti gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili e agli attacchi indiscriminati e sproporzionati. In base al diritto internazionale, attacchi del genere costituiscono crimini di guerra.

Amnesty International sta chiedendo inoltre a tutte le parti in conflitto di aprire passaggi sicuri per i civili che vogliono fuggire dai combattimenti e di garantire che le organizzazioni umanitarie possano entrare senza ostacoli nella provincia di Daraa per portare gli aiuti indispensabili.

Infine, Amnesty International sta chiedendo al governo della Giordania di accogliere tutti i civili in fuga dal conflitto e sta ulteriormente rinnovando l’appello alla comunità internazionale a fornire pieno e significativo appoggio alla Giordania e agli altri paesi della regione che ospitano grandi numeri di rifugiati fuggiti dalla Siria.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 2 luglio 2018

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