Siria: crimini di guerra nella provincia di Quneitra

14 Maggio 2026

Photo by Bakr Al Kasem/Anadolu via Getty Images

Tempo di lettura stimato: 17'

Amnesty International ha dichiarato oggi che la distruzione intenzionale di abitazioni civili nella provincia di Quneitra, nel sud della Siria, compiuta dall’esercito israeliano a partire dal dicembre 2024 in assenza di un’assoluta necessità militare, deve essere indagata come crimine di guerra. Israele ha l’obbligo di fornire riparazioni per queste gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, adottando misure adeguate rispetto ai danni specifici subiti dalle persone colpite.

L’8 dicembre 2024, il giorno della caduta del precedente governo siriano guidato da Bashar al-Assad, le forze armate israeliane hanno attraversato le Alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele dal 1967, entrando in tre villaggi e città situati nella zona smilitarizzata delle Nazioni Unite nella provincia di Quneitra, nel sud della Siria, effettuando incursioni nelle abitazioni e ordinando alle persone residenti di lasciare l’area.

Nei sei mesi successivi, l’esercito israeliano ha distrutto o danneggiato almeno 23 strutture civili in tre villaggi che, secondo le testimonianze raccolte, hanno causato lo sfollamento di interi nuclei familiari. Amnesty International ha verificato tramite immagini satellitari i danni e le distruzioni arrecati alle 23 strutture. Secondo quanto riferito dai testimoni, almeno altre due abitazioni, insieme a giardini e terreni agricoli adiacenti, sono state distrutte nel 2024 e nel 2025. Non vi erano ostilità attive immediatamente prima, durante o dopo la distruzione degli edifici. Il diritto internazionale umanitario si applica a tutti gli attacchi condotti da Israele sul territorio siriano. Nelle aree che occupa, il diritto dell’occupazione impone a Israele ulteriori obblighi, anche ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra.

“La distruzione illegale di proprietà civili è ormai diventata una caratteristica delle operazioni militari israeliane nella regione. L’abbiamo documentata negli ultimi anni nella Striscia di Gaza e in Libano e ora, con la nostra ultima indagine, anche in Siria. Le forze israeliane hanno ripetutamente e deliberatamente costretto le famiglie a lasciare le loro case per poi distruggerle, in chiara violazione del diritto internazionale umanitario. La sicurezza dei confini di Israele non può essere usata come giustificazione per radere al suolo abitazioni e villaggi nel territorio di un altro stato”, ha dichiarato Kristine Beckerle, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Le famiglie del sud della Siria sono sopravvissute a un conflitto durato oltre un decennio. Molte avevano già ricostruito le proprie case, per poi vederle nuovamente demolite senza alcuna assoluta necessità militare”, ha aggiunto Beckerle.

Amnesty International ha intervistato otto persone residenti nella provincia di Quneitra: quattro persone le cui abitazioni erano state demolite, due persone che avevano assistito alla demolizione delle case dei vicini, una persona direttamente a conoscenza dei danni causati dalle forze israeliane a un edificio del governatorato e un rappresentante locale. Le testimonianze raccolte, corroborate da fonti di stampa, indicano che non vi erano ostilità attive immediatamente prima, durante o dopo i danni e la distruzione degli edifici civili. Amnesty International ha verificato 35 immagini e video, alcuni dei quali mostravano bulldozer intenti a demolire abitazioni o macerie di edifici apparentemente residenziali nei villaggi. L’organizzazione ha inoltre esaminato notizie pubblicate dagli organi di stampa, compresi quelli israeliani, dichiarazioni del governo israeliano e immagini satellitari di ciascuna area colpita per confermare che le demolizioni fossero avvenute nel periodo descritto dai testimoni.

Amnesty International ha identificato nove basi militari costruite dalle forze israeliane a partire dal dicembre 2024 nelle province di Quneitra e Daraa, entrambe situate nel sud della Siria lungo il confine con le Alture del Golan, occupate da Israele dal 1967 e annesse illegalmente nel 1981. Israele ha ampliato le porzioni di territorio siriano sotto occupazione. Alcune delle strutture demolite oggetto della ricerca di Amnesty International si trovavano vicino a basi militari israeliane di recente costruzione oppure in aree dove successivamente sono state costruite nuove basi, oltre i confini delle Alture del Golan occupate.

Le autorità israeliane hanno più volte affermato genericamente che le operazioni militari e la presenza israeliana in Siria sono necessarie per prevenire minacce provenienti da Hezbollah o da gruppi legati all’Iran presenti in Siria, oppure per distruggere depositi di armi o sistemi di difesa aerea. Nel dicembre 2025 il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato che l’esercito israeliano non aveva intenzione di ritirarsi dalle nuove posizioni occupate in Siria.

Il 17 aprile 2026 il primo ministro israeliano ha annunciato l’istituzione di una “zona cuscinetto di sicurezza”, il cui confine è segnato da quella che ha definito la “linea gialla”. La zona comprende parti della Siria in cui Amnesty International ha documentato danni e distruzione di abitazioni civili. Include inoltre le Alture del Golan occupate da Israele e parti del sud del Libano. Il primo ministro ha dichiarato: “Questa zona cuscinetto elimina completamente il rischio immediato di incursioni e di attacchi con armi anticarro. L’esercito è schierato lì per continuare a proteggere la zona da minacce immediate”.

L’articolo 53 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta a una potenza occupante di distruggere beni “salvo nei casi in cui tali distruzioni siano rese assolutamente necessarie dalle operazioni militari”. Questo divieto riguarda non solo la distruzione totale, ma anche quella parziale e l’appropriazione di beni. Il criterio dell’assoluta necessità militare richiede che la distruzione di beni sia materialmente indispensabile, ossia che non vi siano altre opzioni disponibili nell’ambito delle operazioni militari. Per operazioni militari si intendono attività militari, inclusi movimenti, manovre e preparativi, direttamente collegati ai combattimenti.

Il criterio dell’assoluta necessità militare non consente a una potenza occupante di distruggere beni sulla base di obiettivi strategici ampi o astratti, come la deterrenza o la prevenzione di futuri attacchi, né per soddisfare esigenze di sicurezza o applicare misure di sicurezza. Secondo l’articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra, la “distruzione e appropriazione estesa di beni, non giustificata da necessità militare e compiuta illegalmente e arbitrariamente” costituisce una grave violazione, ossia un crimine di guerra.

L’esercito israeliano è entrato nella provincia di Quneitra sostenendo che tale operazione era necessaria per proteggersi da potenziali minacce. Una volta entrato, l’esercito ha iniziato a demolire e distruggere abitazioni nonostante l’assenza di ostilità attive. Le forze israeliane hanno inoltre istituito posizioni e basi militari nell’area, annunciando infine che l’area faceva parte di una “zona cuscinetto di sicurezza”. Le famiglie sono state sfollate e le loro abitazioni demolite senza che venissero forniti alloggi alternativi, risarcimenti o indicazioni sui tempi di un eventuale ritorno.

Amnesty International ha scritto alle autorità israeliane ponendo varie domande, tra cui quali criteri fossero stati utilizzati per decidere quali proprietà distruggere e in che modo fosse stato stabilito il rispetto del criterio dell’assoluta necessità militare. Al momento della pubblicazione non era ancora pervenuta alcuna risposta.

Amnesty International ha concluso che la distruzione e i danni arrecati alle strutture civili nel sud della Siria sono stati compiuti senza alcuna assoluta necessità dettata da operazioni militari, in violazione del diritto internazionale umanitario, e costituiscono gravi violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra.

 

Villaggio di al-Hamidiya e aree circostanti

Secondo quanto riferito ad Amnesty International da due persone residenti, quando l’8 dicembre 2024 i soldati israeliani sono entrati nel villaggio di al-Hamidiya hanno ordinato a donne e ragazze di lasciare le proprie case intorno alle 11 del mattino, mentre la maggior parte degli uomini è stata trattenuta nelle abitazioni per essere interrogata fino al pomeriggio, quando è stato loro consentito di ricongiungersi con le altre persone della famiglia. I soldati israeliani hanno ordinato ad almeno dieci famiglie di lasciare le proprie abitazioni e trasferirsi in altre parti del villaggio. Immagini satellitari del 17 dicembre 2024 mostrano la costruzione di nuovi terrapieni e, nel gennaio 2025, la costruzione di una nuova base a meno di 300 metri a est dell’area colpita.

Due testimoni, le cui abitazioni sono state demolite, hanno riferito ad Amnesty International che alle 21.30 del 16 giugno 2025 avevano visto almeno due bulldozer demolire case nel villaggio. I bulldozer hanno continuato a operare durante la notte, interrompendo temporaneamente i lavori prima di riprenderli il giorno dopo. Un rappresentante locale ha successivamente confermato alle persone intervistate da Amnesty International, così come ad altre famiglie, che le loro abitazioni erano state demolite.

Una donna la cui abitazione è stata demolita e il cui giardino è stato raso al suolo ha raccontato:

“Mio marito è morto durante il conflitto [in Siria]. Aveva costruito quella casa mattone dopo mattone. Avevamo anche un piccolo giardino. Non produceva molto, ma abbastanza frutta e verdura di stagione da permetterci di risparmiare sugli acquisti. Quella casa significava moltissimo per me e per mio figlio… Era il nostro posto, mio e di mio figlio”.

La sua vicina ha aggiunto:

“La nostra casa era spaziosa. Accanto avevamo un piccolo terreno con noci, melograni, ulivi e altri alberi… Hanno distrutto tutto con i bulldozer”.

Immagini satellitari ad alta risoluzione del 23 agosto 2025, analizzate dall’Evidence Lab di Amnesty International, mostrano che 14 strutture e i muri che le circondavano sono stati completamente distrutti.

Le immagini satellitari del 7 luglio 2024 (in alto) mostrano l’area settentrionale di Al-Hamidiya prima dell’ingresso dell’esercito israeliano. Le immagini del 17 dicembre 2024 (al centro) mostrano tracce di veicoli pesanti e nuovi terrapieni, evidenziati con linee tratteggiate arancioni e un riquadro. Le immagini del 23 agosto 2025 (in basso) mostrano 14 strutture e i muri di cinta che le circondano (situati all’interno dei riquadri gialli nell’immagine) distrutti. Una nuova base, evidenziata da un riquadro arancione, è visibile a meno di 300 metri a est delle strutture distrutte. Da dicembre 2024 sono stati costruiti altri terrapieni.

 

Villaggio di Rassim al-Rawadi e aree circostanti

Una persona residente ha riferito che i soldati israeliani sono entrati nel villaggio di Rassim al-Rawadi intorno alle 5.30 dell’8 dicembre 2024, trattenendo le persone residenti per diverse ore nella scuola pubblica del villaggio e ordinando poi a tutte di lasciare l’area. Le famiglie sono tornate circa un mese dopo. Durante quel periodo, secondo quanto riferito, almeno tre abitazioni sono state danneggiate e due demolite. La persona ha aggiunto di aver visto bulldozer nel villaggio apparentemente intenti a demolire case tre giorni dopo essere stata sfollata con la propria famiglia in un villaggio vicino, a circa un chilometro e mezzo di distanza. Amnesty International ha esaminato video girati dalle persone residenti al loro ritorno nel villaggio che mostrano danni e distruzione di almeno due abitazioni.

Una persona residente ha riferito ad Amnesty International che le forze armate israeliane hanno fatto irruzione nella sua abitazione e trattenuto lui, sua moglie e i loro tre figli per sei ore prima di ordinare loro di lasciare la casa. Lui e le altre persone residenti sono stati autorizzati a rientrare 40 giorni dopo ma hanno trovato la propria abitazione ridotta in macerie.

Immagini satellitari a bassa risoluzione analizzate dall’Evidence Lab di Amnesty International mostrano distruzione, alterazioni del terreno e rimozione di alberi tra il 10 e il 13 dicembre 2024. Immagini ad alta risoluzione acquisite il 17 dicembre 2024 mostrano più chiaramente che sei strutture nell’area appaiono gravemente danneggiate o distrutte e che sono stati costruiti nuovi terrapieni. Gli alberi sul lato ovest della strada principale sono stati sradicati. Immagini satellitari a bassa risoluzione dell’inizio del gennaio 2025 mostrano l’avvio dei lavori per una nuova base militare a circa un chilometro e mezzo a sud-ovest del villaggio, a soli 300 metri dall’ospedale di Quneitra.

 

Le immagini satellitari del 7 luglio 2024 (in alto) mostrano il villaggio di Rassim al-Rawadi. Il 17 dicembre 2024 (in basso), i quadrati gialli evidenziano sei strutture che appaiono gravemente danneggiate o distrutte. Gli argini di nuova costruzione sono evidenziati da linee tratteggiate arancioni. Gli alberi sono stati rimossi sul lato ovest della strada principale.

 

Villaggio di al-Rafeed

Il 20 dicembre 2024 le forze israeliane sono entrate nel villaggio di al-Rafeed e hanno demolito almeno due abitazioni. Secondo quanto riferito da una persona residente, le famiglie stavano dormendo presso parenti in città, a meno di un chilometro di distanza, quando è avvenuta la demolizione.

Un testimone ha riferito ad Amnesty International che le due abitazioni demolite si trovavano a circa un chilometro e mezzo da una postazione militare israeliana nelle Alture del Golan occupate. Ha descritto così quanto visto:

“Il bulldozer ha trasformato la casa da mattoni in sabbia in pochi minuti… Le due abitazioni appartenevano a persone [due fratelli e le loro famiglie] che già vivevano in condizioni di estrema povertà. È stato straziante vederle sfollate e vedere la loro casa rasa al suolo”.

Secondo quanto riferito dalla persona residente, i soldati israeliani hanno inoltre demolito una vicina ex base militare appartenuta al precedente governo di Bashar al-Assad.

Immagini satellitari a bassa risoluzione analizzate da Amnesty International mostrano probabili distruzioni di strutture e rimozione di alberi tra il 19 e il 20 dicembre 2024. Immagini ad alta risoluzione acquisite il 25 dicembre 2024 mostrano più chiaramente che sei strutture appaiono distrutte. L’Evidence Lab di Amnesty International ha verificato sei fotografie e quattro video pubblicati il 20 dicembre 2024, che mostrano soldati israeliani nel villaggio e strutture in cemento distrutte.

Le immagini satellitari del 22 maggio 2024 mostrano il margine occidentale del villaggio di Al-Rafeed. Il 25 dicembre 2024, i quadrati gialli evidenziano sei strutture che appaiono distrutte. Sono visibili tracce di mezzi pesanti nella zona e molti alberi che costeggiano la strada sono stati abbattuti.

 

“La prassi israeliana di distruggere abitazioni civili nella Striscia di Gaza, nel sud del Libano e nel sud della Siria viene portata avanti nella totale impunità, provocando sfollamenti e devastando la vita di innumerevoli famiglie nella regione. La comunità internazionale deve condannare senza ambiguità queste azioni ed esercitare una reale pressione affinché tali ricorrenti violazioni cessino e siano prevenute ulteriori devastazioni della vita civile nella regione. I responsabili devono essere chiamati a rispondere e devono essere garantite riparazioni alle persone colpite”, ha dichiarato Beckerle.