Siria, due anni dalla rivolta - Amnesty International Italia

Siria, due anni dalla rivolta

13 marzo 2013

Tempo di lettura stimato: 7'

A due anni dall’inizio delle proteste pacifiche contro il governo, la Siria è impantanata in un sanguinoso conflitto in cui entrambe le parti sono responsabili di crimini di guerra.

Le ricerche condotte da Amnesty International nelle ultime due settimane hanno confermato che il governo continua a bombardare indiscriminatamente i civili, spesso con armi bandite a livello internazionale e abbattendo interi quartieri. I detenuti sono regolarmente sottoposti a torture, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.

I gruppi armati di opposizione ricorrono in modo crescente al sequestro di ostaggi così come alla tortura e all’uccisione sommaria di soldati, miliziani filogovernativi e civili rapiti o catturati.

‘Mentre la vasta maggioranza dei crimini di guerra e di altre gravi violazioni dei diritti continua a essere commessa dalle forze governative, le nostre ricerche hanno messo in luce un’escalation di abusi da parte dei gruppi armati di opposizione’ – ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘Se non verranno affrontate, queste azioni si faranno ancora più radicate nel conflitto. È fondamentale che tutti sappiano che verranno chiamati a risponderne’ – ha proseguito Harrison.

Le ricerche di Amnesty International hanno dimostrato ancora una volta che il governo siriano sta usando contro i civili armi bandite a livello internazionale.

Il 1° marzo, una ricercatrice dell’organizzazione presente ad Aleppo ha visto nove bombe a grappolo sganciate da un aereo ad ala fissa contro un quartiere ad alta densità abitativa.

Un componente della famiglia al-Dik ha raccontato ad Amnesty International: ‘Inas, 2 anni, Heba, 8 anni, Rama, 5 anni, Nizar 6 anni, Taha 11 mesi, Mohammad 18 mesi. Tutti uccisi. Perché? Perché bombardano i bambini?’

Come sempre dopo attacchi del genere, il suolo si è riempito di ordigni inesplosi, che contribuiranno a uccidere e ferire coloro che ci entreranno in contatto, spesso bambini.

Nei pressi della zona del bombardamento, il braccio di un bambino emergeva dalle macerie di un’area residenziale andata distrutta da un missile a lunga gittata sparato dalle forze governative da centinaia di chilometri di distanza.

Centinaia di persone, tra cui molti bambini, sono state uccise e ferite in tre recenti bombardamenti, che hanno eliminato intere famiglie.

Sabah, una donna di 31 anni sopravvissuta a una carneficina, ha detto ad Amnesty International: ‘Le mie figlie Isra’, Amani e Aya, 4, 6 e 11 anni, mio marito, mia madre, la mia sorellina Nour di 14 anni, i tre figli dell’altra mia sorella, Ahmad, Abdallah e Mohammad, 18 mesi, 3 anni e 4 anni. Tutti uccisi. Chi mi è rimasto in questa vita?’

Nei mesi scorsi, migliaia di civili sono stati uccisi in questo tipo di attacchi, compiuti dalle forze siriane con armi che non dovrebbero mai essere utilizzate nelle aree civili.

Sempre ad Aleppo, quasi ogni giorno il fiume Kweik restituisce corpi di uomini e ragazzi, uccisi con un colpo alla testa, le mani legate dietro la schiena. I corpi, trasportati dalla corrente, provengono da una zona della città sotto il controllo delle forze governative. Tra quelli trovati nella prima settimana di marzo, c’erano un ragazzo di 12 anni e suo padre, precedentemente scomparsi come altri nella zona controllata dal governo.

In un video, girato in un’altra zona del paese, un ragazzo dall’età apparente compresa tra 12 e 14 anni impugna un machete e lo punta sopra la testa di un uomo, in seguito identificato come il colonnello ‘Izz al-Din Badr. Questi giace prostrato a terra, con le mani legate dietro la schiena. Una voce fuori campo dice: ‘Mica ce l’ha la forza’. Allora, il ragazzo spinge il machete nel collo dell’uomo, acclamato dai membri di un gruppo armato di opposizione.

‘I bambini e i ragazzi vengono uccisi e feriti sempre più spesso nei bombardamenti compiuti dalle forze governative. Molti hanno visto i loro genitori, fratelli e vicini fatti a pezzi davanti ai loro occhi. Sono sempre più esposti a orrori inimmaginabili’ – ha sottolineato Harrison.

In una zona a sud di Damasco, un testimone ha descritto una ‘fossa della morte’, dove membri dell’opposizione armata si ritiene abbiano gettato i corpi di combattenti pro-regime o di presunti informatori.

In un’altra circostanza, una ricercatrice di Amnesty International ha appreso come è stato ritrovato un uomo ucciso perché sospettato di spiare per il governo:

‘Lo abbiamo trovato su un cumulo di immondizia, un foro di proiettile nella fronte, una ferita di arma da fuoco su una spalla, un ginocchio rotto. Sul suo corpo un documento marrone, con la scritta ‘collaboratore, colonnello Helal Eid”.

Secondo le Nazioni Unite, oltre due milioni di siriani sono profughi nel loro stesso paese. Hanno lasciato le loro case e ora, a causa del rischio di essere bombardati nelle aree dove hanno trovato rifugio, scappano una seconda volta.

La Turchia ha parzialmente chiuso i suoi confini, lasciando migliaia di profughi interni abbandonati in condizioni agghiaccianti sul lato siriano della frontiera.

‘A ogni ora d’indecisione da parte della comunità internazionale, il numero dei morti aumenta. Quanti altri civili dovranno morire prima che il Consiglio di sicurezza riferisca la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale, affinché chi ha compiuto questi orrendi crimini sia chiamato a risponderne?’ – ha chiesto Harrison.