Siria: il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve agire - Amnesty International Italia

Siria: il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve agire

31 luglio 2011

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve rispondere urgentemente alla repressione in corso in Siria deferendo la situazione alla Corte penale internazionale, ha affermato oggi Amnesty International, mentre continuano le notizie di bombardamenti da parte delle forze di sicurezza nella città di Hama, dove sono state uccise decine di persone.

Il Consiglio di sicurezza è previsto si riunisca oggi per discutere delle violenze in corso nel paese, che avrebbero causato a Hama la morte di due persone oggi e ieri quella di almeno 52 persone, compresi quattro bambini.

In altre parti del paese, persone sono scese in piazza oggi per protestare contro le recenti uccisioni.

‘Le autorità siriane hanno scatenato i loro attacchi mortali su manifestanti in gran parte pacifici che chiedevano riforme’ – ha dichiarato Philip Luther, vicedirettore per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

‘È evidente che il presidente Bashar al-Assad non vuole fermare le sue forze di sicurezza, pertanto le Nazioni Unite devono agire in modo deciso per porre fine a questa violenta campagna di repressione. Dovrebbero come minimo imporre un embargo sulle armi, congelare gli assetti patrimoniali del presidente al-Assad e di altri funzionari sospettati di crimini contro l’umanità, e deferire la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale’.

Un mese fa le truppe siriane avevano abbandonato la città di Hama – punto centrale delle proteste per le riforme degli ultimi mesi -ma sono tornate nei giorni scorsi.

Le truppe e i carri armati hanno cercato di rientrare nella città ieri mattina presto, attaccando le aree residenziali con proiettili e raffiche di mitra. Decine di residenti sono morti mentre cercavano di fermare l’avanzata delle truppe. Le persone del posto avrebbero seppellito i cadaveri nella zona.

In altre parti della Siria, compresa la città orientale di Dayr al-Zor dove ieri ci sono state intense sparatorie, gli scontri con le forze di sicurezza avrebbero provocato 11 morti.

Un attivista per i diritti umani ha riferito ad Amnesty International che alcuni membri del personale di sicurezza avevano ucciso o sequestrato sia a Hama che a  Dayr al-Zor.

Un impiegato di uno dei quattro ospedali di Hama ha informato Amnesty International che presso la struttura da ieri sono arrivati 19 cadaveri: 18 civili e un agente di polizia. Tutti riportavano segni di colpi alla testa e al petto.

L’agente di polizia, Mahmoud ‘Abboud, stava facendo da mediatore tra i manifestanti e la stazione di polizia della città, quando è stato colpito alla testa e portato in ospedale dai manifestanti.

Secondo l’agenzia di stampa statale Sana, ‘gruppi armati’ a Hama e a Dayr al-Zor avrebbero colpito a morte sei membri dell’esercito e delle forze di sicurezza e attaccato la proprietà pubblica e privata. L’agenzia ha anche riportato che il presidente siriano al-Assad ha elogiato le truppe per ‘aver contrastato i nemici della Siria’ durante le operazioni della settimana, che ha coinciso con l’inizio del mese santo musulmano del Ramadan.

Amnesty International ha ricevuto i nomi di 1500 persone che si ritiene essere state uccise da quando le proteste per le riforme hanno avuto inizio, a metà marzo. Molti manifestanti e residenti sarebbero stati uccisi da proiettili esplosi dalle forze di sicurezza e dall’esercito.

Migliaia di manifestanti sono stati arrestati sulla scia delle proteste, molti tenuti in isolamento, altri sarebbero stati torturati o maltrattati mentre erano in custodia e in alcuni casi sono morti. In base alle sue ricerche, Amnesty International ha concluso che i crimini commessi equivalgono a crimini contro l’umanità perché a quanto pare sono parte di un attacco esteso e sistematico contro la popolazione civile.

Amnesty International ha ripetutamente chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di deferire la situazione in Siria alla Corte penale internazionale, come è stato fatto per la Libia a giugno dopo le violente proteste nel paese.

‘Il Consiglio di sicurezza avrebbe dovuto fare passi concreti già da tempo per porre fine alla sanguinosa repressione in Siria che continua a costare innumerevoli vite durante le proteste pacifiche’ – ha concluso Luther.

 

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Leggi l’approfondimento sulla situazione in Medio Oriente e Africa del Nord

FINE DEL COMUNICATO                                                                        Roma, 1 agosto 2011

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