Siria, in Italia Naila al-Abbasi: la sorella Rania con tutta la sua famiglia é vittima di sparizione forzata - Amnesty International Italia

Siria, in Italia Naila al-Abbasi: la sorella Rania con tutta la sua famiglia é vittima di sparizione forzata

15 dicembre 2015

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É in visita in Italia Naila al-Abbasi: siriana, vive attualmente in Arabia Saudita, dove continua a esercitare la professione medica. Impegnata in numerosi incontri pubblici e istituzionali promossi da Amnesty International Italia nell’ambito della maratona globale di raccolta firme ‘Write for Rights 2015’, intende sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sparizioni forzate in Siria, che avvengono quotidianamente sia ad opera delle forze di sicurezza governative sia del gruppo armato ‘Stato islamico’.

La sorella di Naila, Rania al-Abbasi, era un’affermata dentista di Damasco, in Siria, e madre di sei figli – Dima, Entisar, Najah, Alaa, Ahmed e Layan – tutti in età compresa tra i tre e i 15 anni. Il 9 marzo 2013, agenti del governo siriano si presentarono a casa sua e arrestarono suo marito. Il giorno dopo tornarono e razziarono denaro, gioielli, automobili e documenti. Due giorni dopo, tornarono ad arrestare lei, i suoi sei figli e la sua segretaria. Di loro, da allora, non si hanno più notizie. Le autorità siriane non hanno fornito alcuna ragione per il loro arresto, né hanno reso pubblica alcuna informazione sul luogo e sulle condizioni della loro detenzione.

Naila ancora oggi non riesce a spiegarsi perché siano stati arrestati: ‘Rania non apparteneva ad alcun partito di opposizione e non è mai andata ad alcuna manifestazione. Era sempre disponibile ad aiutare gli altri.’ – ha raccontato ad Amnesty International.

‘Rania aveva il visto per sé e per l’intera famiglia per lasciare il paese in qualunque momento avesse voluto, ma quando le rivolte iniziarono, non volle partire. Pensò che fossero salvi perché non avevano partecipato ad alcuna attività politica né appartenevano ad alcun partito… Rania giocava a scacchi a livello agonistico e per molti anni ha rappresentato la Siria nelle competizioni regionali e internazionali. Aveva valorizzato il gioco degli scacchi in Siria e ricevuto anche un riconoscimento da Basil al-Assad [fratello dell’attuale presidente siriano Bashar al-Assad]. Era molto popolare fra i suoi pazienti e colleghi, perché era dinamica e molto brava nel suo lavoro.’
– ha aggiunto Naila al-Abbasi. ‘Non riesco a dormire. Continuo a pensare: starà bene? I suoi figli avranno fame? Saranno calmi o staranno urlando e piangendo? Ci penso tutta la notte.’

Con l’intensificarsi della crisi in Siria, c’è stato un enorme aumento della brutalità in tutto il paese. Decine di migliaia di persone risultano scomparse dopo essere state arrestate dalle forze di sicurezza governative o catturate da gruppi armati. La tortura in custodia è praticata regolarmente e si ritiene che abbia causato la morte di migliaia di persone. Il governo siriano ha altresì sinora ignorato la risoluzione delle Nazioni Unite del 2014 che chiede la cessazione delle sparizioni forzate.

In un recente rapporto Amnesty International ha denunciato la vasta scala e la natura cinicamente organizzata delle decine di migliaia di sparizioni forzate avvenute negli ultimi quattro anni ad opera del governo siriano. Il documento intitolato ‘Tra la prigione e la tomba. Sparizioni forzate in Siria’ rivela come lo stato stia approfittando delle massicce e sistematiche sparizioni forzate, veri e propri crimini contro l’umanità, attraverso un insidioso mercato nero nel quale i familiari disperatamente alla ricerca dei loro cari vengono sfruttati economicamente in modo spietato. La scala delle sparizioni è agghiacciante. La Rete siriana per i diritti umani ha documentato almeno 65.000 casi dal 2011, 58.000 dei quali riguardanti civili. Gli scomparsi vengono di solito trattenuti in prigioni sovraffollate, in condizioni terribili, tagliati fuori dal mondo esterno. Molti muoiono a causa delle malattie e della tortura o sono vittime di esecuzioni extragiudiziali.

Nel corso della sua visita in Italia, Naila al-Abbasi terrà un’audizione presso la Commissione Diritti umani del Senato e sarà ricevuta dal Ministero degli Affari Esteri.