Siria: l'Onu deve agire immediatamente! - Amnesty International Italia

Siria: l’Onu deve agire immediatamente!

7 giugno 2011

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Amnesty International ha condannato la brutalità delle forze di sicurezza siriane nei confronti dei manifestanti in uno dei weekend più sanguinosi degli ultimi mesi, durante il quale oltre 120 persone sarebbero state uccise.

Amnesty International ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di condannare queste uccisioni in vista della sua votazione sulla violenta repressione in Siria, che dovrebbe aver luogo questa settimana. Il Consiglio di sicurezza deve intraprendere un’azione decisa e deferire la situazione in Siria alla Corte penale internazionale.

L’organizzazione per i diritti umani è a conoscenza dei nomi di 54 persone presumibilmente uccise dalle forze di sicurezza sabato 4 e domenica 5 giugno. Quarantatré, comprese alcune che partecipavano a un funerale, sono state uccise sabato 4 giugno nella città di Jisr al Shughur, nel nord-ovest del paese. Anche diversi soldati sarebbero stati uccisi, ma le circostanze della loro morte non sono note.

Venerdì 3 giugno, almeno 69 persone, sono state uccise ad Hama, città nel centro del paese, quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulle manifestazioni ‘Venerdì dei bambini’, organizzate in onore di decine di bambini uccisi nelle recenti manifestazioni.

Sempre venerdì 3 giugno, si sono svolte manifestazioni in 200 località, è stata questa probabilmente la più grande mobilitazione finora. Le proteste sono state galvanizzate dal brutale decesso di Hamza al-Khateeb, un ragazzo di 13 anni, che sarebbe morto a causa delle torture subite mentre si trovava in detenzione segreta.

Dall’inizio delle protese, le forze di sicurezza siriane hanno portato avanti una violenta campagna contro i manifestanti.
Amnesty International ha redatto una lista di 986 persone uccise dalle forze di sicurezza siriane nelle ultime 11 settimane. Migliaia sono state arrestate e molte detenute in incommunicado.

Sono molto frequenti le notizie di torture durante la custodia e Amnesty International è in possesso dei nomi di 17 persone che sarebbero morte a causa di questi trattamenti.

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