Siria: nella Ghouta orientale le forze governative attaccano i civili con bombe a grappolo - Amnesty International Italia

Siria: nella Ghouta orientale le forze governative attaccano i civili con bombe a grappolo

30 novembre 2017

28 novembre 2016

Tempo di lettura stimato: 11'

Siria, Amnesty International accusa: nella Ghouta orientale le forze governative attaccano i civili con bombe a grappolo, vietate dal diritto internazionale, di fabbricazione sovietica

Amnesty International ha rivelato oggi che il sempre più frequente ricorso, da parte delle forze governative siriane, a bombe a grappolo di fabbricazione sovietica per compiere attacchi indiscriminati e diretti contro la popolazione civile nella Ghouta orientale ha causato la morte di almeno 10 civili e, insieme al rafforzamento dell’assedio, ha portato a un punto di non ritorno la crisi umanitaria nella zona, controllata dai ribelli, alla periferia di Damasco.

L’organizzazione per i diritti umani ha intervistato cinque persone attualmente sotto assedio nella Ghouta orientale, tra cui attivisti e medici, che hanno descritto una situazione in grave peggioramento a causa dell’aumento dei bombardamenti a partire dal 14 novembre.

“Il governo siriano sta commettendo crimini di guerra su scala epica nella Ghouta orientale. Usando la consueta, brutale strategia di assedio e bombardamenti delle aree civili già impiegata ad Aleppo, Daraya e in altre roccaforti dei ribelli, costringe la popolazione a scegliere tra la fame e la resa”, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche e dell’advocacy per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

“Considerati anche i tassi elevati e in aumento di malnutrizione, le forze siriane devono cessare immediatamente l’assedio illegale della Ghouta orientale e consentire pieno accesso alle organizzazioni umanitarie prima che questa situazione già catastrofica produca altre vittime civili”, ha aggiunto Luther.

Attacchi contro la popolazione civile e gli obiettivi civili

Le immagini diffuse dagli attivisti della Ghouta orientale, verificate dagli esperti in armamenti di Amnesty International, mostrano resti di bombe a grappolo riferiti ad attacchi avvenuti negli ultimi 10 giorni, tra cui in particolare uno del 19 novembre.

Nelle immagini si vedono bombe a grappolo di fabbricazione sovietica contenenti fino a 10 sub-munizioni. Secondo gli Osservatori sulle mine terrestri e le bombe a grappolo, la comparsa in Siria di questi ordigni risale al settembre 2015, ossia all’inizio degli attacchi missilistici della Russia contro i gruppi antigovernativi.

Questi armamenti sono vietati in oltre 100 paesi a causa della loro natura indiscriminata, che espone a enormi pericoli i civili.

“Da quando ha iniziato l’assedio, alla fine del 2012, il governo siriano ha mostrato profondo disprezzo per la vita di centinaia di migliaia di persone della Ghouta orientale. Ma la recente escalation degli attacchi, chiaramente diretti contro la popolazione civile e le infrastrutture civili, grazie all’uso di bombe a grappolo vietate a livello internazionale, è terrificante”, ha commentato Luther.

“Circa 400.000 civili cercano di sopravvivere ai bombardamenti quotidiani, spesso portati avanti più volte al giorno, senza poter avere accesso al cibo e alle cure mediche”, ha sottolineato Luther.

Gli attivisti intervistati da Amnesty International hanno riferito che le forze governative siriane hanno anche attaccato le zone abitate con ordigni imprecisi e improvvisati chiamati “razzi elefante”, dal suono che emettono quanto vengono lanciati.

Secondo il Centro di documentazione sulle violazioni in Siria, un gruppo di monitoraggio locale, tra il 14 e il 26 novembre 97 civili sono stati uccisi in attacchi aerei e terrestri delle forze governative.

Amnesty International ha intervistato due persone che hanno assistito all’attacco delle forze governative con bombe a grappolo contro il quartiere fittamente popolato di al-Quawtli, nei pressi della Grande moschea di Douma.

Mustafa, un volontario della difesa civile che presta soccorso dopo i bombardamenti delle forze governative, ha assistito all’attacco del 19 novembre contro un mercato pieno di persone:

“Ho avvertito il lancio del razzo perché la base militare è poco distante. Ho visto coi miei occhi quelle piccole bombe paracadutate dall’alto e 10 secondi dopo una serie di esplosioni. Dopo, i bombardamenti sono proseguiti ma il suono era differente. Sono accorso sul posto: c’erano feriti ovunque, uomini donne e bambini, alcuni dei quali poi sono morti”.

Amnesty International ha analizzato quattro video in cui si asseriva che le esplosioni dalle parti della Grande moschea di Douma erano state causate da bombe a grappolo e ha verificato che le immagini dei paracaduti usati per l’atterraggio delle bombe a grappolo erano state effettivamente riprese a Douma.

Muhammad, un media-attivista, ha assistito a un attacco che ha colpito due palazzi di edilizia civile:

“I missili hanno colpito i due edifici nei pressi di un mercato che di solito è pieno di negozi aperti e di bambini che giocano. Ho visto i volontari della difesa civile portare via il corpo di una bambina di circa sei anni, di nome Ghina. I suoi familiari sono sopravvissuti, lei no. Era in uno dei due edifici colpiti. Per fortuna, l’attacco aereo non ha centrato il mercato altrimenti il numero delle vittime sarebbe stato maggiore”.

Il peggioramento della crisi umanitaria

Da quando, nel febbraio 2017, le forze governative hanno assunto il controllo delle aree di al-Qaboun e Barze, confinanti con la zona di Harasta, i tunnel che per anni avevano garantito un minimo afflusso di cibo, acqua e medicinali alla popolazione assediata sono stati chiusi.

La situazione umanitaria nella Ghouta orientale è così rapidamente precipitata: i prezzi dei generi alimentari sono saliti alle stelle e le scorte di medicinali negli ospedali sono andate esaurendosi. Il 3 ottobre il governo siriano ha ulteriormente inasprito l’assedio, chiudendo il checkpoint di al-Wafideen, l’ultimo punto d’ingresso aperto per Douma.

Muhammad, il media-attivista citato in precedenza, ha descritto ad Amnesty International gli strenui tentativi dei medici per curare i feriti e combattere la malnutrizione.

“La gente da fuori pensa che stiamo esagerando, ma non è vero. Il cibo scarseggia. Io e mia moglie abbiamo dovuto dimezzare la quantità di cibo giornaliera. Non è possibile comprare generi alimentari coi prezzi di oggi, quattro volte superiori a prima”.

Secondo il rapporto sulla sicurezza alimentare pubblicato il 22 novembre dall’Organizzazione mondiale della salute, intorno alla metà del mese 700 grammi di pane costavano nella Ghouta orientale 85 volte di più che a Damasco, che si trova a soli 15 chilometri di distanza.

Hoda, una dottoressa che lavora in uno degli ospedali da campo della Ghouta orientale, ha descritto in questo modo la crisi della malnutrizione:

“Gli ospedali fanno affidamento sui convogli umanitari, che però vengono fatti entrare raramente. L’ultimo è entrato a Kaferbatna [un’area della Ghouta orientale] un mese fa e c’erano pochissimi prodotti medici. Abbiamo bisogno di gasolio, anestetici, ossigeno, antibiotici perché le scorte stanno davvero finendo”.

“I bambini sono quelli che soffrono maggiormente. Ne stiamo ricevendo tanti, affetti da malnutrizione. Hanno bisogno di mangiare sia per recuperare energie che per rafforzare il loro sistema immunitario. Le loro famiglie però non ce la fanno a comprare da mangiare così sono costretti a mangiare orzo, che è più economico, una volta al giorno. Nient’altro”.

“Non ci sono casi di morte per malnutrizione ma tutti i bambini che riceviamo sono scheletrici, pelle e ossa. Un bambino di 10 mesi pesava 800 grammi. Senza eccezione, sono tutti sotto peso”.

A ottobre l’Unicef ha dichiarato che 232 bambini della Ghouta orientale soffrivano di una grave forma di malnutrizione acuta.

“La Russia, in quanto coinvolta nel conflitto, ha la responsabilità specifica di assicurare che il governo siriano suo alleato ponga fine a questo assedio illegale e cessi di commettere crimini di guerra. Anche altri stati devono usare la loro influenza per convincere la Siria a far entrare senza impedimenti gli aiuti umanitari imparziali, nella Ghouta orientale così come nelle altre aree sotto assedio”, ha concluso Luther.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 30 novembre 2017

Per maggiori informazioni:

Nell’agosto 2015, Amnesty International ha pubblicato un rapporto che documenta l’assedio illegale della Ghouta orientale e gli attacchi contro obiettivi civili: “Left to die under siege” disponibile onlne all’indirizzo: https://www.amnesty.org/en/documents/mde24/2079/2015/en/

Nel novembre 2017, ha pubblicato un rapporto sugli sfollamenti di massa all’interno della Siria, rivelando la strategia del governo di assedi prolungati con l’obiettivo di sfollare forzatamente la popolazione locale: “O andiamo via o moriamo” disponibile online all’indirizzo:  

https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2017/11/13093944/MDE2473092017ENGLISH.pdf

Amnesty International ha documentato violazioni e abusi da parte di tutte le parti in Siria sin dall’inizio della crisi. Ha inoltre invitato tutti gli stati per anni a interrompere immediatamente l’uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio di munizioni a grappolo e ad aderire alla Convenzione sulle munizioni a grappolo del 2008 (CCM).

Per interviste:

Amnesty International Italia – Ufficio Stampa

Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it