Siria: prove di decessi in custodia - Amnesty International Italia

Siria: prove di decessi in custodia

20 giugno 2011

Tempo di lettura stimato: 7'

Nuove informazioni ricevute da Amnesty International nei giorni scorsi indicano che otto uomini, i cui corpi sono stati consegnati alle famiglie alla fine di maggio, sono deceduti in carcere dopo essere stati arrestati durante la repressione militare del mese scorso nella città di Tell Kalakh, nell’ovest della Siria.

Secondo le testimonianze raccolte da Amnesty International, i corpi degli otto uomini presentavano segni di possibili torture e di mutilazioni dopo il decesso.

I fratelli Majd e al-So’dat al-Kurdy, Abd al-Rahman e Ahmed Abu Libdeh, Mohamed Adel Halloum, Kifah Haidar, Oqba al-Sha’ar e Mohamed al-Rajab – quasi tutti ventenni – sono stati catturati da forze militari siriane il 17 maggio insieme a decine di altri uomini durante un’operazione militare a Tell Kalakh, che ha avuto inizio il 14 maggio.
Il giorno prima, gli otto uomini avevano lasciato le loro case e si erano nascosti dopo aver visto i soldati arrestare e picchiare altre persone dei loro quartieri.

Secondo le testimonianze,  gli otto uomini si trovavano al piano superiore di un’ abitazione nel quartiere al-Sharqi di Tell Kalakh, vicino al confine col Libano, quando i soldati sono arrivati e hanno ordinato loro di uscire. Majd al-Kurdy, Abd al-Rahman Abu Libdeh, Mohamed Adel Halloum e Mohamed al-Rajab avrebbero deciso di consegnarsi per primi, dicendo ai loro amici di restare nascosti. Mentre aprivano la porta, i soldati hanno aperto il fuoco, ferendo Majd al-Kurdy a una mano e Abd al-Rahman Abu Libdeh alla spalla. Mohamed Adel Halloum e Mohamed al-Rajab sono caduti, ma non è chiaro se sono stati feriti anche loro.

So’dat al-Kurdy , Ahmed Abu Libdeh , Kifah Haidar e Oqba al-Sha’ar  sono corsi al piano di sotto per verificare cosa fosse accaduto. I soldati avrebbero sparato anche a loro, che sono caduti a terra. Non è chiaro se sono caduti perché raggiunti da colpi di arma da fuoco o se hanno cercato di proteggersi; Ahmed Abu Libdeh sembrava abbia perso coscienza perché era stato colpito alla vita.

Mentre erano a terrai soldati li hanno picchiati coi fucili, nonostante fossero feriti e supplicassero loro di fermarsi. Successivamente li hanno trascinati fuori, continuando a picchiarli, hanno  legato loro le mani con fascette di plastica e li hanno bendati prima di portarli via.

Circa due settimane dopo, i familiari sono stati contattati dalle autorità attraverso funzionari locali che hanno chiesto loro di presentarsi in un ospedale militare di Homs per identificare i cadaveri degli otto uomini. Non hanno dato alcuna spiegazione sulle circostanze della loro morte.  Poco dopo, i cadaveri sono stati restituiti in sacchi di nylon alle famiglie per la sepoltura.
I corpi di Majd e So’dat al- Kurdy sono stati consegnati alla famiglia e sepolti il 29 maggio, quelli di Abd al-Rahman e Ahmed Abu Libdeh il giorno successivo, quelli di Kifah Haidar, Mohamed Adel Halloum e Oqba al-Shaar il 31 maggio e quello di Mohamed al-Rajab i primi di giugno.

Amnesty International ha intervistato persone che hanno partecipato ai funerali: queste hanno singolarmente rilasciato testimonianze molto simili sui segni che i corpi, che hanno potuto vedere quando hanno aperto i sacchi di nylon, presentavano.

I cadaveri di Maid  e So’dat Majd al-Kurdy avevano tagli sul petto, grandi lividi sulle cosce e ferite, provocate molto probabilmente da colpi di arma da fuoco, dietro le gambe. Secondo tre testimoni, il pene di Majd al-Kurdy è stato tagliato; uno di loro ha visto il corpo mentre i nonni lo deponevano nella bara fuori casa, gli altri due mentre veniva preparato per la sepoltura al cimitero.

Due testimoni intervistati singolarmente da Amnesty International hanno raccontato che la pelle sul lato destro del volto di Kifah Haidar  sembrava ustionata o strappata e aveva una ferita da proiettile sul petto. I corpi di Mohamed Adel Halloum e Abd al-Rahman Abu Libdeh presentavano segni profondi sul petto, che sembravano tagli causati da oggetti pesanti.

I partecipanti ai funerali hanno riferito di aver evitato di lavare i corpi in conformità al rito islamico perché erano  già in decomposizione e, in alcuni casi, erano già mangiati dai vermi.

Le circostanze della morte degli otto uomini rimangono poco chiare. A quanto pare, al  momento dell’arresto erano vivi, anche se alcuni feriti in modo grave. Quasi due settimane dopo, le loro famiglie hanno visto i cadaveri degli uomini in un ospedale militare di Homs.

Ci sono diverse informazioni sulla tortura e altri maltrattamenti e decessi in custodia in circostanze sospette in Siria nelle ultime settimane. Amnesty International è seriamente preoccupata del fatto che gli uomini siano morti a causa delle torture e degli altri maltrattamenti subiti e che i loro corpi siano stati mutilati dopo la morte. Questi e altri episodi devono essere indagati in modo completo, imparziale e indipendente e i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia.

Ulteriori informazioni

Il 16 e 17 maggio, a Tell Kalakh ci sono stati arresti di massa quando l’esercito siriano, accompagnato dalle forze di sicurezza, è entrato nella città irrompendo di casa in casa. Alcune persone sono state arrestate ai posti di blocco lungo le strade che portano fuori dalle città, da cui la gente fuggiva.

Nelle ultime due settimane, alcuni uomini sono stati rilasciati e sono tornati a Tell Kalakh, ma altri rimangono detenuti in incommunicado.

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