Siria: “Sette anni di catastrofico fallimento della comunità internazionale” - Amnesty International Italia

Siria: “Sette anni di catastrofico fallimento della comunità internazionale”

15 marzo 2018

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Siria, Amnesty International: “Sette anni di catastrofico fallimento della comunità internazionale”

In occasione del settimo anniversario del conflitto siriano, Amnesty International ha chiesto alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità e di agire con urgenza per porre fine alla sofferenza di milioni di siriani e al sanguinoso assalto ai civili assediati nella Ghuta orientale e ad Afrin.

“Il catastrofico fallimento della comunità internazionale, concretizzatosi nell’assenza di azioni efficaci per proteggere la popolazione della Siria, ha consentito alle parti in conflitto, soprattutto al governo siriano, di compiere crimini di guerra e contro l’umanità nella completa impunità, spesso con l’assistenza di poteri esterni, particolarmente quella della Russia. Ogni anno pensiamo che sia impossibile infliggere ulteriore sofferenza alla popolazione civile e ogni anno le parti in conflitto ci ricordano che siamo in errore”, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

“Proprio ora nella Ghuta orientale 400.000 uomini, donne e bambini che subiscono da sei anni un assedio illegale da parte del governo, sono ridotti alla fame e sottoposti a bombardamenti indiscriminati da parte del governo siriano, col sostegno della Russia. Solo negli ultimi due mesi sono stati uccisi oltre 600 civili. Dopo che il governo siriano aveva devastato Aleppo Est con simili tattiche illegali, la comunità internazionale aveva detto ‘mai più!’. E invece ci siamo di nuovo. In rappresaglia, l’opposizione armata ha bombardato indiscriminatamente due villaggi nella zona di Idlib, che tiene sotto assedio dal 2014. Ad Afrin, intanto, centinaia di curdi siriani sono stati costretti a fuggire a causa degli attacchi del governo turco e dei gruppi dell’opposizione armata siriana impegnati a conquistare la città”, ha proseguito Maalouf.

“Le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sono state ripetutamente ignorate e violate da parte del governo siriano e degli altri attori in conflitto. Tutto questo deve finire. Il Consiglio di sicurezza deve far rispettare le sue risoluzioni, che chiedono la fine degli attacchi e degli assedi illegali, e deve dire a chiare lettere che i responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità saranno chiamati a risponderne, deferendo la situazione della Siria alla procuratrice del Tribunale penale internazionale”, ha aggiunto Maalouf.

Amnesty International chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare i loro obblighi di diritto internazionale e consentire sia un passaggio sicuro ai civili che vogliono lasciare le aree sotto assedio che l’arrivo senza impedimenti degli aiuti umanitari.

“La morte ci seguirà ovunque andremo”: le voci dalla Ghuta orientale

Dal 18 febbraio il governo siriano e la Russia hanno intensificato la loro campagna di bombardamenti sulla Ghuta orientale, prendendo di mira civili e infrastrutture civili come gli ospedali e le scuole.

Negli ultimi giorni l’avanzata delle forze governative ha diviso la regione in tre parti, isolate le une dalle altre, peggiorando in questo modo la situazione dei civili che si trovano ora intrappolati in rifugi sotterranei senza alcun accesso a cibo, acqua e luce del giorno.

Un abitante di Duma ha raccontato ad Amnesty International che le forze governative hanno preso il controllo dei campi di grano, una fonte di cibo fondamentale per molte persone:

“Il governo siriano sa cosa sta facendo. Sa che sopravvivevamo grazie ai raccolti, soprattutto di grano. La cosa che mi fa impazzire è che ora i campi sono pieni di grano e che sarà il governo a beneficiarne”.

L’uomo ha poi commentato con disprezzo la promessa dei corridoi umanitari per consentire ai civili di fuggire dalla violenza:

“È la solita vergogna. Davvero s’immaginano che crediamo che ci faranno uscire in condizioni di sicurezza? Lo stesso governo che ci ha attaccato e bombardato ora dovrebbe proteggerci?”

Amnesty International ha poi parlato con un operatore sanitario, costretto per tre giorni a ripararsi in un rifugio sotterraneo nel quale, da tre settimane, vivono sua moglie e sua figlia:

“A causa dei bombardamenti non escono mai fuori alla luce del giorno. Il rifugio è affollatissimo, i bambini svengono a causa della mancanza d’ossigeno e delle malattie. La situazione è davvero tragica”.

Il direttore di un ospedale di Duma ha denunciato che molti pazienti non ricevono assistenza medica e che una donna affetta da insufficienza renale è morta mentre attendeva di effettuare la dialisi.

“È morta da sola nel suo letto. Aveva una quarantina d’anni. È morta perché non avevamo medicinali a sufficienza e il convoglio con le nuove scorte è arrivato troppo tardi”.

Un’operatrice umanitaria, intrappolata con decine di famiglie a Idlib, ha descritto la dura situazione che stanno affrontando:

“Dormiamo per terra, non ci sono finestre, non c’è ricambio d’aria, non c’è acqua, non c’è igiene. È terribile. Sento la gente tossire, soprattutto i bambini. A mia figlia, che ha due anni, manca l’aria. Anche a me. All’inizio avevano dell’ossigeno, poi è finito. Arrivano via via altre famiglie. A causa della mancanza di spazio, dobbiamo fare i turni per dormire”.

Come molti siriani, l’operatrice umanitaria ha espresso sfiducia nei confronti del governo:

“Sentiamo parlare di riconciliazione, ma non potrà mai accadere. Il governo ci odia. Se entrano nella Ghuta orientale, arresteranno mio marito, anche se non è un combattente. Lo prenderanno e lo costringeranno a combattere per il governo. La morte ci seguirà ovunque andremo. Non c’è alcun posto sicuro per noi, né Idlib né la Ghuta orientale”.

Ulteriori informazioni

 

Amnesty International ha denunciato le violazioni dei diritti umani in Siria sin dall’inizio della crisi, nel 2011, mettendo in luce la sofferenza delle vittime di sparizione forzata nelle prigioni governative così come la strategia “o la resa o la fame” applicata nelle aree assediate.

In questi sette anni oltre 400.000 persone sono morte e il numero dei feriti è persino maggiore. I rifugiati siriani sparsi nel mondo sono 5,6 milioni. Il governo siriano si è reso responsabile di 75.000 sparizioni forzate mentre i gruppi armati di opposizione e lo Stato islamico hanno rapito oltre 8000 persone.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 15 marzo 2018

L’appello da firmare per porre fine agli attacchi sui civili è online qui:

http://www.amnesty.it/appelli/siria-stop-al-bombardamento-civili-nella-ghouta-orientale/

Per interviste:

Amnesty International Italia – Ufficio Stampa

Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it