Siria: si annunciano riforme, si uccidono manifestanti - Amnesty International Italia

Siria: si annunciano riforme, si uccidono manifestanti

22 aprile 2011

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Amnesty International ha espresso apprezzamento per l’annuncio, da parte del governo siriano, della fine dello stato d’emergenza in vigore da 48 anni e dell’abolizione della famigerata Corte suprema per la sicurezza dello stato: due tra le principali richieste di migliaia di manifestanti che da settimane, e in forma largamente pacifica, sfidano coraggiosamente le pallottole delle forze di sicurezza.

Tuttavia, i provvedimenti annunciati dal governo di Damasco rischiano di essere parole al vento se non verrà fermata l’ondata in corso di uccisioni di manifestanti, circa 220 nell’ultimo mese.

Nei giorni che hanno preceduto l’annuncio del governo, sono stati uccisi almeno 26 manifestanti. Domenica 17 marzo, le forze di sicurezza hanno ucciso 17 persone a Homs e altre tre che prendevano parte a un funerale a Talbisah. Altri cinque manifestanti sono stati uccisi lunedì 18 marzo a Latakia. Un capo tribù, Muhammad al-‘Aliwi, è morto in carcere, sempre lunedì 18 marzo, probabilmente a causa delle torture subite.

Per ottenere quanto dichiarato dal governo siriano è stato pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane. I massacri devono cessare. Il presidente al-Assad deve agire con fermezza per fermare il bagno di sangue da parte delle sue forze di sicurezza e garantire che i responsabili saranno chiamati a rendere conto del loro operato, attraverso un’indagine indipendente che porti a incriminazioni e a condanne e fornisca riparazione alle vittime‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore per l’Africa del Nord e il Medio Oriente di Amnesty International.

Lunedì 18 marzo il ministero dell’Interno aveva attribuito i recenti eventi a ‘un’insurrezione armata da parte di gruppi armati appartenenti a organizzazioni salafite’.

Secondo Amnesty International, queste dichiarazioni costituiscono un alibi per giustificare le uccisioni di manifestanti pacifici e persone che prendevano parte ai funerali di manifestanti uccisi nei giorni precedenti. L’organizzazione per i diritti umani non ha riscontrato alcuna prova credibile a sostegno delle affermazioni del ministero dell’Interno.  La stragrande maggioranza delle proteste in favore delle riforme è stata pacifica.

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