Siria: una parodia della giustizia il processo a cinque curdi - Amnesty International Italia

Siria: una parodia della giustizia il processo a cinque curdi

15 dicembre 2009

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(16 dicembre 2009)

In occasione della riapertura del processo nei confronti di cinque esponenti della minoranza curda, Amnesty International ha chiesto l’abolizione della Corte suprema per la sicurezza dello stato. Il processo, ripreso martedì 15 dicembre, nei confronti di Monzer Resho, 16 anni al momento dell’arresto, Gewan Mohammed Ahmed, Hassan Khalil Qiddo, Khalil Dahli e Mannan Ahmed Sido non è indipendente né imparziale e non è in linea con gli standard internazionali sul giusto processo.

I cinque curdi sono accusati di far parte del Partito dell’unione democratica (Pyd), una formazione politica non autorizzata che, secondo l’accusa, si identifica con gli obiettivi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) della Turchia. Sono accusati, inoltre, di aver commesso atti di violenza durante una manifestazione svoltasi il 15 febbraio 2008 ad Aleppo, in occasione dell’anniversario dell’arresto del leader del Pkk, Abdullah Öcalan, da parte delle autorità turche.

Dopo il loro arresto nel 2008, i cinque imputati sarebbero stati detenuti in incommunicado per un lungo periodo. Amnesty International ha appreso che almeno un imputato non ha incontrato la sua famiglia per un anno. Non sono disponibili altre informazioni perché le famiglie degli imputati temono di esporli al rischio di pene più dure.

Attivisti della minoranza curda e altre persone sospettate di criticare o di opporsi al governo siriano sono stati torturati in passato o sottoposti a maltrattamenti durante mesi di detenzione trascorsi in incommunicado.

Gli imputati giudicati dalla Sssc spesso vengono condannati sulla base di ‘confessioni’ che, secondo le autorità, sarebbero state liberamente rese durante la detenzione pre-processuale. La Sssc generalmente le accetta senza verificarne l’attendibilità, anche quando gli imputati dichiarano che sono state estorte con la tortura o coi maltrattamenti e malgrado il ricorso alla tortura da parte dei servizi di sicurezza per ottenere le informazioni che vogliono sia notorio.

Nel mese di novembre, almeno altri cinque curdi sono stati processati dalla Sssc e hanno subito condanne fino a 12 anni per la loro presunta affiliazione al Pyd, dopo essere stati detenuti in incommunicado, nella maggior parte dei casi, almeno per 19 mesi. Nessuno di loro ha avuto accesso alla difesa prima del processo e anche nel corso delle udienze i contatti con i legali sono stati molti limitati.

Maggiori informazioni sono disponibili online