Slovacchia: l’illegittima segregazione etnica nelle scuole sta bocciando i bambini rom - Amnesty International Italia

Slovacchia: l’illegittima segregazione etnica nelle scuole sta bocciando i bambini rom

1 marzo 2017

Tempo di lettura stimato: 8'

I bambini rom della Slovacchia sono bocciati da un sistema discriminatorio di educazione primaria che continua a segregarli e a ostacolare seriamente la loro educazione, condannandoli a vivere in povertà ed esclusione, hanno dichiarato Amnesty International e il Centro europeo per i diritti dei rom (Ercc) in un nuovo rapporto pubblicato oggi.

Lezioni di discriminazione: la segregazione dei bambini rom nell’educazione primaria in Slovacchia rivela che né le riforme limitate, né le minacce di multe da parte dell’Unione europea per la violazione del diritto comunitario, hanno fatto molto per porre fine all’abituale pratica di collocare i bambini rom in classi o scuole separate. I bambini rom sono anche normalmente valutati come affetti da “malattie mentali lievi” e spediti in scuole speciali in cui la qualità dell’educazione è inferiore.

Quasi due anni dopo il procedimento di infrazione avviato dalla Commissione europea nei confronti della Slovacchia per la discriminazione e la segregazione in campo educativo, i bambini rom continuano a essere intrappolati in un circolo vizioso di povertà, marginalità e disperazione”, ha dichiarato il presidente dell’Ercc, Ðorđe Jovanović.

L’indegna  incapacità della Slovacchia a prendere di petto pregiudizi profondamente radicati nel sistema educativo sta segnando il futuro di generazioni di bambini rom fin dal momento in cui mettono piede in un’aula”.

Il rapporto, incentrato su quattro località della Slovacchia orientale, rivela che i bambini rom vengono inseriti  in classi o scuole segregate e composte di soli rom, o in classi e scuole speciali per bambini con “disabilità mentali”, che hanno piani di studio ridotti e limitate opportunità di carriera. Un altro fattore che contribuisce alla segregazione è il fatto che spesso i genitori di allievi non rom ritirano i propri figli dalle scuole in cui ritengono vi siano “troppi alunni rom”. Le autorità slovacche non hanno in essere alcun progetto o politica per affrontare questo fenomeno, noto come le “fughe bianche”.

La segregazione spesso inizia anche prima dell’ingresso nella scuola primaria, quando i bambini rom vengono abitualmente valutati come non pronti per l’educazione elementare e inseriti in classi preparatorie di “livello zero”.

Scarsa qualità educativa

L’educazione che gli alunni rom ricevono nelle scuole speciali e nelle classi segregate è di qualità così scarsa che pochi di essi sono attrezzati per continuare a frequentare la scuola oltre i 16 anni. I pochi che proseguono gli studi hanno ben poche scelte oltre alle scuole professionali, circostanza che riduce fortemente le loro future possibilità occupazionali.

In una delle località di cui si occupa il rapporto, i ragazzi rom che si erano iscritti in una scuola professionale privata gestita da un’azienda manifatturiera delle vicinanze hanno descritto come trascorrano la maggior parte del tempo assemblando spine elettriche che poi l’azienda rivende. Alle ragazze invece sono offerte lezioni di “donna pratica” (Praktická Žena) come parte di un programma nazionale in cui alle ragazze rom viene insegnato come diventare “buone casalinghe” con lezioni di cucina e lavori di casa.

I pregiudizi radicati e le basse aspettative verso i bambini rom da parte del personale insegnante ne ostacola ulteriormente le opportunità educative. Un’insegnante ha definito la scuola in cui lavora “un piccolo zoo”; un’altra ha detto che i rom “procreano tra di loro. L’incesto è molto frequente” e poi ha continuato descrivendo i sogni “irrealistici” dei suoi allievi:

Vogliono tutti diventare insegnanti o dottori … c’è un’enorme differenza fra quello che vorrebbero essere e quello che alla fine diventeranno. Soltanto i più grandi, soprattutto i ragazzi, sono più realistici e finiscono, per esempio, col fare i muratori.

Diagnosi errate

Il rapporto evidenzia un modello profondamente disturbante di pregiudizio culturale tra le persone incaricate di assegnare gli alunni alle scuole speciali, che ha provocato la valutazione errata nei confronti di decine di bambini rom. In una delle località visitate, circa un terzo dei bambini rom aveva avuto una diagnosi di “disabilità mentale lieve”. Una mamma rom intervistata ha raccontato lo shock subito quando suo figlio – che uno psicologo aveva giudicato “molto intelligente” – era stato inserito in una scuola speciale senza alcuna spiegazione.

I genitori hanno descritto come i bambini nelle scuole speciali spesso non sono autorizzati a portare a casa i libri di testo e abitualmente non ricevono compiti da svolgere a casa. Molti bambini rom parlano slovacco solo come seconda lingua e in questo modo le loro possibilità di partecipare alla vita della più ampia società che parla slovacco sono limitate. Vari genitori hanno raccontato che, durante le lezioni di lingua slovacca, ai bambini veniva spesso detto di disegnare e dipingere, mentre il padre di un ragazzo di 17 anni ha raccontato che quando il figlio ha finito la scuola speciale non era ancora capace di leggere, scrivere o parlare in slovacco.

Amnesty International e l’Errc sollecitano la Commissione europea a spingere la Slovacchia a conformare le proprie politiche al diritto comunitario contro la discriminazione razziale emanando una “opinione ragionata” contro la Slovacchia, che è l’ultimo atto prima di portare il paese in giudizio.

Il sistema educativo in Slovacchia fin dall’inizio va contro i bambini rom e li costringe a percorrere una traiettoria stretta e deprimente che serve solo a esacerbare e perpetuare il pregiudizio e il razzismo contro i rom”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore della ricerca su Europa e Asia centrale di Amnesty International.

La segregazione dei bambini rom non è solo allarmante, ma è anche illegittima. È questo, e non le elevate multe europee che altrimenti certamente arriveranno, che dovrebbe motivare le autorità slovacche a porre fine a questa pratica”.

Contesto

Ad aprile 2015 la Commissione europea ha iniziato una procedura di infrazione contro la Slovacchia per la presunta violazione delle norme comunitarie contro la discriminazione. La procedura è ancora in corso. Se la Slovacchia non si conformerà al diritto comunitario potrà essere oggetto di pesanti multe.