Sospendere la spedizione di gas lacrimogeni e di altre forniture alla Turchia - Amnesty International Italia

Sospendere la spedizione di gas lacrimogeni e di altre forniture alla Turchia

12 settembre 2013

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Amnesty International ha chiesto a tutti i paesi di sospendere i trasferimenti di gas lacrimogeni, veicoli blindati e proiettili alla Turchia fino a quando le autorità turche non potranno garantire il diritto di manifestazione pacifica e di libertà d’espressione.

La richiesta è arrivata dopo che, negli ultimi giorni, la polizia ha nuovamente usato grandi quantità di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere proteste – alcune delle quali violente – a Istanbul e in altre città della Turchia. La nuova serie di proteste è stata provocata dall’uccisione, in circostanze non chiarite, di un manifestante, Ahmet Atakan, nella provincia meridionale di Hatay, il 10 settembre. Secondo la polizia, Atakan è caduto da un palazzo, mentre testimoni oculari hanno riferito che l’uomo è stato colpito da una cartuccia di gas lacrimogeno.

La manifestazione di Hatay era stata convocata per protestare contro l’uccisione di un altro dimostrante, Abdullah Comert, a sua volta colpito da una cartuccia di gas lacrimogeno il 3 giugno.

‘La polizia turca ha ripreso a usare la forza in modo eccessivo nelle manifestazioni. Pertanto, è necessario che tutti i paesi sospendano i trasferimenti di gas lacrimogeni, di proiettili antisommossa e di veicoli blindati, fino a quando le autorità turche non avranno preso provvedimenti per evitare morti e feriti. Chiediamo ai governi di prendere posizione e fare pressione sulla Turchia affinché sia rispettato il diritto di manifestazione pacifica e si ponga fine all’abuso della forza’ – ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia.

Secondo fonti di stampa, la polizia turca ha fatto un ordine straordinario di equipaggiamento antisommossa, tra cui 100.000 candelotti di gas lacrimogeno e oltre 100 veicoli blindati. I gas lacrimogeni potrebbero essere spediti da Brasile, Corea del Sud, India e Usa, che avevano già rifornito la Turchia; in precedenza, altri paesi avevano fornito o avevano manifestato disponibilità a fornire materiali antisommossa alla Turchia, tra questi, Belgio, Cina, Hong Kong, Israele, Regno Unito e Repubblica Ceca. Altre fonti parlano di quantitativi superiori, affermando che la polizia turca avrebbe già acquistato, nel 2013, 150.000 cartucce di gas lacrimogeno, in linea col piano annuale di approvvigionamento.

Le nuove forniture andrebbero a ripristinare la dotazione di gas lacrimogeno, dopo che la polizia turca, durante le proteste iniziate a fine maggio, ha fatto ampio abuso di gas lacrimogeni e di altri irritanti chimici, come gli spray al peperoncino e i cannoni ad acqua, nonché di pallottole di plastica.

Secondo l’Associazione medica turca, nel corso delle manifestazioni iniziate alla fine di maggio sono stati feriti oltre 8000 dimostranti. Vi sono forti prove che tre delle cinque morti verificatesi nel contesto delle proteste di Gezi Park siano collegabili all’eccessivo uso della forza da parte della polizia.

Secondo gli organi d’informazione, nei primi 20 giorni di proteste la polizia turca ha impiegato 130.000 cartucce di gas lacrimogeno, quasi esaurendo l’approvvigionamento annuale.

Amnesty International e altre organizzazioni hanno denunciato, dal posto, come i gas lacrimogeni siano stati usati in modo inappropriato, in spazi chiusi, con gravi rischi per la salute.

‘A diversi mesi di distanza, le autorità turche devono ancora condurre indagini indipendenti e imparziali sul massiccio e abusivo ricorso alla forza da parte della polizia nei confronti di manifestanti pacifici a Istanbul e in altre città del paese’ – ha sottolineato Gardner.

‘I partner internazionali, inclusi gli stati dell’Unione europea, devono esercitare pressioni sulle autorità turche affinché i responsabili dell’uso eccessivo della forza e di ulteriori pratiche abusive siano processati e le forze di polizia siano addestrate in modo adeguato sulle modalità consentite dagli standard internazionali per rispondere alle proteste pacifiche’ – ha concluso Gardner.

 FINE DEL COMUNICATO       Roma, 13 settembre 2013

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