Spagna: Amnesty chiede annullamento della legge che consente espulsione senza giusto processo

Spagna: Amnesty chiede annullamento della legge che consente espulsione senza giusto processo

26 settembre 2018

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Spagna: Amnesty International chiede l’annullamento della legge che consente l’espulsione senza giusto processo

In vista dell’udienza che si terrà il 26 settembre presso la Corte europea dei diritti umani, nel corso della quale la Spagna esporrà le ragioni per cui è contraria a una sentenza emessa dalla stessa Corte nell’ottobre 2017 circa la violazione dei diritti di due cittadini africani espulsi verso il Marocco col mancato rispetto degli standard internazionali, Amnesty International ha chiesto al governo di Madrid di annullare con urgenza una disposizione della cosiddetta “Ley Mordaza” (o legge-bavaglio) che consente le espulsioni senza la possibilità di chiedere asilo o di valutare i rischi legati al ritorno da Ceuta e Melilla verso il Marocco.

“La decisione assunta dalla Spagna nel 2015 di legalizzare le espulsioni sommarie viola del tutto il diritto internazionale, che vieta agli stati di espellere persone senza considerare la loro situazione e di rimandarle verso paesi in cui possono rischiare di subire torture e maltrattamenti”, ha dichiarato Francesca Pizzutelli, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati.

Anche se il nuovo governo spagnolo si è impegnato a modificare la legge, siamo preoccupati che abbia deciso di contestare la sentenza della Corte europea dei diritti umani del 2017. Questa decisione, insieme alle continue espulsioni collettive verso il Marocco degli ultimi mesi, mettono in forte dubbio la volontà della Spagna di porre fine a questa prassi illegale”, ha aggiunto Pizzutelli.

Le persone oggetto della sentenza della Corte europea dei diritti umani, un cittadino della Costa d’Avorio e uno del Mali, nell’agosto 2014 avevano attraversato la frontiera tra il Marocco e l’enclave spagnola di Melilla. Arrestati dalla polizia spagnola, erano stati immediatamente respinti in Marocco.

In violazione del diritto internazionale, era stata loro negata l’opportunità di chiedere asilo e non erano stati valutati i rischi legati al ritorno in Marocco. Il loro istantaneo respingimento aveva anche reso impossibile fare appello contro la decisione e presentare ricorso a un tribunale spagnolo.

Amnesty International ha documentato un’escalation della repressione nei confronti dei migranti e dei rifugiati da parte delle autorità marocchine, che quest’anno hanno effettuato una serie di raid che hanno preso di mira migliaia di persone. Dalla fine di luglio, 5.000 persone sono state fermate, fatte salire a bordo di pullman e abbandonate in zone remote, al confine con l’Algeria o nel sud del paese.

Il governo spagnolo deve immediatamente annullare la disposizione che consente i respingimenti alla frontiera e porre fine alla prassi crudele e illegale di espellere migranti e richiedenti asilo in Marocco, dove ricevono scarsa se non nulla assistenza da parte delle autorità locali”, ha proseguito Pizzutelli.

Nei loro rapporti col Marocco, la Spagna e l’Unione europea devono dare priorità alla protezione dei diritti delle persone in movimento e alla creazione di un sistema d’asilo nel paese nordafricano”, ha concluso Pizzutelli.

Ulteriori informazioni

Il 3 ottobre 2017 la Camera della Corte europea dei diritti umani aveva giudicato la Spagna colpevole di aver violato i diritti dei due cittadini africani di essere liberi da espulsioni collettive e ad avere accesso a un rimedio efficace. Le autorità spagnole hanno deciso di opporsi alla sentenza ricorrendo alla Gran camera della Corte, che inizierà ad ascoltare le parti il 26 settembre.
Submission before the Grand Chamber by the AIRE Centre, Amnesty International, the Dutch Refugee Council, ECRE and the International Commission of Jurist (ICJ).

Submission before the Chamber of the European Court of Human Rights by The AIRE Centre, Amnesty International, the Dutch Refugee Council, ECRE and the International Commission of Jurist (ICJ)
FINE DEL COMUNICATO Roma, 25 settembre 2018

Per interviste:
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