Spagna vuole estradare un uomo in Kazakistan nonostante il rischio di tortura - Amnesty International Italia

Spagna vuole estradare un uomo in Kazakistan nonostante il rischio di tortura

10 novembre 2013

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La decisione dell’Alta corte spagnola di estradare in Kazakistan un richiedente asilo, nonostante ci siano prove convincenti che ciò lo porrebbe a rischio di tortura, viola il diritto internazionale e deve essere immediatamente rivista, ha dichiarato Amnesty International.

L’8 novembre, l’Audiencia Nacional, la più Alta corte spagnola, ha approvato la richiesta di estradizione di Aleksandr Pavlov,  37 anni, già capo della sicurezza per l’oppositore kazako Mukhtar Ablyazov, fuggito dal paese nel 2009.

Il ricorso a tortura e maltrattamenti in Kazakistan è ben documentato. Aleksandr Pavlov rischia realmente di subire tali abusi se venisse rimpatriato. La Spagna ha l’obbligo assoluto, secondo il diritto internazionale, di impedire che ciò avvenga’- ha dichiarato Julia Hall, esperta di Amnesty International di antiterrorismo e diritti umani.

‘Se la Spagna estraderà Aleksandr Pavlov, lo farà consapevole che c’è la probabilità che subisca dei danni. Qualunque cosa gli succederà in Kazakistan, sarà il risultato dell’azione spagnola’. La decisione finale sull’estradizione di Aleksandr Pavlov spetta ora al Consiglio dei ministri, che ha il potere di non tener conto della posizione della corte.

‘Il governo spagnolo non deve trasferire Aleksandr Pavlov in Kazakistan neppure se le autorità kazake fornissero assicurazioni diplomatiche che, una volta rimpatriato, non sarà torturato, maltrattato o sottoposto a processo iniquo. I precedenti dimostrano infatti che tali promesse si sono rivelate vane’ – ha aggiunto Julia Hall.

Aleksandr Pavlov è stato arrestato in Spagna nel dicembre 2012 dopo che il suo nome era stato inserito nella lista di persone ricercate dell’Interpol su richiesta delle autorità kazake. In seguito, il Kazakistan ne ha richiesto l’estradizione che è stata autorizzata il 23 luglio dalla seconda sezione penale dell’Audiencia Nacional e confermata l’8 novembre dalla corte in seduta plenaria.

In Kazakistan, Aleksandr Pavlov è accusato di ‘espropriazione o appropriazione indebita di proprietà affidategli’ e di ‘complotto per un attacco terroristico’. Lui e il suo avvocato sostengono che queste accuse siano inventate.

Amnesty International ha seguito diversi procedimenti giudiziari contro attivisti politici e della società civile kazaki per i quali l’incriminazione penale era connessa alle loro opinioni dissenzienti e ai loro legami con Mukhtar Ablyazov. Tali casi sono stati inficiati da violazioni del diritto a un giusto processo e si ritiene che le pressioni politiche abbiano avuto un ruolo nei verdetti finali di condanna.

L’ex datore di lavoro di Pavlov, Mukhtar Ablyazov, è fuggito dal Kazakistan nel 2009 e ha ottenuto lo status di rifugiato nel 2011 nel Regno Unito. Attualmente è detenuto in Francia in attesa di una decisione sulla sua estradizione in Ucraina o Russia. Se fosse inviato in uno di questi paesi, rischierebbe di essere poi trasferito in Kazakistan, dove rischierebbe tortura e altri maltrattamenti.

Il 31 maggio 2013, la moglie e la figlia di Mukhtar Ablyazov sono state illegalmente espulse dall’Italia e rimpatriate con la forza in Kazakistan, in violazione del diritto italiano e internazionale.

Tatiana Paraskevich, altra persona legata ad Ablyazov, è detenuta nella Repubblica Ceca, e che lei rischia l’estradizione in Ucraina o Russia, da dove potrebbe essere trasferita in Kazakistan con conseguente rischio di gravi violazioni dei diritti umani.

La tortura e i maltrattamenti sono metodi abituali di interrogatorio in Kazakistan e per punire i prigionieri condannati.
Secondo il diritto internazionale, tutti gli stati hanno l’obbligo assoluto di non rimandare alcuna persona in un paese in cui rischierebbe persecuzione o altri gravi abusi o violazioni dei diritti umani.