Sparatoria di Hanau: l'odio ha fatto altre vittime - Amnesty International Italia

Sparatoria di Hanau: l’odio ha fatto altre vittime

20 Febbraio 2020

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Commento di Federico Faloppa, linguista e docente universitario, collabora con Amnesty International Italia sul tema odio

La notte scorsa, ad Hanau, a 20 chilometri da Francoforte, l’odio ha fatto altre 11 vittime. 11 vite stroncate dalla lucida furia omicida di Tobias Rathien – questo il nome dell’attentatore quarantatreenne – che ha seminato il terrore in alcuni locali del centro città renana.

Il motivo sembra essere l’odio razziale e misogino, come lo stesso omicida ha fatto sapere attraverso una lettera e alcuni deliranti video postati sui social media. E come dimostra l’identità delle vittime: di origine turca, e molte donne.

La polizia tedesca sta ancora cercando di capire le dinamiche della strage, e le motivazioni che hanno spinto l’attentatore a uccidere undici persone e a ferirne gravemente altri cinque: pare infatti che Rathien non si sia mosso come altri terroristi prima di lui, né appartenga a una rete, né abbia fatto circolare “manifesti” come quello diffuso, ad esempio, dall’attentatore di Christchurch in Nuova Zelanda nel marzo dello scorso anno.

Una cosa però è certa: la cultura di estrema destra in Germania sta crescendo e si sta organizzando, anche nei Länder occidentali, finora immuni alla violenza e all’odio per motivi etnici, religiosi, di genere e identità sessuale.

Una rete di gruppi militari paramilitari di estrema destra è stata recentemente smantellata dalla polizia federale, e l’allerta è massima.

Ma il fenomeno sta assumendo un carattere nuovo anche per la legittimazione politica dell’AFD, il partito di destra che non solo sta acquistando sempre più consenso elettorale, ma pure una visibilità mediatica e istituzionale fino a pochi mesi fa impensata. Lo dimostrano le recenti dimissioni della segretaria della CDU Annegret Kramp-Karrenbauer, considerata fino a qualche giorno fa l’erede di Angela Merkel, a seguito dell’appoggio del suo partito al governatore liberale della Turingia, eletto anche con i voti dell’AFD.

Proprio il patto tra FDP, AFD e CSU ha scosso la politica e l’opinione pubblica tedesca negli ultimi giorni, per la legittimità che questo ha dato a una forza estremista e filo-nazista come l’AFD.

Nell’attesa di sapere se Tobias Rathien abbia agito da solo, la drammatica certezza è che i discorsi d’odio, a tutti i livelli, stanno trovando sempre più ampia circolazione in Germania, malgrado le severissime leggi contro l’odio online varate solo due anni fa dal parlamento federale. Il contrasto deve essere forte, costante, a tutti i livelli. L’AFD deve essere politicamente isolato, e le organizzazioni terroristiche di estrema destra smantellate senza indugio.

In caso contrario, ci ritroveremo presto a piangere altre vite, a non sapere come spiegare alle loro famiglie perché nella Germania e nell’Europa del 2020 si possa ancora uccidere – e morire – a causa dell’odio razziale e misogino, e del terrorismo che cresce e colpisce in suo nome.