Sri Lanka: affrontare le campagne di uccisioni - Amnesty International Italia

Sri Lanka: affrontare le campagne di uccisioni

15 giugno 2011

Tempo di lettura stimato: 6'

Lontano dagli sguardi delle telecamere e dai titoli dei giornali relativi alla cronaca di guerra di oggi, decine di migliaia di civili – forse addirittura 40.000 – sono stati uccisi nell’ultima terribile fase della guerra civile in Sri Lanka tra le brutali Tigri per la liberazione della patria Tamil e il governo dello Sri Lanka.

Nessun giornalista è stato ammesso nei pressi della zona di guerra, bloccato dal governo nel tentativo di nascondere al mondo le morti e la distruzione. Ma nell’era della telefonia mobile e della tecnologia digitale, nascondere la verità è difficile.

Il 14 giugno, l’emittente televisiva britannica Channel 4 ha diffuso in esclusiva una serie di scioccanti approfondimenti sulle ultime settimane del sanguinoso conflitto del 2009.  Channel 4 ha infatti realizzato il documentario ‘I campi della morte dello Sri Lanka’, disponibile online.

È possibile vedere le devastanti scene di truppe dello Sri Lanka che uccidono prigionieri, la scena del cadavere di una donna, appartenente alle Tigri Tamil, che, a  quanto pare, sarebbe stata violentata e uccisa. Le immagini mostrano come le Tigri Tamil abbiano cinicamente usato i civili come cuscinetto contro l’esercito, mostrano il bombardamento da parte delle forze dello Sri Lanka di ospedali affollati e accampamenti civili in aree che le autorità avevano, ironicamente, soprannominato ‘zone di sicurezza’.

Queste immagini rivelano le verità nascoste sui crimini contro l’umanità commesse da entrambe le parti, impegnate a conseguire la vittoria a ogni costo e, come  sembra, indifferenti alle sofferenze di coloro i cui destini si contrapponevano.

Le immagini inoltre sottolineano la necessità di chiamare a rispondere del loro operato i responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, di assicurare la stabilità di cui necessita la fase successiva a un conflitto così grave.  Se, come è stato dimostrato,  provare la verità è il primo passo verso la riconciliazione, perché si dovrebbe negare questo alla popolazione dello Sri Lanka?

Secondo un gruppo di tre noti esperti legali internazionali, nominati dal Segretario generale,  da maggio a giugno 2009 entrambi le parti in conflitto avrebbero commesso crimini di guerra e contro l’umanità. Queste conclusioni confermano quelle di Amnesty International. Ma nei due anni successivi alla conclusione della guerra, non è stata fatta giustizia. Questo può essere il momento di cambiare e la consapevolezza internazionale generata dal documentario ‘I campi della morte’ potrebbe essere il punto di svolta. Una mozione è stata presentata  alla Camera dei comuni, giovedì 9 giugno. Questo è un inizio, anche se tardivo.

Il gruppo di esperti dell’Onu ha proposto che solo un meccanismo internazionale di accertamento della responsabilità potrebbe indagare adeguatamente sulle gravi violazioni. Un simile meccanismo è fondamentale per evitare un precedente terrificante e negativo di una condotta che è illegale in tutto il mondo e per avere un organismo neutrale e indipendente che agisca per portare alla luce la verità, che deve essere al centro di una vera riconciliazione.

Coloro che difendono il governo dello Sri Lanka hanno argomentato che le morti di civili nel paese erano il prezzo necessario da pagare per la sconfitta delle Tigri Tamil – un gruppo considerato terroristico da molti governi – permettendo che si trascurassero le prove che vedono coinvolto il governo in crimini di guerra.

Ma il rapporto del gruppo di esperti dell’Onu è pubblico così come lo è il documentario ‘I campi della morte’.
Mentre Cina, Russia, Cuba e Pakistan continuano a sostenere le pretese di impunità dello Sri Lanka, altri governi influenti sono meno disposti.
La vicina India ha chiesto passi concreti verso la riconciliazione nel paese e soprattutto non è stata mai influenzata dalla rivoltante attrattiva esercitata dallo Sri Lanka a livello globale. Similmente, gli Usa hanno indicato che lo Sri Lanka non sarà escluso dalla responsabilità internazionale.  Molti governi del sud del mondo hanno anche espresso preoccupazioni rispetto alle prove emergenti di crimini di guerra e contro l’umanità.

Ban Ki- Moon ha indicato che potrebbe aprire un’indagine internazionale solo se il governo dello Sri Lanka acconsentisse o sulla base di una ‘decisione da parte degli stati membri’, in un contesto quale quello del Consiglio dei diritti umani o del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Sarebbe un momento triste per l’autorità e per la levatura morale del ruolo di Segretario generale, se egli dovesse autorizzare solo indagini approvate dal governo sotto esame.

L’Onu e i suoi stati membri devono agire ora per assicurare che quanto accaduto in Sri Lanka non sia accantonato e dimenticato.
Amnesty International spera che ‘I campi della morte dello Sri Lanka’ risvegli l’indignazione dell’opinione pubblica e faccia pressione sui governi affinché supportino una vera riconciliazione in Sri Lanka.

La giustizia può essere raggiunta e la ferita rimarginata solo se la comunità internazionale aprisse un’indagine internazionale e indipendente sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi nel paese. Questa storica opportunità deve essere colta, altrimenti il prezzo per tutti noi sarà intollerabilmente alto.