Sri Lanka, profughi intrappolati tra i militari e il monsone in arrivo - Amnesty International Italia

Sri Lanka, profughi intrappolati tra i militari e il monsone in arrivo

12 ottobre 2009

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(13 ottobre 2009)

Circa 250.000 cittadini dello Sri Lanka, attualmente bloccati nei campi di detenzione allestiti dall’esercito, rischiano di andare incontro a un disastro umanitario a causa delle piogge monsoniche in arrivo e del conseguente allagamenti dei luoghi dove sono detenuti.

Mesi dopo la fine del conflitto e l’allestimento dei campi nella provincia nordorientale di Vavuniya, le autorità srilanchesi devono ancora fornire i servizi fondamentali agli internati. I campi sono sovraffollati, i servizi igienici di base scarseggiano e le pesanti piogge di settembre hanno rovesciato cascate d’acqua sulle tende.

Una persona che è riuscita a fuggire dal campo di Chettikulam ha riferito ad Amnesty International che alcune donne sono state costrette a partorire all’aperto, di fronte a estranei. Il personale medico è presente solo poche ore al giorno e gli internati sono obbligati a fare lunghe file per essere visitati.

Le autorità hanno recentemente dichiarato che numerose persone sono state rilasciate, mentre ad Amnesty International risulta si sia trattato semplicemente di trasferimenti da un campo all’altro.

Dalla fine di maggio, migliaia di persone detenute nei campi sono state sottoposte a procedure di ‘filtraggio’ per verificare se fossero o meno ex combattenti delle Tigri per la liberazione della patria Tamil (Ltte).

I combattimenti tra l’esercito dello Sri Lanka e l’Ltte, andati avanti per oltre 25 anni, hanno conosciuto una drammatica escalation nei primi mesi del 2009 fino a marzo, quando il governo ha conquistato le aree controllate dall’Ltte. In totale, il conflitto ha provocato 409.000 sfollati, almeno 280.000 dei quali provenienti dalle zone sotto il controllo dell’Ltte. Gli sfollati, tra cui 50.000 bambini, sono stati trasferiti in 41 campi, allestiti in quattro province. Secondo il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ‘tra tutti i luoghi del genere che ho visitato, le scene peggiori le ho viste qui’.