Stati Uniti, messo a morte Troy Davis - Amnesty International Italia

Stati Uniti, messo a morte Troy Davis

21 settembre 2011

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Amnesty International ha condannato la decisione delle autorità della Georgia di mettere a morte Troy Davis.

Davis, 42 anni, nel braccio della morte dal 1991, è stato messo a morte con un’iniezione letale nella prigione di Jackson nella tarda serata di ieri, nonostante sussistessero forti dubbi sulla sua colpevolezza.

All’inizio della giornata, in Iran era stato impiccato in pubblico un ragazzo di 17 anni, condannato per l’omicidio di un noto atleta, nonostante il divieto internazionale di mettere a morte minorenni al momento del reato.

Tra le due esecuzioni, in Cina veniva messo a morte un cittadino pachistano giudicato colpevole di spaccio di stupefacenti, sebbene i reati di droga non ricadano nella categoria dei ‘crimini più gravi’ di diritto internazionale.

‘È stato un giorno terribile per i diritti umani nel mondo. Questi tre paesi si sono sfilati dalla tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte’ – ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettrice per le Americhe di Amnesty International.

‘I paesi che mantengono la pena di morte spesso si difendono sostenendo di agire in linea col diritto internazionale. Quanto è successo ieri lo smentisce clamorosamente’ – ha aggiunto Marengo.

Gli attivisti e le attiviste di Amnesty International stanno portando avanti un’intensa campagna contro la pena di morte. Negli ultimi giorni, avevano consegnato alle autorità della Georgia quasi un milione di firme per chiedere la commutazione della condanna di Davis. Manifestazioni si erano svolte in oltre 300 città di ogni parte del mondo, Italia compresa.

Davis era stato condannato a morte nel 1991 per l’omicidio dell’agente di polizia Mark Allen Macphail. Il processo si era basato essenzialmente sulle dichiarazioni di nove testimoni, sette dei quali avevano successivamente ritrattato denunciando, in alcuni casi, di aver subito pressioni da parte della polizia.

Alireza Molla-Soltani, impiccato di fronte a una numerosa folla a Karaj, era stato condannato a morte un mese fa per aver accoltellato Ruhollah Dadashi, un atleta molto popolare in Iran, nel corso di una rissa tra automobilisti. Molla-Soltani si era difeso sostenendo di aver agito in un momento di panico e per legittima difesa, dopo che Dadashi lo aveva aggredito.

Zahid Husain Shah, arrestato nel 2008 per spaccio di stupefacenti, è stato messo a morte in Cina con un’iniezione letale.

Infine, sempre negli Usa ma in Texas, è stato messo a morte Lawrence Brewer, per aver preso parte a un omicidio nel 1998.

Amnesty International si oppone alla pena di morte in ogni circostanza e senza eccezioni.

‘La pena di morte è il sintomo di una cultura di violenza e non il suo rimedio’ – ha sottolineato Marengo. ‘Le atroci esecuzioni di ieri rafforzeranno ancora di più l’impegno delle attiviste e degli attivisti di Amnesty International e di altre persone contro la pena capitale’.

Oltre agli Usa, alla Cina e all’Iran, la campagna di Amnesty International è concentrata sulla Bielorussia.

Amnesty International, insieme al Centro per i diritti umani ‘Viasna’, un’organizzazione non governativa bielorussa, chiede al presidente Lukashenko di sospendere immediatamente tutte le esecuzioni e di commutare le condanne di coloro che si trovano nel braccio della morte.

Da quando il paese è diventato indipendente, nel 1991, le esecuzioni potrebbero essere state persino 400.

Dopo che il 2009 era trascorso senza esecuzioni, nel 2010 sono state emesse tre condanne a morte e sono stati fucilati due prigionieri. Altre due esecuzioni avrebbero avuto luogo quest’anno a luglio ma le autorità non hanno confermato la notizia.

La Bielorussia è l’unico paese europeo e dell’ex Unione sovietica a eseguire ancora condanne a morte.

‘È il momento che Usa, Cina, Iran e Bielorussia riconoscano quanto sono isolati nel mondo’ – ha concluso Marengo.

FINE DEL COMUNICATO                 Roma, 22 settembre 2011

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