"Vi spiego perché sono un attivista della Task force osservatori"

“Ci ho messo la faccia e l’impegno: vi spiego perché sono un attivista della Task force osservatori”

19 febbraio 2019

Tempo di lettura stimato: 4'

È una cosa che mi fa sentire vivo. È un vero attivismo, si tratta di mettere la propria faccia a disposizione di un’organizzazione in cui si crede

Silvio è uno dei nostri preziosi attivisti che è entrato a far parte della task force Osservatori.

La Task Force Osservatori è un nuovo progetto che vede impegnato un gruppo di lavoro nell’osservazione, monitoraggio e la documentazione di determinate situazioni di gestione dell’ordine pubblico.

Gli osservatori rappresentano una delle risposte per contrastare il crescente aumento di odio che, come riportato nel nostro rapporto annuale, si è manifestato in Italia attraverso episodi di discriminazioneviolenzaviolazioni dei diritti umani.

Scopri di più e candidati ora

Silvio ci ha raccontato la sua esperienza in questo mondo nuovo, affascinante e complesso al tempo stesso.

Come hai deciso di diventare un osservatore della Task force?

Quando ho saputo del bando ho inviato subito la candidatura e la lettera di presentazione. Ho visto in questa task force un ottimo connubio tra scrittura, report e attivazione classica. Un attivismo applicato a situazioni di piazza dove si possono verificare dinamiche delicate. E poi, Amnesty è una causa in cui credo molto“.

Quali sono le situazioni più delicate che ti è capitato di monitorare?

La prima sicuramente, quando siamo stati presenti a Roma. Lì è stato un banco di prova. È stato stressante perché era una cosa che non si è mai fatta, non c’era nessuno esperto, ma è andata bene perché eravamo tutti con lo stesso spirito di aiuto reciproco. È servita come battesimo del fuoco.

L’elemento impegnativo e bello allo stesso tempo è stato il resoconto dei media di quanto avevamo registrato. Ci siamo sentiti molto partecipi della storia politica contingente.

Le altre occasioni sono state comunque molto tranquille e si sono svolte in maniera ordinata“.

Consiglieresti questa esperienza ad altri e perché?

Certo. È stata un’esperienza positiva. La consiglio a tutte quelle persone che vogliono darsi da fare sul campo e che vedono l’attivisimo in modo dinamico, combattivo. Non solo fare sensibilizzazione, lobby, ma scendere in campo, metterci la faccia, il logo. Mettere la propria faccia a disposizione di un simbolo di un’organizzazione in cui si crede: questo conta”.

La task force serve oggi più di ieri?

Servirà sempre di più. In America, come in altri Paesi, questa funzione di una forza neutrale è già attiva, in qualsiasi occasione, non solo nelle manifestazioni, nei cortei, negli sgomberi. Un ente neutrale che non prende le parti di nessuno ma solo dei diritti di tutti. Questa figura sarà sempre più necessaria“.

Il ruolo degli osservatori è delicato e impegnativo. Andrai avanti?

Sì, continuerò a farlo. Ci vuole impegno, sia sul momento che dopo, bisogna essere sempre pronti all’azione. È una cosa che mi fa sentire vivo. È un vero attivismo, una buona azione da fare. Spero di proseguire anche io con maggiore impegno.

Tramite l’esperienza e l’osservazione abbiamo realizzato dei codici di condotta e dei processi da seguire e quindi saremo in grado in futuro di istruire altre persone che non si sono approcciate a questa attività prima“.