The Lady, il film di Luc Besson su Aung San Suu Kyi - Amnesty International Italia

The Lady, il film di Luc Besson su Aung San Suu Kyi

15 marzo 2012

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Il 23 marzo è uscito nelle sale italiane ‘The Lady’, il film di Luc Besson col patrocinio della Sezione Italiana di Amnesty International. ‘The Lady’ racconta la vicenda umana e politica della leader birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, la figlia del padre dell’indipendenza della Birmania, leader della Lega nazionale per la democrazia e premio Nobel per la pace nel 1991.

Il 13 novembre 2010, Aung San Suu Kyi è tornata in libertà e all’impegno politico, dopo aver trascorso 15 dei 21 anni precedenti agli arresti domiciliari: dal 1989 al 1995, dal 2000 al 2002 e dal 2003 al 2010. Aung San Suu Kyi faceva parte di un totale di oltre 2200 prigionieri politici, in maggioranza prigionieri di coscienza, arrestati prevalentemente durante la cosiddetta ‘rivoluzione zafferano’ del 2007. Centinaia di questi, alla data del rilascio di Aung San Suu Kyi, erano stati trasferiti in carceri lontane rendendo ancora più difficili le visite di medici, avvocati e parenti e numerose erano le denunce di tortura.

Il 12 ottobre 2011, a seguito di un’amnistia sono tornati in libertà 120 prigionieri di coscienza, tra  cui Zaw Htet Ko Ko, esponente del Gruppo studentesco Generazione 88, in carcere dall’ottobre 2007 e l’attore, comico e autore di commedie Zarganar, imprigionato nel giugno 2008 per aver portato i soccorsi alle popolazioni colpite dal ciclone Nargis.

Per Zarganar si era mobilitato anche il mondo del cinema italiano. Dal 12 al 21 luglio 2011, nell’ambito della 41ma edizione del Giffoni Film Festival, il caso di Zarganar è stato proposto alla vastissima platea dei giurati che popolano la manifestazione internazionale di Giffoni Valle Piana. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, hanno partecipato con grande entusiasmo all’azione in suo favore attraverso una fotopetizione che li ritraeva con un ciak per chiederne la liberazione immediata. Anche Valentina Lodovini, Matteo Branciamore e Maurizio Casagrande, testimonial di Amnesty International durante il Festival, hanno sostenuto a gran voce il rilascio del celebre comico birmano.

Il 13 gennaio 2012, c’è stata la quarta e ultima, finora, amnistia da parte dell’attuale governo. Sono stati rilasciati 130 prigionieri politici tra i quali i noti dissidenti Htay Kywe e U Gambira, tra i leader della ‘rivoluzione zafferano’, U Khun Htun Oo (presidente della Lega nazionale per la democrazia dello stato di Shan) e il leader studentesco Min Ko Naing.

Queste quattro amnistie sono dei passi importanti, ma occorre fare molto altro!

Restano in carcere 1000 prigionieri di coscienza, condannati sulla base di norme vaghe, utilizzate sovente dalle autorità birmane per criminalizzare il dissenso politico e detenuti in condizioni agghiaccianti, con cibo e servizi igienici inadeguati e senza cure mediche. Inoltre, da decenni, le autorità di Myanmar ricorrono alla detenzione per ridurre al silenzio ogni forma di opposizione, cercando di blandire la comunità internazionale mediante riduzioni di pena e limitate amnistie periodiche.

Tra i casi citati in ‘The Lady’ anche quello di U Kyi Maung, membro della commissione esecutiva centrale della Lega nazionale per la democrazia è stato prelevato dalle forze di sicurezza dalla sua casa di Yangon nelle prime ore del mattino del 23 ottobre 1996, con l’accusa di coinvolgimento nelle proteste studentesche. U Kyi Maung è stato un prigioniero di coscienza dal 1990 fino a marzo 1995,quando venne rilasciato dalla prigione di Insein.

Ma anche il caso di U Win Tin, giornalista e figura di primo piano nella Lega nazionale per la democrazia arrestato nel 1989 ha ricevuto un’ulteriore condanna mentre era in prigione per la distribuzione di notizie e la raccolta di informazioni sulle violazioni dei diritti umani.

Infine, il caso di Ma Nilar Thein, attivista insieme al marito del Gruppo studentesco Generazione 88 è stata detenuta per 2 mesi nel 1991. Nel dicembre 1996 è stata nuovamente arrestata per aver partecipato a manifestazioni studentesche a Yangon. Successivamente è stata condannata a 10 anni di carcere.