Tra discriminazioni e buone prassi: le misure restrittive nella fase 1 dell'emergenza - Amnesty International Italia

Tra discriminazioni e buone prassi: le misure restrittive nella fase 1 dell’emergenza

23 Luglio 2020

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Tra discriminazioni e buone prassi, Amnesty International Italia fotografa l’applicazione delle misure restrittive nella fase 1 dell’emergenza Covid-19

I casi più emblematici raccolti in un rapporto lanciato oggi, in occasione della consegna delle firme dell’appello #Nessunoescluso al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Dalle multe ai volontari che distribuivano cibo all’esclusione dei gruppi vulnerabili dai servizi essenziali, passando per le condizioni operative inadeguate denunciate dai lavoratori e dalle lavoratrici essenziali quali personale sanitario, rider, corrieri. Ma anche attivazione di strumenti per segnalare la violenza tra le mura domestiche, creazione di un polo industriale nelle carceri per la produzione di mascherine e tante altre iniziative di sostegno per i più fragili.

Sono solo alcuni esempi dell’impatto dell’emergenza Covid-19 sui diritti e le libertà degli individui, fotografato da Amnesty International Italia nel rapporto “Fase 1: L’attuazione delle misure di lockdown in Italia durante la pandemia, tra discriminazioni e buone prassi“. Il documento è stato pubblicato oggi, in occasione della consegna delle firme dell’appello #Nessunoescluso al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, con il quale i firmatari chiedono al capo del governo di garantire a ogni persona il pieno godimento dei diritti umani durante la pandemia, in applicazione del principio di non discriminazione, senza lasciare indietro nessuno.

Il rapporto di Amnesty International Italia raccoglie una selezione di casi emblematici rilevati nel corso del monitoraggio quotidiano, avviato il 10 aprile e terminato il 29 maggio, nell’ambito del quale sono state tracciate le principali criticità e iniziative conseguenti ai provvedimenti adottati dalle istituzioni italiane in risposta all’emergenza sanitaria, grazie anche al contributo degli attivisti della Task Force Osservatori dell’organizzazione.

Nove le aree tematiche in cui si collocano i fatti individuati attraverso la consultazione costante di testate giornalistiche e portali d’informazione, canali di comunicazione di enti pubblici e associazioni e testimonianze dirette: diritti delle persone detenute, discriminazione, donne, informazione, lavoro, privacy, proporzionalità delle misure, salute e cure, servizi essenziali.

In Italia, come in altri stati europei, le misure per il contenimento del virus hanno avuto un forte impatto sui diritti delle persone. In due mesi di monitoraggio ci siamo imbattuti in tante criticità e in molteplici forme di esclusione e discriminazione, che accrescono il livello di diseguaglianza e ledono i diritti umani. Ma sono state numerose anche le risposte efficaci ai bisogni emersi. Le istituzioni devono trasformare questa esperienza in un’opportunità di cambiamento, trovando soluzioni a quei problemi che la pandemia ci ha costretto a guardare in faccia e prendendo a modello quanto di positivo è stato costruito“, ha commentato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Per ognuna delle aree tematiche osservate Amnesty International Italia ha redatto alcune raccomandazioni rivolte alle istituzioni.

Le ripercussioni delle misure adottate durante il lockdown continueranno a produrre effetti, abbattendosi soprattutto su coloro che si trovano in condizione di svantaggio socio-economico. Le istituzioni, a ogni livello, devono fare tutto il possibile per tutelare i diritti fondamentali di ogni persona e per garantire, qualora dovessero replicarsi le circostanze che hanno portato al lockdown, che le discriminazioni e gli abusi avvenuti durante la Fase 1 non si ripetano“, ha aggiunto Giulia Groppi, responsabile delle Relazioni istituzionali di Amnesty International Italia.

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