Trattamento inumano per il soldato Usa accusato di aver trasmesso informazioni a Wikileaks - Amnesty International Italia

Trattamento inumano per il soldato Usa accusato di aver trasmesso informazioni a Wikileaks

24 gennaio 2011

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Amnesty International ha sollecitato le autorità statunitensi ad alleviare le dure condizioni di detenzione preventiva cui è sottoposto Bradley Manning, il soldato accusato di aver trasmesso informazioni a Wikileaks.

Manning, 23 anni, è stato arrestato nel maggio 2010 e accusato di ‘trasferimento di informazioni riservate’ e ‘diffusione di informazioni sulla difesa nazionale a una fonte non autorizzata’. Un mese prima, Wikileaks aveva diffuso immagini relative a un attacco Usa con elicotteri Apache, che aveva ucciso due dipendenti della Reuters in Iraq nel 2007.

Dal luglio 2010, Manning è detenuto in una cella d’isolamento 23 ore su 24, privato di cuscini, lenzuola ed effetti personali. Rischia fino a 52 anni di carcere.

La settimana scorsa, Amnesty International ha scritto al segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, chiedendo una revisione delle restrizioni cui Manning è sottoposto. Secondo Susan Lee, direttrice del programma Americhe dell’organizzazione per i diritti umani, ‘le condizioni di detenzione di Manning sono inutilmente severe e si configurano come trattamento inumano. Manning non è stato condannato per alcun reato, ma le autorità militari statunitensi paiono usare ogni mezzo a loro disposizione per punirlo durante la detenzione. Questo contravviene al principio d’innocenza, che gli Usa sono tenuti a rispettare‘.

Martedì 18 gennaio Manning è stato posto in status di ‘rischio di suicidio’: è stato privato di tutti i vestiti salvo che delle mutande e gli sono stati sottratti gli occhiali per buona parte della giornata. A seguito delle proteste di Manning e dei suoi avvocati, lo status è stato tolto due giorni dopo.

Manning è ora considerato detenuto in ‘massima custodia’ nonostante non vi sia traccia di alcun atto di violenza o di reati disciplinari da parte sua durante la detenzione. È ammanettato mani e piedi durante tutte le visite e non gli è permesso lavorare.

Manning è anche sottoposto al regime di ‘prevenzione di lesioni’, sorvegliato a vista ogni cinque minuti e costretto a dormire su un letto di metallo, nonostante gli psichiatri dell’esercito avessero giudicato tali misure non necessarie.

Le condizioni repressive imposte a Manning violano gli obblighi degli Usa di trattare i detenuti con umanità e dignità. Inoltre, temiamo che l’isolamento prolungato, che come è stato provato produce danni psicologici, possa pregiudicare la capacità di Manning di difendersi‘ – ha concluso Lee.

FINE DEL COMUNICATO                                                                               Roma, 24 gennaio 2011

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