Trattato internazionale sul commercio delle armi: inizia l’anno decisivo

8 gennaio 2006

Tempo di lettura stimato: 8'

Trattato internazionale sul commercio delle armi, inizia l’anno decisivo. Amnesty International, Oxfam International e Iansa presentano tre rapporti sul costo umano dei trasferimenti di armi ad Haiti, nella Repubblica Democratica del Congo e in Sierra Leone

CS 02-2006: 09/01/2006

I governi devono dare il calcio d’inizio ai negoziati per arrivare entro l’anno a un trattato internazionale sul commercio delle armi: è questa la richiesta avanzata oggi della campagna Control Arms, in occasione dell’avvio della prima grande revisione sul controllo delle piccole armi degli ultimi cinque anni da parte dell’Onu.

Secondo tre rapporti diffusi oggi dalla campagna Control Arms su Repubblica Democratica del Congo, Haiti e Sierra Leone, i controlli esistenti non riescono minimamente a proteggere le vite dei civili innocenti.

La riunione che si apre a New York preparerà il terreno per una grande conferenza dell’Onu sulle piccole armi, in programma nel corso del 2006.

Nel 2006 il mondo si trova di fronte a una scelta. Può continuare a ignorare l’enorme costo umano della proliferazione delle armi o agire finalmente per controllarne il commercio‘ – ha dichiarato Barbara Stocking, direttrice di Oxfam. ‘Nessuno se non un criminale venderebbe coscientemente un’arma a un assassino, eppure i governi possono vendere armi a regimi che notoriamente violano i diritti umani o a paesi in cui esse finiranno nelle mani di criminali di guerra‘.

Non esiste un accordo internazionale completo sul commercio di armi, mentre paradossalmente esistono trattati globali vincolanti sui trasferimenti tra paesi di oggetti come ossa di dinosauro o francobolli fuori corso. La campagna Control Arms chiede a tutti gli Stati membri dell’Onu di lavorare, questa settimana, per l’adozione di una serie di principi globali al fine di regolamentare le vendite di armi, come primo importante passo verso un trattato.

Repubblica Democratica del Congo, Haiti e Sierra Leone producono pochissime armi, eppure sono inondate da armi usate per uccidere, mutilare, impoverire e rendere profughe centinaia di migliaia di persone. Ancora una volta, i tentativi di instaurare la pace vengono compromessi dalla mancata adozione di efficaci controlli sulle armi da parte dei governi. Per la salvezza di milioni di uomini, donne e bambini che continuano a vivere nel terrore della violenza delle armi, i leader mondiali devono cogliere quest’opportunità storica e avviare i negoziati su un trattato internazionale sulle armi‘ – ha aggiunto Denise Searle, direttrice delle campagne di Amnesty International.

Ad Haiti, la violenza armata esplosa nella capitale Port-au-Prince fa aumentare i dubbi che nei prossimi mesi possano svolgersi elezioni credibili e pacifiche. Questo mese, le prime elezioni presidenziali da quando, nel febbraio 2004, il presidente Aristide lasciò il paese, sono state rinviate per la quarta volta.

Yvonne, una donna di 29 anni di Port-au-Prince ha descritto cosa è accaduto il 18 agosto 2005: ‘Un gruppo di banditi ha fatto irruzione in casa. Avevano fucili automatici. Mi hanno picchiato e stuprato. Prima di allora non c’era una violenza del genere. I banditi stanno uccidendo la gente, la polizia sta uccidendo la gente e le donne sono stuprate in continuazione‘.

In Sierra Leone, l’embargo sulle armi imposto dall’Onu nel corso della guerra civile 1991-2002 è stato facilmente aggirato, come denuncia il rapporto della campagna Control Arms. L’attuale miscuglio di controlli inefficaci sulle armi permette a venditori privi di scrupoli di trovare agevolmente il modo di superare l’embargo.

La popolazione civile della Sierra Leone, della Repubblica Democratica del Congo, di Haiti e di molti altri paesi sta subendo un’ondata di uccisioni, stupri e sequestri e il commercio privo di regole delle armi alimenta queste atrocità. Le vittime non possono sollecitare personalmente i politici che devono decidere se spezzare questi commerci irresponsabili ma le loro voci, e quelle di centinaia di migliaia di persone le cui vite vengono devastate ogni anno dalla violenza delle armi, devono essere ascoltate‘ – ha concluso Rebecca Paters, direttrice di Iansa, Rete internazionale d’azione sulle piccole armi.

Ulteriori informazioni sulla campagna Control Arms

Ogni anno, in tutto il mondo, circa mezzo milione di esseri umani sono uccisi dalla violenza armata: una persona al minuto. Ci sono circa 639 milioni di armi leggere nel mondo oggi e 8 milioni vengono prodotte ogni anno

Le armi purtroppo circolano liberamente in molte zone del mondo attraversate da conflitti. La loro diffusione incontrollata e il loro uso arbitrario da parte di eserciti regolari e di gruppi armati hanno un costo elevato in termini di vite umane, di risorse e di opportunità per sfuggire alla povertà. Ogni anno, in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina si spendono in media 22 miliardi di dollari per l’acquisto di armi: una somma che avrebbe permesso a questi paesi di mettersi in linea con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, eliminare l’analfabetismo (cifra stimata: 10 miliardi di dollari l’anno) e ridurre la mortalità infantile e materna (cifra stimata: 12 miliardi di dollari l’anno).

Per far fronte a questo drammatico problema, è nata la mobilitazione internazionale Control Arms, lanciata congiuntamente da Amnesty International, Oxfam e Iansa, che si prefigge l’obiettivo dell’adozione di un Trattato internazionale sul commercio delle armi entro il luglio 2006.

Nel nostro paese la campagna è rilanciata dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dalla Rete italiana per il Disarmo. Oltre a contribuire alla grande mobilitazione mondiale, i promotori intendono agire per migliorare gli strumenti legislativi e di trasparenza esistenti in Italia sul commercio di armi. Il nostro paese è infatti il quarto produttore e il secondo esportatore mondiali di armi leggere eppure la nostra legislazione è vecchia di 30 anni e ad oggi non esiste alcuna forma di controllo sugli intermediatori internazionali di armi.

FINE DEL COMUNICATO                                                         Roma, 9 gennaio 2006

Per ulteriori informazioni, interviste e approfondimenti:

Amnesty International Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 cell. 348-6974361 press@amnesty.it

Rete Italiana per il Disarmo
Cell. 328-3399267 o 335-5769531 segreteria@disarmo.org