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Amnesty International Italia esprime preoccupazione rispetto ai provvedimenti adottati dalla Questura di Trieste nei confronti delle attività di carattere umanitario portate avanti in piazza Libertà da alcune associazioni della società civile che da tempo forniscono primissime cure mediche e distribuiscono pasti, coperte e beni di prima necessità alle persone migranti.
Nello specifico, la Questura ha ristretto i tempi per lo svolgimento di tali attività durante la settimana, mentre sono state vietate per l’intero fine settimana. Da quanto si legge nel testo del provvedimento, alla base di tali misure ci sarebbero la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e la garanzia del regolare svolgimento delle attività economiche, di intrattenimento e svago.
La decisione della Questura si inserisce nel contesto di forte criticità in cui vivono diverse persone migranti sul territorio, costrette ad affrontare tempi molto lunghi per formalizzare le propria domanda di asilo e poter accedere alle misure di accoglienza. Lungaggini che le costringono a vivere in condizioni di estrema precarietà, come più volte evidenziato dalle associazioni del territorio, che il 3 novembre hanno preso parte a una manifestazione convocata dopo la morte di due persone, un 23enne cittadino marocchino e una 21enne italiana, i cui corpi senza vita sono stati ritrovati all’interno degli edifici fatiscenti del Porto Vecchio. Dalle prime informazioni, i due sarebbero morti a causa di un incendio scaturito da un focolare acceso per cucinare: una tragedia che parla di abbandono e invisibilità, di una marginalità sociale che, se non presa in carico dalle istituzioni, rischia inevitabilmente di ampliarsi, creando ulteriore vulnerabilità. Anche Amnesty International Italia ha partecipato alla manifestazione.
Amnesty International ricorda il dovere degli stati a supportare il diritto alla salute e a una vita dignitosa. Il provvedimento sembra calcare il solco di iniziative simili: già nel 2022 l’amministrazione cittadina aveva deciso di recintare piazza della Libertà per impedire alle persone in arrivo di sostarci, in nome del decoro. Una misura su cui Amnesty International Italia aveva espresso forti critiche.
Trieste è la città italiana in cui arrivano le persone che hanno percorso la rotta balcanica. È la porta di accesso all’Europa, e spesso un ulteriore passaggio verso Germania, Francia e stati nordeuropei. È un luogo di confine con caratteristiche peculiari e, proprio per questo, potenziali punti di forza. È auspicabile un dialogo costruttivo tra istituzioni e realtà della società civile, che valorizzi l’impegno profuso in questi anni dalle associazioni a tutela dei diritti, analizzi con responsabilità le reali necessità del territorio e delle persone che lo abitano, al fine di mettere in campo azioni che garantiscano una sicurezza autentica per tutte e tutti.