Tunisia: annullare la licenza di 'sparare a vista' - Amnesty International Italia

Tunisia: annullare la licenza di ‘sparare a vista’

16 gennaio 2011

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Amnesty International ha chiesto alle autorità tunisine di annullare la licenza di ‘sparare a vista’, dopo che una ondata di proteste ha portato alla partenza dal paese del presidente Zine El Abidine Ben Ali e all’imposizione dello stato di emergenza.

Secondo i ricercatori di Amnesty International, inviati in Tunisia, le trasmissioni televisive hanno avvisato che  le riunioni di più di tre persone non saranno tollerate e che potrebbero sparare a chiunque violi il coprifuoco. Dopo l’annuncio, i ricercatori hanno riferito di avere sentito degli spari.

‘È semplicemente irresponsabile garantire il potere di ‘sparare a vista’‘ – ha dichiarato Hassiba Hadj Saharaoui, vicedirettrice del Programma per il Medio oriente e l’Africa del Nord. ‘Non è continuando a sparare ai dimostranti che sarà ristabilito l’ordine pubblico. La repressione sanguinaria deve finire‘.

Questo potere sembra garantire alle forze di sicurezza tunisine l’autorizzazione ufficiale a commettere esecuzioni extragiudiziali – in violazione dell’articolo 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (Iccpr), che garantisce il diritto alla vita e dispone che nessuno può essere privato arbitrariamente della vita.

Le autorità tunisine hanno la responsabilità di salvaguardare la legge e l’ordine pubblico, di proteggere i diritti dei cittadini e la sicurezza della popolazione. Tuttavia i diritti umani devono essere difesi anche in situazioni di emergenza. Ogni azione da parte dello stato, compresa l’invocazione dei poteri di emergenza, deve essere pienamente conforme agli standard internazionali in materia di diritti umani‘- ha detto Hassiba Hadj Sahraoui.

Questa licenza accordata all’esercito e alle forze di sicurezza, in una situazione molto instabile, potrebbe dar luogo a ulteriori violenze e uccisioni. Sia la polizia che l’esercito dovrebbero sapere che non possono nascondersi dietro l’ordine di sparare ai manifestanti e che saranno chiamati a rispondere delle loro azioni‘ – ha commentato Hassiba Hadj Sahraoui.

Secondo l’articolo 4 dell’Iccpr la Tunisia non può in nessuna circostanza sospendere i diritti basilari, in particolare il diritto alla vita, la proibizione della tortura e altri maltrattamenti, e i principi fondamentali del giusto processo e la libertà dalla detenzione arbitraria. Alcuni altri diritti potrebbero essere limitati, ‘nel caso di un pericolo pubblico eccezionale che minacci l’esistenza della nazione,’ ma solo ‘per quanto strettamente richiesto’, se non contrasta con altri obblighi internazionali del paese e se il governo informa immediatamente il Segretario generale delle Nazioni Unite su quali diritti sono stati sospesi e sulle motivazioni.

Dopo più di due decenni di repressione brutale, le autorità tunisine devono prendere coscienza che è arrivato il momento che rispondano del loro operato. La licenza di ‘sparare a vista’ deve essere annullata e, se la Tunisia vuole andare avanti, la riforma dell’apparato di sicurezza deve essere una priorità‘ – ha concluso Hassiba Hadj Sahraoui.

(10 gennaio 2011) Tunisia: weekend di sangue, le autorità devono proteggere i manifestanti

Leggi le testimonianze dalla Tunisia di Diana Eltahawy, ricercatrice di Amnesty International per il Nord Africa:

(15 gennaio 2011) ‘Tunisia: The day after’
(15 gennaio 2011) ‘Twelve hours that shook Tunisia, trapped in my hotel room’