Tunisia: diritti umani rispettati solo a parole - Amnesty International Italia

Tunisia: diritti umani rispettati solo a parole

22 giugno 2008

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Rapporto di Amnesty International sulla Tunisia: diritti umani rispettati solo a parole

CS82-2008: 23/06/2008

In un rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha accusato il governo tunisino di trarre in inganno il mondo presentando un’immagine positiva della situazione dei diritti umani nel paese, mentre le sue forze di sicurezza continuano a commettere violazioni con regolarità e impunità.

‘Il governo dice regolarmente di onorare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, ma queste affermazioni sono lontane dalla realtà. È davvero arrivato il momento che le autorità cessino di rispettare i diritti umani solo a parole e adottino misure concrete per porre fine alle violazioni’ – ha detto Hassiba Hadj Sahraoui, vice direttrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Come primo passo, devono riconoscere i preoccupanti fatti denunciati nel nostro rapporto, impegnarsi ad aprire indagini e portare i responsabili davanti alla giustizia’.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato ‘In nome della sicurezza: in Tunisia le violazioni sono la regola’, denuncia gravi violazioni dei diritti umani commesse nell’ambito delle politiche di sicurezza e antiterrorismo. Nel tentativo di prevenire la formazione di quelle che chiamano ‘cellule terroriste’ all’interno del paese, le autorità si rendono responsabili di arresti e detenzioni di natura arbitraria, in violazione della stessa legge tunisina, di sparizioni forzate di detenuti, torture e altri maltrattamenti e, infine, di condanne emesse al termine di procedimenti iniqui, in cui imputati civili vengono processati da corti marziali che utilizzano elementi di prova scarsamente circostanziati.

L’ampia definizione di terrorismo, contenuta nella Legge antiterrorismo, consente alle autorità di criminalizzare legittime e pacifiche attività di opposizione. Sebbene negli ultimi anni siano state adottate alcune riforme per fornire maggiore tutela ai detenuti, le leggi vengono regolarmente aggirate dalle forze di sicurezza e pertanto la protezione dalla tortura, dai processi iniqui e da altre gravi violazioni dei diritti umani risulta inadeguata.

Il rapporto di Amnesty International descrive i casi di Ramzi el Aifi, Ousama Abbadi e Mahdi Ben Elhaj Ali, tre coimputati nel cosiddetto processo Soliman. I tre prigionieri hanno riferito ai loro avvocati di essere stati picchiati, legati e presi a calci, il 16 ottobre 2007, per aver intrapreso uno sciopero della fame contro le condizioni di detenzione della prigione di Mornaguia. Il 20 ottobre, l’avvocato di Abbadi ha incontrato il suo cliente: impossibilitato a camminare, era su una sedia a rotelle, con un occhio pesto e una profonda ferita aperta su una gamba. El Aifi ha riferito al suo legale di essere stato legato con una corda, picchiato e sodomizzato con un bastone. Non risulta che i responsabili siano stati puniti né che sia stata avviata alcuna indagine su queste denunce. Ramzi el Aifi e Ousama Abbadi sono stati condannati all’ergastolo, Mahdi Ben Elhaj Ali a 12 anni. In appello, la condanna di Abbadi è stata ridotta a 30 anni, quella di Ali a 8.

La maggior parte delle violazioni dei diritti umani viene commessa dalle forze del Dipartimento per la sicurezza dello Stato (Dss), che ricorrono alla tortura in piena impunità.

Non indagando sulle denunce di tortura, il Procuratore generale e il suo staff da un lato, i giudici (spesso privi d’indipendenza) dall’altro contribuiscono efficacemente a nascondere i casi di detenzione segreta prolungata, in violazione della stessa legislazione tunisina, così come i casi di tortura, che si verificano in violazione delle norme interne e internazionali. Col silenzio e la mancanza d’iniziativa, questi organismi diventano complici delle violazioni.

‘Le autorità tunisine hanno l’obbligo di proteggere la popolazione e combattere il terrorismo ma, nel farlo, devono rispettare gli obblighi assunti nei confronti del diritto internazionale dei diritti umani’ – ha precisato Hassiba Hadj Sahraoui. ‘Devono assicurare che tutta la normativa relativa alla lotta al terrorismo non faciliti le violazioni dei diritti umani e che l’operato del Dss e delle altre forze di sicurezza rispetti sempre le norme e gli standard internazionali sui diritti umani’.

Nonostante questo scenario di violazioni dei diritti umani, governi arabi ed europei, così come quello statunitense, hanno espulso verso la Tunisia persone che ritenevano coinvolte in attività terroristiche. In Tunisia, queste persone hanno subito arresti e detenzioni arbitrari, torture e altri maltrattamenti e processi clamorosamente iniqui.

Il rapporto di Amnesty International cita il caso di Houssine Tarkhani, rimpatriato dalla Francia il 3 giugno 2007 e arrestato all’arrivo in Tunisia. Il Dss lo ha tenuto in detenzione segreta per nove giorni, in violazione delle norme internazionali e della stessa legge tunisina, che prevede un periodo massimo di detenzione garde à vue di sei giorni. Tarkhani ha riferito al suo avvocato di essere stato picchiato e bastonato su ogni parte del corpo, sottoposto a scariche elettriche, insultato e minacciato di morte. Quando ha chiesto di leggere il rapporto di polizia, non lo ha ottenuto ed è stato nuovamente picchiato. Durante i nove giorni di detenzione, nessuno dei suoi familiari è stato informato, nonostante ciò sia previsto dalla legge tunisina; ciò è avvenuto solo il 12 giugno, quando Tarkhani è stato portato di fronte al giudice, senza la presenza di un legale. Questi ha potuto incontrare il suo cliente solo il 19 giugno, nella prigione di Mornaguia. La richiesta dell’avvocato di un esame medico sulle torture subite da Tarkhani rimane tuttora senza risposta.

‘Invece di rimpatriare i cittadini tunisini, che vanno così incontro a torture e processi iniqui, gli altri governi dovrebbero chiedere a quello di Tunisi di adottare provvedimenti concreti per introdurre riforme sui diritti umani’ – ha concluso Hassiba Haji Sahraoui.

FINE DEL COMUNICATO                                                      Roma, 23 giugno 2008

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