Tunisia: le uccisioni dei manifestanti non devono restare impunite - Amnesty International Italia

Tunisia: le uccisioni dei manifestanti non devono restare impunite

1 marzo 2011

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Amnesty International ha presentato oggi a Tunisi un rapporto, chiedendo l’apertura immediata di un’inchiesta indipendente sulle uccisioni e su altre brutalità commesse dalle forze di sicurezza durante le proteste di dicembre e gennaio che hanno portato alla caduta dell’ex presidente Ben Ali.

Nelle 46 pagine del rapporto, intitolato ‘Tunisia in rivolta: violenza di stato durante le proteste antigovernative’, Amnesty International rivela che le forze di sicurezza hanno ucciso passanti e manifestanti in fuga e hanno usato armi letali contro persone che non stavano mettendo in atto alcuna minaccia.

Le forze di sicurezza hanno agito troppe volte con un cieco disprezzo per la vita umana. Le autorità tunisine devono assicurare che le uccisioni e le altre violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza siano oggetto di un’inchiesta esauriente, indipendente e immediata e che i responsabili siano sottoposti a processo. È un primo, essenziale passo per voltare pagina rispetto ai lunghi anni di pratiche abusive che hanno segnato la presidenza di Ben Ali‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Quest’inchiesta dovrà dire al popolo tunisino la verità e dovrà dare alle vittime giustizia e riparazione‘.

La missione di ricerca di Amnesty International, che ha visitato la Tunisia dal 14 al 23 gennaio, ha raccolto inoltre testimonianze di detenuti sottoposti a pestaggi sistematici e ad altre forme di maltrattamento. Nel corso della missione, che ha toccato le città Hammamet, Bizerta, Regueb, Thala e Kasserine, i delegati dell’organizzazione hanno incontrato parenti dei manifestanti uccisi durante le proteste, dimostranti feriti, testimoni oculari, ex detenuti, avvocati, difensori dei diritti umani, sindacalisti e operatori sanitari.

Le autorità tunisine affermano che 78 persone sono state uccise e 100 ferite nel corso delle proteste. Le organizzazioni tunisine per i diritti umani sostengono che i dati effettivi sono più elevati. Secondo le Nazioni Unite, i morti sono stati 147, cui vanno aggiunti 72 detenuti morti durante le rivolte carcerarie. La maggior parte delle uccisioni sarebbe stata eseguita dalla Brigata per l’ordine pubblico.

Durante la presentazione del rapporto sulla Tunisia. Amnesty International ha chiesto al governo di consentire alla popolazione di esprimere le proprie opinioni e di prendere parte a manifestazioni pacifiche senza timore di aggressioni o arresti arbitrari.

Dopo i lunghi anni di repressione sotto la presidenza di Ben Ali, le autorità tunisine devono prendere misure concrete per tenere sotto controllo le forze di sicurezza e introdurre la cultura dei diritti umani, soprattutto nelle forze di polizia‘ – ha commentato Smart. ‘Il governo di Tunisi deve dire chiaramente, e renderlo norma, che nessuno è al di sopra della legge. I responsabili delle uccisioni illegali, dell’uso eccessivo della forza, delle torture e di altre violazioni dei diritti umani devono essere chiamati a rispondere del loro operato‘.

Scarica il rapporto in inglese ‘Tunisia in rivolta: violenza di stato durante le proteste antigovernative’

FINE DEL COMUNICATO                                       Roma, 1 marzo 2011

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