Turchia: il nuovo arresto del presidente di Amnesty International disonora la giustizia e devasta la sua famiglia - Amnesty International Italia

Turchia: il nuovo arresto del presidente di Amnesty International disonora la giustizia e devasta la sua famiglia

1 febbraio 2018

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Amnesty International ha dichiarato che la decisione di arrestare nuovamente il presidente di Amnesty International Turchia, poche ore dopo un provvedimento di rilascio da parte di un tribunale, deve essere immediatamente annullata e Taner Kılıç deve essere rimesso in libertà.

“Nelle ultime 24 ore abbiamo assistito a una parodia della giustizia di proporzioni epiche. Ottenere il rilascio solo per vedersi spietatamente chiudere in faccia la porta della libertà è devastante per Taner, la sua famiglia e per tutti quelli che in Turchia sono dalla parte della giustizia”, ha detto il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty.

“Quest’ultimo episodio, un arresto pretestuoso, ha distrutto le speranze di Taner e quelle di sua moglie e delle sue figlie, che lo avevano aspettato tutto il giorno all’esterno della prigione per accoglierlo”.

Il nuovo arresto di Taner Kılıç è avvenuto poche ore dopo la decisione presa il 31 gennaio da un tribunale di porlo in libertà condizionata in attesa del processo, decisione contro cui il procuratore ha fatto appello. Un secondo tribunale di Istanbul ha accolto l’appello, e invece di essere rilasciato, Taner Kılıç è stato prelevato dalla prigione di Izmir, dove era detenuto da giugno, e posto sotto la custodia della gendarmeria. Infine, il 1° febbraio il tribunale di prima istanza ha confermato la decisione dell’altra corte, disponendo il proseguimento della detenzione.

“Questo è l’ultimo esempio della crisi del sistema giudiziario turco, che continua a distruggere vite e a svuotare di senso il diritto a un processo equo”, ha aggiunto Salil Shetty.

“Il nuovo arresto di Taner, che è un affronto alla giustizia e non tiene conto delle schiaccianti prove della sua innocenza, non fa che rafforzare la determinazione a continuare la nostra battaglia per lui. Un milione di voci si sono già levate chiedendo il suo rilascio. Non avrebbe mai dovuto essere arrestato, e non ci fermeremo finché non sarà di nuovo libero”.

La prossima udienza è fissata per il 21 giugno 2018.

FINE DEL COMUNICATO                                                                               Roma, 1 febbraio 2018

 

 

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