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Mentre la stretta repressiva in corso in Turchia entra nel suo quarto giorno, Amnesty International chiede alle autorità turche di porre fine alla crescente repressione dei gruppi per i diritti lgbtqia+, di scarcerare immediatamente le persone attiviste detenute e interrompere la persecuzione e la stigmatizzazione delle persone lgbtqia+ e di chi ne difende i diritti.
Dal 13 settembre la polizia ha arrestato oltre 60 persone in 15 province, a seguito di operazioni contro organizzazioni per i diritti lgbtqia+. Almeno 23 persone sono state messe in custodia cautelare e sono state avviate indagini penali nei confronti di oltre 160 persone. Più di 180 account sui social media appartenenti a organizzazioni e persone attiviste lgbtqia+, giornalisti, testate giornalistiche e altri soggetti sono stati bloccati o sottoposti a restrizioni, insieme a diversi siti web. Tra gli account interessati figura anche quello di Amnesty International Turchia su X.
Everyone has the right to live free from discrimination, but in Turkiye not all of us can. The authorities have escalated an ongoing crackdown on LGBTI+ people, arresting dozens of people working for LGBTI+ rights and raiding offices. They are also blocking the websites and… pic.twitter.com/mvqyDsFkZe
— Amnesty Türkiye (@aforgutu) September 14, 2026
“Questa spaventosa escalation della repressione in Turchia rappresenta un attacco su vasta scala ai diritti delle persone lgbtqia+ e a chi li difende. Le continue operazioni di polizia, gli arresti e la demonizzazione delle persone lgbtqia+, col falso pretesto di ‘proteggere le famiglie’, dimostrano perché oggi sia più importante che mai difendere i diritti lgbtqia+ in Turchia”, ha dichiarato Esther Major, vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa.
“Questa vasta operazione repressiva, che ha portato all’arresto di decine di persone, non ha nulla a che vedere con la protezione delle famiglie. Serve invece ad aggravare ulteriormente i danni e la stigmatizzazione subiti da una comunità che da decenni va incontro a discriminazioni e intimidazioni”, ha aggiunto Major.
Mentre in Turchia crescono le proteste e a livello internazionale si moltiplicano le condanne, appare chiaro che le autorità di Ankara intendono intensificare ulteriormente la repressione. Lunedì 14 settembre il ministero della Giustizia ha inviato una circolare a 175 capi delle procure nelle 81 province della Turchia, riguardante contenuti e attività che, a loro giudizio, sarebbero contrari alla “moralità pubblica” e dannosi per le famiglie, i bambini e i giovani.
Lo stesso giorno, secondo quanto riferito, la polizia ha usato spray al peperoncino contro manifestanti pacifici a Smirne. Due persone sono state arrestate e successivamente scarcerate. Nelle prime ore del 15 settembre la polizia ha accerchiato un gruppo di manifestanti pacifici riuniti davanti al tribunale di Istanbul, nel quartiere di Çağlayan, prima che potessero leggere una dichiarazione alla stampa. Secondo quanto riferito, oltre 95 persone sono state arrestate.
Amnesty International chiede alle autorità di consentire lo svolgimento di ulteriori manifestazioni in tutto il paese senza restrizioni ingiustificate.
“Questa vasta operazione repressiva si inserisce in un più ampio e continuo attacco ai diritti delle persone lgbtqia+ e di chi li difende. Amnesty International esorta le autorità turche a porre fine a questa ondata repressiva, a garantire l’immediata scarcerazione di tutte le persone detenute esclusivamente per la loro attività in difesa dei diritti umani e ad assicurare che le persone che difendono i diritti lgbtqia+ e le relative associazioni possano esercitare i propri diritti senza discriminazioni, criminalizzazione, intimidazioni o rappresaglie”, ha proseguito Esther Major.
“Ogni persona ha il diritto di vivere libera dalla discriminazione e dobbiamo agire per contrastare questa repressione ingiustificabile. Venerdì 18 settembre Amnesty International si unirà alle migliaia di persone che scenderanno in piazza nelle capitali di tutto il mondo per esprimere solidarietà alle persone lgbtqia+ in Turchia. È il momento di unirci contro la repressione dei diritti lgbtqia+ in Turchia, far sentire la nostra voce e rendere visibile la nostra solidarietà”, ha concluso Major.
Le operazioni del 12 settembre in Turchia sono state chiamate “Ailem Güvende” (“La mia famiglia è al sicuro”) e coordinate dagli uffici dei capi delle procure di Ankara, Istanbul, Smirne, Aydın e Mersin.
La circolare emanata il 14 settembre dal ministero della Giustizia ordina ai procuratori di valutare tempestivamente denunce e segnalazioni, avviare immediatamente le attività investigative, preservare le prove digitali e, ove necessario, chiedere la rimozione o il blocco dei contenuti online.
Venerdì 18 settembre Amnesty International parteciperà alle proteste internazionali davanti alle ambasciate turche nelle capitali di tutto il mondo, tra cui Bruxelles, Parigi, Londra, Oslo, Washington DC e molte altre. A Roma l’appuntamento sarà a Porta Pia alle 16.30.
Il 14 settembre Amnesty International Turchia ha ricevuto un’email da X con cui veniva informata del blocco del proprio account (@aforgutu), a seguito di una decisione comunicata dalla presidenza per la Sicurezza informatica ai sensi dell’art 8/A della Legge n. 5651. L’account resta accessibile al di fuori del paese. Amnesty International Turchia ha contattato X per chiedere una copia della decisione, ma non l’ha ancora ricevuta e non è quindi in grado di esaminare il fondamento giuridico del provvedimento.
Il nuovo account X di Amnesty International Turchia è @amnestyTR.
Il 13 settembre Amnesty International è stata tra le organizzazioni firmatarie di una dichiarazione congiunta della Rete di solidarietà per le persone che difendono i diritti umani, che condanna la criminalizzazione della difesa dei diritti lgbtqia+ e chiede la scarcerazione immediata e incondizionata delle persone detenute, nonché la fine delle persecuzioni e delle pressioni nei confronti delle persone lgbtqia+, delle loro organizzazioni e di chi difende i diritti umani.