Turchia: violazioni dei diritti umani di massa nelle proteste di Gezi Park - Amnesty International Italia

Turchia: violazioni dei diritti umani di massa nelle proteste di Gezi Park

1 ottobre 2013

Tempo di lettura stimato: 12'

In un rapporto pubblicato il 2 ottobre, Amnesty International ha accusato le autorità turche di aver compiuto violazioni dei diritti umani di massa nel tentativo di sopprimere le proteste di Gezi Park, lo scorso giugno.

Il rapporto, ‘Le proteste di Gezi Park: la brutale negazione del diritto di manifestazione pacifica in Turchia’, descrive in dettaglio i peggiori eccessi nel comportamento violento della polizia durante le proteste, l’assenza di provvedimenti nei confronti dei responsabili e la successiva persecuzione nei confronti di chi prese parte a quegli eventi.

‘Il tentativo di schiacciare il movimento di protesta di Gezi Park ha comportato il ricorso a tutta una serie di violazioni dei diritti umani di ampia portata: dalla totale negazione del diritto di manifestazione pacifica alla violazione del diritto alla vita e alla libertà personale fino ai maltrattamenti e alla tortura’ – ha dichiarato Andrew Gardner, esperto di Amnesty International sulla Turchia.

Il ‘pacchetto di riforme democratiche annunciato dal primo ministro il 30 settembre non affronta quelle violazioni e non prevede alcuna seria misura per garantire che non si verifichino ulteriormente.

Il rapporto di Amnesty International denuncia l’uso di proiettili veri, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, pallottole di plastica e pestaggi che hanno provocato oltre 8000 feriti durante le proteste. La morte di almeno tre manifestanti è stata collegata all’uso eccessivo della forza da parte della polizia.

Amnesty International ha seguito le manifestazioni di Istanbul e Ankara e ha intervistato, in quattro diverse  città turche, decine di persone che sono state ferite dalla polizia, arrestate illegalmente, picchiate e sottoposte ad aggressioni sessuali durante la detenzione.

Il rapporto di Amnesty International mette in evidenza:

le gravi percosse, subite dai manifestanti e da altre persone, che hanno causato un morto e numerosi feriti;
l’uso di pallottole di plastica, da parte della polizia, dirette al capo e alla parte superiore del corpo;
il lancio costante di gas lacrimogeni direttamente contro manifestanti, persone che assistevano alle proteste e, in alcuni casi, all’interno di edifici privati o strutture ospedaliere, col risultato che centinaia di persone sono rimaste ferite e, secondo le testimonianze, almeno una è morta;
l’aggiunta di agenti chimici irritanti nei cannoni ad acqua;
gli abusi sessuali nei confronti delle manifestanti;
l’uso di proiettili veri, che hanno causato la morte di un manifestante.

‘Il livello di violenza usato dalla polizia nel corso delle proteste di Gezi Park mostra chiaramente cosa accade quando ad agenti di polizia scarsamente addestrati e altrettanto scarsamente supervisionati viene impartito l’ordine di usare la forza, incoraggiandoli a ricorrervi senza risparmiarsi, nella consapevolezza che difficilmente verranno identificati e sottoposti a procedimento giudiziario’ – ha commentato Gardner.

Se già appare probabile che la vasta maggioranza delle violazioni da parte delle forze di polizia resterà impunita, coloro che hanno organizzato le proteste e vi hanno preso parte sono stati vilipesi e incriminati per accuse eccessive o inesistenti. Chi ha prestato aiuto nel corso delle proteste o le ha raccontate (medici, avvocati, giornalisti e persino commercianti) ha subito minacce e molestie.

‘La determinazione delle autorità turche a porre fine alle proteste di Gezi Park e scoraggiarne la ripresa è stata chiara. La loro tattica preferita si è basata sulla forza, sulle minacce, sugli insulti e sui procedimenti giudiziari’ – ha sottolineato Gardner.

‘Centinaia di persone sono sotto processo solo per aver partecipato alle proteste, in assenza di prove che abbiano compiuto atti di violenza. Molti di coloro che sono accusati di averle organizzate sono indagati ai sensi della legge antiterrorismo’ – ha precisato Gadner.

‘Il governo turco deve imparare a tollerare le opinioni dissidenti espresse mediante la protesta di piazza e assicurare che le forze di polizia siano equipaggiate, addestrate e istruite ad agire nella legalità’ – ha concluso Gardner.

Amnesty International chiede ai governi e ai produttori di strumenti per il controllo delle sommosse di mettere immediatamente al bando le esportazioni e i trasferimenti verso la Turchia, soprattutto per quanto riguarda gas lacrimogeni, spray al peperoncino e altri prodotti a impatto cinetico. Questo divieto dovrà rimanere in vigore fino a quando le autorità turche non permetteranno l’apertura di indagini tempestive, indipendenti e imparziali sulle denunce di uso eccessivo e arbitrario della forza e non mostreranno l’impegno a usare tali materiali secondo quanto prevedono gli standard internazionali.

Guarda il video When Turkey took torture to the streets

http://youtu.be/S0uM_Xc8z1k

Ulteriori informazioni

Secondo i Principi di base delle Nazioni Unite sull’uso della forza e delle armi da fuoco da parte dei funzionari incaricati di far rispettare la legge, nel disperdere le manifestazioni le forze di polizia devono evitare l’uso della forza o, quando non possibile, limitarlo al minimo necessario.

Proiettili veri
Il 1° giugno Ethem Sarısülük è stato colpito alla testa da un proiettile vero esploso da un agente di polizia. È morto il 14 giugno. L’agente è stato incriminato ma per la più lieve delle accuse possibili, omicidio colposo per eccesso di legittima difesa. I familiari della vittima e potenziali testimoni sono stati sottoposti a intimidazioni.

Cannoni ad acqua
Sono stati usati ripetutamente e immotivatamente contro manifestanti pacifici e persone che fuggivano dalle cariche della polizia o si nascondevano all’interno di edifici. Vi sono forti prove che agenti chimici irritanti siano stati aggiunti all’acqua, causando sensazioni di bruciore e arrossamento della pelle.

Gas lacrimogeni
Sono stati usati come armi nei confronti dei manifestanti. Come i cannoni ad acqua, sono stati impiegati contro persone che fuggivano dalle cariche della polizia, assistevano alle proteste o si trovavano in edifici privati, negozi e strutture mediche. Secondo testimoni, il 3 giugno ad Antakya Abdullah Cömert è stato colpito alla testa da un candelotto di gas lacrimogeno esploso da corta distanza da un agente di polizia. È morto il giorno dopo.

Spray al peperoncino
È stato spruzzato negli occhi dei manifestanti, dopo che questi erano stati fermati, per punirli.

Pallottole di plastica
Sono state sparate da distanza ravvicinata alla testa e sulle parti superiori del corpo. L’11 giugno a Gezi Park, Hülya Arslan ha perso l’occhio destro e ha riportato la frattura del naso.

Aggressioni sessuali
Il 26 giugno ad Ankara, Eylem Karadağ è stata picchiata e palpeggiata da un gruppo di agenti di polizia nei pressi del luogo dell’arresto, nel quartiere di Dikmen. Ha presentato denuncia e le è stato detto che sarebbe stata aperta un’indagine. Sempre ad Ankara, il 16 giugno, Deniz Erşahin è stata aggredita da agenti di polizia nel quartiere di Kızılay. La sua denuncia è stata registrata dalla polizia.

Percosse
Decine di casi sono stati riferiti ad Amnesty International ad Ankara, Antalya, Istanbul e Smirne durante la dispersione delle manifestazioni, al momento dell’arresto, nel corso della detenzione in luoghi non ufficiali e durante i trasferimenti in custodia di polizia.

Il 2 giugno a Eskişehir Ali Ismail Korkmaz è stato brutalmente picchiato. A seguito delle ferite riportate, è morto il 10 luglio. Nonostante le immagini delle telecamere a circuito chiuso che riprendevano l’aggressione siano state distrutte, quattro agenti di polizia e altri quattro civili sono stati rinviati a processo.

Hakan Yaman, 37 anni, padre di due bambini, è stato picchiato da agenti di polizia il 3 giugno, nei pressi della sua abitazione nel quartiere istanbulita di Sarıgazi. Ha riportato fratture al naso, a uno zigomo e al mento e ha perso completamente la vista ad un occhio e per l’80 per cento all’altro. Il suo cranio ha subito lesioni fino alla mascella. Ha riportato ustioni di secondo grado alla schiena, dopo essere stato lanciato su materiale dato alle fiamme. Ha presentato denuncia per tentato omicidio.

Kemal Soğukdere e Alper Çakıcı, due giornalisti di Al Jazeera, sono stati picchiati il 17 giugno mentre camminavano in piazza Taksim, a Istanbul, nonostante avessero informato la polizia che erano operatori dell’informazione. La polizia li ha lasciati andare dopo aver sequestrato la memory card delle loro macchine fotografiche. Hanno presentato denuncia, rimasta senza riscontro.

Detenzione in luoghi non ufficiali
Secondo le norme e gli standard del diritto internazionale, chiunque sia privato della libertà deve avere tempestivo accesso alla famiglia e all’assistenza legale e dev’essere trattenuto solo in luoghi ufficiali di detenzione. In Turchia, luoghi non ufficiali di detenzione sono stati usati per incutere paura ed esercitare violenza.
Deniz Kaptan è stato fermato da agenti in borghese la sera del 15 giugno nei pressi di Gezi Park. Gli agenti lo hanno insultato e gli hanno sottratto la carta d’identità dopo averlo trattenuto per un’ora e mezza.

Gökhan Biçici, giornalista dell’emittente televisiva turca Imc Tv, è stato fermato in strada il 16 giugno e trattenuto per oltre sei ore su un autobus della polizia prima di essere trasferito in un centro ufficiale di custodia. Alcune immagini mostrano l’uomo picchiato da un gruppo di agenti di polizia in una strada del quartiere di Şişli a Istanbul.

Guarda la cronologia delle proteste di Gezi Park

Leggi le testimonianze

FINE DEL COMUNICATO                                                            Roma, 2 ottobre 2013

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