di Andriy Dubchak/Donbas Frontliner
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Amnesty International continua a ricevere segnalazioni attendibili sul deterioramento della situazione umanitaria a Oleshky, nella regione ucraina di Cherson, sotto occupazione russa. In quanto potenza occupante, secondo il diritto umanitario internazionale la Russia ha la responsabilità di garantire che la popolazione civile abbia accesso ai beni essenziali e alle cure mediche, nonché di fornire aiuti umanitari e consentire e agevolare il loro ingresso.
Negli ultimi mesi diverse organizzazioni di monitoraggio hanno riferito che la popolazione civile nelle aree occupate della regione di Cherson, compresa Oleshky, deve far fronte alla carenza di cibo e di assistenza medica, mentre gli attacchi russi con droni e la presenza di mine rendono sempre più pericolosi gli spostamenti, l’approvvigionamento di beni essenziali e le evacuazioni.
Le autorità di Kyiv, che definiscono la situazione “critica”, hanno riferito che le forze ucraine tentano di far arrivare tramite droni beni di prima necessità alle persone ancora residenti a Oleshky ma le forze russe li abbattono e confiscano o rivendono il cibo trasportato. Inoltre, arrestano le persone di Oleshky che ricevono gli aiuti consegnati per via aerea, sottoponendole a violenze. Il Difensore civico per i diritti umani ucraino ha riferito che la Russia ha ignorato le proposte dell’Ucraina di concordare un’evacuazione sicura della popolazione civile.
Le autorità russe, nel frattempo, hanno pubblicamente attribuito la crisi umanitaria alle operazioni militari ucraine, sostenendo che la città sarebbe sottoposta a un blocco attuato dall’Ucraina mediante droni e attacchi contro i mezzi di trasporto. Tuttavia, in contraddizione con le affermazioni relative a tale blocco, le autorità di occupazione hanno riferito che propri rappresentanti sono riusciti a recarsi nelle abitazioni della popolazione locale portando con sé le urne elettorali e che la maggior parte delle persone residenti avrebbe votato per la Duma russa durante le elezioni del 18-20 settembre, svoltesi illegalmente nei territori occupati.
Amnesty International non è in grado di verificare in modo indipendente queste affermazioni, poiché all’organizzazione viene negato qualsiasi accesso ai territori sotto occupazione russa e le autorità russe hanno criminalizzato la sua presenza e qualsiasi forma di comunicazione con essa attraverso la legislazione sulle cosiddette “organizzazioni indesiderabili”. Amnesty International è tuttavia in grado di confermare, sulla base delle proprie fonti, la gravissima situazione umanitaria a Oleshky e l’impossibilità per la popolazione locale di lasciare la città in modo sicuro.
Amnesty International ha parlato con una persona parente di un’anziana rimasta a Oleshky per tutta la durata dell’occupazione. Secondo quanto riferito, in città il cibo scarseggia e l’accesso alle cure mediche è fortemente limitato.
La donna, di 70 anni, era stata precedentemente ferita a una coscia da una scheggia, ma a Oleshky non aveva potuto ricevere le cure di cui aveva bisogno. Dopo la distruzione della sua abitazione, lei e altre persone hanno deciso di tentare di lasciare la città a piedi. Il percorso per uscire da Oleshky è lungo circa 20 chilometri, è disseminato di mine ed è esposto agli attacchi con droni, che rendono estremamente pericoloso viaggiare in automobile. Il suo ultimo messaggio alla famiglia risale al 27 settembre; da allora non è stato più possibile mettersi in contatto con lei.
“Alle persone deve essere semplicemente data la possibilità di andarsene in sicurezza. Nient’altro. Molte vogliono partire, ma non possono farlo perché la strada è pericolosa. Sono indebolite dalla fame e dallo stress prolungato e non tutte sono in grado di percorrere 20 chilometri a piedi, soprattutto con gli attacchi in corso e lungo una strada disseminata di mine”, ha dichiarato ad Amnesty International un familiare della donna.
“La popolazione civile che si trova ancora a Oleshky, negli altri centri della parte della regione di Kherson sulla riva sinistra del fiume Dnipr e negli altri territori occupati dalla Russia deve essere protetta e, se necessario, evacuata in condizioni di sicurezza. Non può essere lasciata senza cibo, senza accesso alle cure mediche e priva delle condizioni essenziali per vivere. Il diritto umanitario internazionale attribuisce alle autorità occupanti una responsabilità specifica: garantire la sicurezza delle persone sotto il loro controllo e provvedere alle loro necessità fondamentali”, ha dichiarato Veronika Sentsov-Velch, direttrice di Amnesty International Ucraina.
“La portata e la persistenza delle segnalazioni sulla situazione umanitaria a Oleshky e negli altri centri della parte della regione di Kherson sulla riva sinistra del fiume Dnipr non possono essere ignorate dai governi. Dietro le drammatiche notizie che arrivano da Oleshky ci sono persone che continuano a vivere in una situazione di conflitto armato e occupazione e che hanno diritto alla protezione prevista dal diritto umanitario internazionale”, ha proseguito Veronika Sentsov-Velch.
Amnesty International chiede pertanto alle autorità russe di garantire che la popolazione civile nei territori occupati abbia accesso a quantità adeguate di cibo, alle cure mediche e agli altri beni essenziali.
Chiede inoltre alla Russia e all’Ucraina di concordare modalità che consentano l’evacuazione in condizioni di sicurezza della popolazione civile da Oleshky e dagli altri centri della parte della regione di Cherson sulla riva sinistra.