© Oleksandr Khomenko/Amnesty International
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Amnesty International ha documentato, attraverso nuove testimonianze, il devastante impatto dei sistematici attacchi della Russia contro il sistema energetico dell’Ucraina.
Basata sui racconti diretti di decine di persone che stanno sopravvivendo al gelo invernale senza riscaldamento, elettricità e acqua corrente, la ricerca di Amnesty International ha descritto le condizioni di vita della popolazione civile ucraina alle prese con le conseguenze degli incessanti e massicci attacchi russi che causano estese interruzioni delle forniture essenziali. Molte delle persone sentite da Amnesty, al momento dell’intervista, avevano trascorso settimane con elettricità e riscaldamento intermittenti se non del tutto assenti nel più freddo degli inverni dall’inizio dell’invasione su vasta scala della Russia.
“La Russia non solo sta conducendo una guerra di aggressione contro l’Ucraina ma sta anche sottoponendo l’intera popolazione civile a una campagna di estrema crudeltà. La dimensione e l’intensità degli attacchi contro infrastrutture vitali è il chiaro segnale di una strategia atta a seminare disperazione tra i civili ucraini e a distruggere il loro morale”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.
“I titoli delle notizie non riescono a descrivere cosa voglia dire sopravvivere senza elettricità, acqua corrente e riscaldamento durante un inverno lungo e gelido e sotto gli attacchi aerei notturni. Oggi, mentre rendiamo note queste testimonianze, gli attacchi russi continuano senza sosta e le condizioni umanitarie in Ucraina sono sempre più catastrofiche”, ha aggiunto Callamard.
“Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, la Russia ha sfacciatamente violato il diritto internazionale, comprese le norme che proteggono le popolazioni civili in tempo di guerra. I responsabili di queste atrocità dovrebbero sapere che i loro crimini non cadranno in prescrizione. Le persone in Ucraina e non solo cercheranno incessantemente verità, giustizia e riparazione e noi le sosterremo”, ha proseguito Callamard.
Dall’ottobre del 2025 la Russia ha portato a termine molte centinaia di intensi attacchi aerei da lunga distanza contro l’Ucraina. Dal gennaio del 2026 questi attacchi, spesso notturni, sono diventati quotidiani e hanno colpito l’intera infrastruttura energetica. L’Ucraina ha così perso oltre la metà della sua capacità produttiva e i tagli ai sistemi emergenziali di fornitura elettrica hanno riguardato l’80 per cento del paese. Il tutto, con temperature inferiori ai 15 gradi sotto lo zero.
Le persone intervistate, comprese persone che fanno parte dello staff di Amnesty International Ucraina, hanno descritto abitazioni fredde come la pietra, tubature ghiacciate e scoppiate, ascensori bloccati, telefoni cellulari non più ricaricabili e servizi di telefonia mobile interrotti. “Attualmente, siamo in modalità sopravvivenza estrema”, ha sintetizzato una di loro.
Molti abitanti hanno riferito di aver fatto ricorso a fornelli da campeggio e a stufe al kerosene per riscaldare mattoni e bottiglie d’acqua. Altri hanno usato sistemi pericolosi, come allestire tende da campeggio sopra ai letti e accendervi candele all’interno per combattere il freddo.
Numerose persone, in particolare quelle anziane e con disabilità, sono isolate e confinate nei loro appartamenti, senza alcun mezzo per comunicare: vivono in modo probabilmente assai peggiore di quello descritto nella ricerca di Amnesty International e potrebbero non sopravvivere a quest’inverno per raccontarlo.
Sin dal 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio dell’invasione su vasta scala della Russia contro l’Ucraina, Amnesty International ha documentato estese violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, tra le quali crimini di guerra e crimini contro l’umanità. L’invasione costituisce il crimine internazionale di aggressione. Le strategie e le tattiche russe, come continuare a usare armi indiscriminate e colpire intenzionalmente i civili, stanno causando immense sofferenze umane e avendo un grave impatto sulle fasce più vulnerabili della popolazione ucraina, come le bambine e i bambini e le persone anziane.
La sistematicità e la frequenza degli attacchi aerei russi contro l’Ucraina sono una chiara indicazione della volontà di danneggiare il sistema energetico dell’Ucraina.
“I problemi sono fuori controllo. In alcuni palazzi il sistema di riscaldamento centralizzato è congelato, in altri il quadro elettrico è andato a fuoco”.
(Il presidente dell’associazione degli inquilini di un complesso residenziale di Holosiyivski, quartiere della zona est di Kyiv)
“La situazione è sicuramente complicata. Qui tutte le persone avevano grossi problemi già in autunno e così era probabilmente in tutto il paese. Adesso, è arrivato l’inverno e i bombardamenti si sono fatti più frequenti. Ci sono giorni in cui l’allarme aereo è attivo quasi tutto il tempo perché i russi lanciano missili uno alla volta o due droni ogni ora. A dicembre siamo rimasti senza elettricità mi pare per tre giorni ma altri edifici, quelli più vicini alla linea elettrica, anche di più, cinque o forse sette giorni. Ma i miei posso considerarli problemi a metà, dato che ho una stufetta a gas: accendo il gas, ci metto sopra un mattone e mi riscaldo. Abbiamo perso molte centraline elettriche, anche da queste parti. Io vivo in un edificio a nove piani ma accanto a questo ce ne sono anche di 12. Onestamente, non riesco a immaginare come possano sopravvivere. È spaventoso, non hanno nulla. Le loro cucine sono elettriche, i soffitti delle case sono alti, non hanno acqua”.
(Euhenia, giornalista di Odessa)
“Per la seconda settimana di seguito ci sono state numerose interruzioni dell’elettricità e siamo rimasti senza riscaldamento, senza acqua potabile, senza niente. La temperatura all’interno dell’appartamento si abbassa continuamente: oggi è a 12,5 gradi. Viviamo al quattordicesimo piano. Mio figlio va a scuola, sta al terzo anno. La scuola è aperta, gli insegnanti dicono agli alunni di andarci ma la temperatura in classe è di 11-12 gradi. Di conseguenza, i genitori non ce li mandano. Se c’è l’elettricità, si fa lezione a distanza. Quando non c’è, fanno girare i compiti e gli alunni studiano per conto loro. Del resto, quando ti dicono: ‘Puoi portare i bambini a scuola ma non possiamo dargli da mangiare’, che fai? Io lavoro, in passato tenevo mio figlio al doposcuola ma adesso non lo posso lasciare affamato. Abbiamo un fornello a gas portatile, ci mettiamo sopra un recipiente con un manico e ci scaldiamo sopra qualcosa: ieri abbiamo bollito un po’ di salsicce”.
(Nadia, residente a Kyiv, madre di un alunno delle elementari)
“Durante i blackout, riscaldo un po’ d’acqua in una tazza su una stufa al kerosene e riempio due bottiglie: una la versavo sui piedi e l’altra sulle mani, per non congelare. Ci mettiamo a dormire vestiti, con tutto quello che abbiamo, indossando una cosa sopra all’altra. Quando l’elettricità torna, corro a casa a cuocere qualcosa, tipo una zuppa, il più rapidamente possibile. Se torna di notte, cucino di notte in modo che abbiamo tutti qualcosa da mangiare”.
(Svitlana, una pensionata di Kyiv)
“All’inizio di gennaio siamo rimasti senza elettricità per quasi una settimana. Io ho un piccolo fornello da campeggio, con cui riscaldiamo l’acqua e la mettiamo nelle bottiglie di plastica. Ci aiutano a non congelare di notte. Una volta che le riparazioni hanno consentito di riavere un po’ di elettricità, [i russi] hanno ripreso a bombardare pesantemente: 18.000 famiglie sono rimaste senza elettricità, senza gas, senza niente. A scuola di mia figlia, la temperatura in classe è di 13 gradi, nel rifugio antiaereo anche più bassa”.
(Serhii, abitante di Dnipro)
“Se la caldaia si accende elettricamente, come nel mio caso, allora quando non c’è elettricità non c’è riscaldamento. Posso farcela in qualche modo senza luce, ma non senza riscaldamento quando fa tanto freddo. Lavoro da casa indossando vestiti a strati, un cappello e i guanti”.
(Anna, abitante di Odessa)
“Ora sono sei giorni che siamo senza riscaldamento, per metà del tempo siamo rimasti senza luce e senza acqua corrente. Per fortuna abbiamo un fornello a gas. Mio marito ha comprato dei mattoni, li mettiamo sul fornello e cerchiamo di riscaldare l’appartamento per quello che possiamo. Allo stesso modo, coi mattoni creiamo un arco e ci mettiamo sopra delle pentole. Quando sono calde, le portiamo nelle altre stanze per riscaldarle”.
(Olha, abitante di Kyiv, madre di una bambina di due anni)