di DIMITAR DILKOFF/AFP via Getty Images
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Le proposte presentate il 27 ottobre 2026 dalla Commissione europea per riformare l’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera (Frontex) ne aumentano enormemente bilanci, poteri, personale (fino a 30.000 funzionari) e mandato, senza un corrispondente aumento delle salvaguardie sui diritti umani e degli obblighi di trasparenza.
Le priorità proposte dalla Commissione europea saranno quelle di espandere i poteri di Frontex di effettuare ritorni forzati tra stati extra-Unione europea, aprendo dunque la strada a un maggiore ruolo degli “hub” negli stati terzi; di rafforzare i controlli alle frontiere; e di operare oltre il territorio dell’Unione europea.
In questo modo, l’Unione europea rischia di rendersi complice di violazioni dei diritti umani.
Il mandato di Frontex prevede espressamente il rispetto, la protezione e la promozione dei diritti umani ma per il futuro dell’agenzia si prevede un aumento dei poteri di sorveglianza e dei controlli delle frontiere e, dunque, un maggior numero di persone intrappolate in violazioni dei diritti umani.
Mentre in tutta Europa le persone protestano per la crisi degli alloggi e gli insufficienti finanziamenti all’istruzione e ai servizi pubblici, la Commissione europea continua a presentare il controllo dell’immigrazione come la sfida esistenziale del continente, attribuendo risorse sproporzionate alle procedure di espulsione e al rafforzamento dei controlli alle frontiere.
Da tempo Amnesty International esprime preoccupazione per la sorveglianza aerea di Frontex nel Mediterraneo, nel contesto degli intercettamenti illegali di persone migranti e rifugiate da parte della cosiddetta guardia costiera libica. Parimenti preoccupanti sono le operazioni di Frontex all’interno dell’Unione europea, incompatibili con le leggi dell’Unione europea e col diritto internazionale dei rifugiati.