Uiguro estradato in Cina con accuse politicamente motivate di 'terrorismo' - Amnesty International Italia

Uiguro estradato in Cina con accuse politicamente motivate di ‘terrorismo’

16 giugno 2011

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Ershidin Israil, un insegnante uiguro, è stato estradato il 30 maggio 2011 dal Kazakistan in Cina sulla base di un mandato di cattura per ‘terrorismo’, spiccato nel 2009 dopo che l’uomo aveva denunciato in un’intervista a un giornalista straniero la morte in custodia di un giovane uiguro, Shohret Tursun, sulla scia dei disordini del luglio di quell’anno a Urumqi, nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang.

Secondo quanto riferito il 14 giugno dal ministro degli Esteri cinese, Israil sarà trattenuto in quanto è tra i ‘principali sospetti terroristi’, sebbene le accuse nei suoi confronti non siano state comprovate.

A quanto pare, il suo unico crimine è stato aver denunciato una violazione dei diritti umani. Viveva liberamente prima di fuggire dal paese e sembra essere diventato uno ‘dei maggiori sospettati di terrorismo’ dopo aver divulgato al mondo una storia di tortura all’interno delle carceri cinesi‘ – ha dichiarato Sam Zarifi, direttore del Programma Asia Pacifico di Amnesty International. ‘Per questo è un prigioniero di coscienza, detenuto solo per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione e le autorità cinesi devono rilasciarlo. Adesso rischia di essere torturato e di subire un processo iniquo‘.

Israil era fuggito a piedi in Kazakistan dalla Cina nel settembre del 2009, qualche giorno dopo aver rilasciato l’intervista. L’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) in Kazakistan gli aveva concesso lo status di rifugiato nel marzo 2010 e doveva essere trasferito in Svezia il 1° aprile. Invece, è rimasto in Kazakistan e le autorità locali hanno proceduto all’arresto nel giugno 2010, tenendolo in carcere fino alla recente estradizione.
Il 3 maggio 2011, l’Unhcr ha revocato lo status di rifugiato a Israil, sembra a causa delle pressioni da parte delle autorità cinesi e kazache. L’Unhcr si è rifiutato di rivelare i motivi della sua decisione.

Diversi cittadini cinesi sono stati accusati e condannati a lunghe pene detentive solo per aver fornito a fonti straniere informazioni ritenute sensibili dalle autorità di Pechino.