Un sms contro la mortalità materna - Amnesty International Italia

Un sms contro la mortalità materna

19 novembre 2010

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La mortalità materna è una delle più insopportabili conseguenze della povertà. Ogni anno nel mondo 350.000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. Molte di loro muoiono tra sofferenze atroci. Alcune a casa, senza l’assistenza di personale medico; altre mentre cercano di raggiungere un ospedale, a piedi, in auto o in motocicletta; altre ancora in un letto d’ospedale perché non sono state curate in tempo. La maggior parte di queste donne vive in povertà e risiede nei Paesi in via di sviluppo, tuttavia, anche nei cosiddetti paesi ricchi le donne che appartengono a minoranze etniche vanno spesso incontro a ostacoli nell’ottenere l’assistenza sanitaria cui hanno diritto.

Per fermare questa tragedia Amnesty International ha lanciato una campagna mondiale per chiedere ai governi che l’assistenza ostetrica d’urgenza sia disponibile per ogni donna, che siano eliminati i costi che ostacolano l’accesso alle cure mediche di base e che sia rispettato e tutelato il diritto delle donne al controllo sulla loro vita sessuale e riproduttiva.

Dal 21 novembre al 12 dicembre 2010 è possibile sostenere la campagna di Amnesty International “Contro la mortalità materna”  attraverso il numero 45506 inviando un sms del valore di 2 euro da cellulare privato Tim, Vodafone, Wind, 3 e CoopVoce o chiamando lo stesso numero da rete fissa e donare così 5 o 10 euro da Telecom Italia oppure 5 euro da Infostrada.

Grazie alle donazioni Amnesty International potrà realizzare una serie di interventi concreti in Perù, uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità materna di tutta l’America Latina, in Sierra Leone, dove, più che in qualsiasi altra parte del mondo, le donne rischiano di perdere la vita durante il parto, in Burkina Faso, dove ogni anno 2000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza, e nei ricchi Stati Uniti d’America in cui, nonostante la spesa sanitaria sia tra le più alte nel mondo, a morire sono ancora le donne che appartengono a minoranze etniche o a comunità native.