"Una decisione deludente": Amnesty International deplora il verdetto che conferma la condanna di Anni Lanz - Amnesty International Italia

“Una decisione deludente”: Amnesty International deplora il verdetto che conferma la condanna di Anni Lanz

22 agosto 2019

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Il verdetto del Tribunale cantonale è una triste sconfitta per tutte le persone che si impegnano in favore dei diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e degli esiliati. Anni Lanz ha agito spinta unicamente dalla compassione, e questa punizione è estremamente ingiusta“, ha dichiarato Muriel Trummer, esperta di asilo per Amnesty Svizzera, che ha seguito l’udienza.

In un primo tempo Anni Lanz era stata condannata a una pena pecuniaria sospesa condizionalmente per aver “favorito l’entrata illegale sul territorio“. A causa dell’esigua gravità dell’infrazione, il Tribunale distrettuale di Briga aveva ridotto la pena ad una semplice multa. Questa condanna è stata confermata dal Tribunale cantonale vallesano. Il verdetto ora potrebbe ancora venir portato in appello davanti al Tribunale federale.

Anni Lanz non è un passatore. Spinta dalla compassione ha aiutato una persona che era in una situazione disperata. Il tribunale avrebbe potuto riconoscerlo e assolvere Anni Lanz – la legge applicabile l’avrebbe permesso. Il Tribunale cantonale ha perso questa occasione e ha invece condannato una persona che ha dato prova di carità e coraggio civile“.

Perché devo giustificare le mie azioni? Perché la Svizzera e l’Italia non devono giustificarsi? Le autorità svizzere dovrebbero infatti spiegare perché, andando contro l’opinione dei medici curanti, hanno separato una persona con tendenze suicide e fortemente traumatizzata dalla sorella per rinviarla in Italia, dove è stato completamente abbandonato a se stesso“, ha dichiarato Anni Lanz.

La solidarietà non dovrebbe mai essere perseguita. Le autorità svizzere si devono occupare dei passatori che approfittano della disperazione degli esseri umani per arricchirsi, e non accanirsi sui cittadini che agiscono per solidarietà“, ha dichiarato Muriel Trummer.

Le autorità svizzere dovrebbero anche essere più flessibili nell’applicazione del regolamento Dublino nei confronti delle persone particolarmente vulnerabili – come nel caso di questo giovane afgano affetto da gravi traumi psichici, la cui famiglia vive in Svizzera. Le autorità devono entrare in materia sulle loro domande d’asilo invece di rinviarle verso dei paesi europei nei quali sappiamo che i bisogni delle persone vulnerabili non saranno soddisfatti“.

Rigida applicazione degli accordi di Dublino da parte Svizzera

Dei rapporti medici raccomandavano di non rinviare in Italia il giovane afgano, che aveva alle spalle diversi tentativi di suicidi, e di lasciarlo alloggiare a casa di sua sorella, in Svizzera. Il suo stato mentale si era ulteriormente aggravato dopo aver saputo della morte di sua moglie e del loro figlio, in Afghanistan.

I medici avevano sconsigliato il rinvio in Italia poiché ritenevano che ci fosse un alto rischio di peggioramento delle sue condizioni di salute e che tentasse nuovamente il suicidio a causa della separazione dalla sua famiglia.

Le autorità competenti in materia di asilo non hanno tenuto conto di queste raccomandazioni, ordinando il rinvio in Italia secondo il regolamento Dublino. Quando Anni Lanz ha saputo che il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Milano non poteva ospitarlo e che dormiva all’addiaccio con temperature vicine ai meno 10 gradi, è immediatamente partita per l’Italia.

Lo ha ritrovato in uno stato pietoso alla stazione di Domodossola. L’unica soluzione sensata le è
sembrata quella di riportarlo in Svizzera. Alla frontiera di Gondo però la polizia l’ha fermata e in seguito è stata sanzionata per aver “facilitato l’entrata illegale in Svizzera” (art.116 della Legge sugli stranieri e la loro integrazione).

Situazione particolarmente difficile in Italia per i richiedenti asilo vulnerabili

La Svizzera deve tenere in considerazione la recente degradazione delle condizione di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia e applicare il regolamento Dublino con maggiore flessibilità per evitare che altre persone vulnerabili si trovino per strada, senza accesso alle cure di cui hanno urgentemente bisogno“, ha dichiarato Muriel Trummer.

Le condizioni di accoglienza già precarie in Italia sono ulteriormente aggravate dal decreto Salvini del 5 ottobre 2018, adottato dalla Camera dei deputati a fine novembre 2018, che prevede – tra le altre misure – che i richiedenti asilo vulnerabili, incluse le persone rinviate nell’ambito della procedura Dublino, non hanno più accesso al sistema SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – centri adattati all’accoglienza di persone vulnerabili) ma devono essere alloggiate in grandi centri collettivi o in centri per l’accoglienza d’emergenza. I richiedenti asilo hanno accesso alle cure mediche solo nei centri collettivi o d’urgenza in cui sono registrati dove il personale medico è sovraccarico e le cure limitate. Al di fuori di questi centri i richiedenti asilo hanno accesso unicamente alle cure d’emergenza.

Contesto

La basilese Anni Lanz si batte instancabilmente e da diversi decenni per i diritti delle persone in fuga da guerre, conflitti e persecuzioni. È stata per molti anni la direttrice dell’organizzazione Solidarité sans Frontières.

Ovunque nel mondo le persone che intervengono in aiuto alle persone migranti, ai richiedenti asilo e alle persone esiliate sono vittime di una campagna di repressione e denigratoria.

In Svizzera altre persone sono perseguite per aver aiutato delle persone in difficoltà che non avevano i documenti corretti. Questo anche quando il loro sostegno è disinteressato e semplicemente motivato dalla compassione.

Nell’ambito della campagna LIBERO Amnesty sostiene una petizione che chiede una revisione dell’articolo 116 della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, per far sì che la giustizia non possa più criminalizzare delle persone che prestano assistenza a partire dal momento che l’atto sia disinteressato e che non ne traggano profitto economico.