Usa: dal presidente Obama messaggi contrastanti sulla lotta al terrorismo nei suoi primi 100 giorni - Amnesty International Italia

Usa: dal presidente Obama messaggi contrastanti sulla lotta al terrorismo nei suoi primi 100 giorni

29 aprile 2009

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Usa: secondo Amnesty International, dal presidente Obama messaggi contrastanti sulla lotta al terrorismo nei suoi primi 100 giorni

CS058: 29/04/2009

Secondo Amnesty International, i primi 100 giorni della presidenza Obama sono stati caratterizzati da ‘promesse di cambiamento accompagnate da azioni limitate’ nel campo della lotta al terrorismo.

I provvedimenti presi entro le prime 48 ore dall’insediamento, e cioè chiudere Guantánamo entro un anno, porre fine alle detenzioni segrete ad opera della Cia e spezzare il clima di segretezza che copriva l’operato dell’amministrazione Bush, sono stati molto positivi‘ – ha affermato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. ‘Ma questa politica di chiusura e apertura non sarà completa fino a quando non sarà seguita dalla fine di ogni detenzione illegale, dalla consegna alla giustizia di tutte le persone responsabili delle torture e delle altre gravi violazioni dei diritti umani perpetrate durante l’amministrazione Bush e, infine, dalla previsione di rimedi giudiziari effettivi per le vittime‘.

Abbiamo assistito a importanti sviluppi positivi in questi primi 100 giorni, ma alcune azioni restano incomplete e altre ancora sono tutte da avviare, per esempio a Bagram, Afghanistan, dove per centinaia di persone ancora detenute non ci sono soluzioni in vista‘ – ha aggiunto Irene Khan.

In occasione dei primi 100 giorni della presidenza Obama, Amnesty International ha diffuso un rapporto che analizza l’operato delle nuova amministrazione sulle politiche di detenzione nel contesto della guerra al terrore.

Il documento mette in evidenza una serie di sviluppi positivi che hanno avuto luogo già il terzo giorno dopo l’insediamento del presidente Obama, come la promulgazione degli ordini esecutivi sulla chiusura di Guantánamo, la fine del programma della Cia di detenzioni segrete a lungo termine e l’adozione di nuovi standard per gli interrogatori, che dovrebbero escludere le cosiddette tecniche di ‘interrogatorio avanzato’.

Amnesty International ha anche notato una serie di messaggi contrastanti, specificamente quando il presidente Obama e la sua amministrazione:

hanno reso pubblici quattro memorandum in cui si autorizzava la Cia a usare tecniche di interrogatorio costituenti tortura e altri maltrattamenti nei confronti di prigionieri detenuti in centri segreti diretti dalla stessa agenzia. Il presidente Obama ha condannato l’uso della tortura ma ha affermato che coloro che avevano perpetrato quei crimini non sarebbero stati portati di fronte alla giustizia nei casi in cui avevano seguito le direttive legali del dipartimento della Giustizia. Il presidente ha posto l’accento sul fatto che egli preferisce guardare avanti e non al passato e ha aggiunto che spetta al Procuratore generale decidere se avviare o meno le indagini ‘su coloro che hanno formulato quelle decisioni legali’, sottolineando che egli non intendeva ‘anticipare un giudizio’ su questo aspetto;
hanno emanato un ordine esecutivo sulla chiusura del centro di detenzione di Guantánamo senza prendere l’impegno di processare i detenuti in un tribunale civile o rilasciarli, lasciando così nell’incertezza sul proprio futuro 240 detenuti;
hanno promesso che i casi dei detenuti di Guantánamo sarebbero stati rivisti ‘uno dopo l’altro e il più velocemente possibile’ per determinare chi avrebbe potuto essere trasferito o rilasciato. Tuttavia, dopo anni di prigionia seguiti da mesi sotto l’attuale amministrazione, a partire da gennaio nessun detenuto è stato processato e solo uno è stato rilasciato. Inoltre, molti rimangono in detenzione a tempo indeterminato, sebbene siano trascorsi mesi da quando i giudici federali americani ne hanno ordinato il rilascio immediato;
hanno ordinato alla Cia di chiudere le strutture di detenzione segreta e hanno proibito all’agenzia di utilizzarle in futuro, ma hanno lasciato aperta la possibilità che la Cia possa rapire e trattenere persone in strutture definite ‘a breve termine e transitorie”;
hanno emanato un ordine esecutivo che vieta l’uso della tortura e degli altri maltrattamenti ma al contempo hanno fatto proprio, senza riserve, il Manuale operativo delle forze armate, che può autorizzare la privazione prolungata del sonno e l’isolamento, così come la manipolazione delle paure dei detenuti in forma tale da violare la proibizione internazionale della tortura e degli altri maltrattamenti;
hanno annunciato che avrebbero preso le distanze dal clima di segretezza dell’amministrazione Bush, ma hanno invocato il segreto di stato, bloccando di fatto l’accesso a un rimedio legale per le violazioni dei diritti umani, e rifiutato di fornire informazioni pubbliche sui 500 uomini che si ritiene siano detenuti nella base militare Usa di Bagram, Afghanistan;
hanno apparentemente cessato di usare le espressioni ‘guerra al terrore’ o ‘combattente nemico’, ma continuano a basarsi sulle leggi di guerra piuttosto che considerare la giustizia penale ordinaria e i diritti umani come l’architrave delle misure contro il terrorismo.

Il rapporto di Amnesty International mette in luce l’assenza di passi avanti in tema di diritti umani quando il presidente Obama e la sua amministrazione:

hanno stabilito che gli agenti della Cia che avevano seguito le direttive legali del dipartimento della Giustizia nel compiere il loro dovere non saranno perseguibili, a quanto pare anche se hanno commesso torture (per esempio ricorrendo alla pratica del ‘waterboarding’). Questo equivale a garantire l’impunità ai responsabili di atti di tortura e contravviene al diritto internazionale;
hanno espresso opposizione a ogni tentativo di esercitare il diritto a una revisione giudiziaria, nei tribunali americani, da parte dei cittadini stranieri detenuti nella base aerea di Bagram, Afghanistan;
non hanno adottato misure concrete per favorire l’accertamento delle responsabilità per le massicce violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della ‘guerra al terrore’. Verso la fine dei 100 giorni, comunque, il presidente Obama ha prospettato un certo supporto in favore di un percorso ‘bipartisan’ per esaminare le politiche e le pratiche del passato. Amnesty International chiede dal 2004 una commissione d’inchiesta indipendente su tutti gli aspetti delle pratiche di detenzione e di interrogatorio che l’amministrazione Bush ha usato in nome della ‘guerra al terrore’.

La domanda che stiamo ponendo è se la promessa di cambiamento del presidente Obama e i passi iniziali presi dalla sua amministrazione preludano o meno a un fondamentale, sostanziale e duraturo cambiamento verso il rispetto dei diritti umani nella lotta contro il terrorismo. Amnesty International continuerà a svolgere campagne in tale direzione, nei giorni, nei mesi e negli anni a venire‘ – ha concluso Irene Khan.

FINE DEL COMUNICATO                                                                           Roma, 29 aprile 2009

Il rapporto in inglese ‘Messaggi contrastanti: la lotta al terrorismo e i diritti umani nei primi 100 della presidenza Obama’ è disponibile on line.

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Guarda il video ‘Mixed messages from President Obama after 100 days’