di Ana Laura Alba
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In un nuovo rapporto sugli Usa diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato massicce violazioni dei diritti umani commesse dall’Agenzia per il controllo delle dogane e dell’immigrazione (Ice), dall’Agenzia delle dogane e della polizia di frontiera (Cbp) e da altre agenzie federali durante quattro operazioni militarizzate e su vasta scala contro l’immigrazione a Chicago, Minneapolis-St Paul, New Orleans e Washington DC, ordinate dall’amministrazione Trump.
Il rapporto, intitolato “Noi avevamo i fischietti, loro le armi”, denuncia il sistema di detenzioni ed espulsioni voluto dall’amministrazione Trump, alimentato da narrazioni false, xenofobe e razziste, i cui obiettivi sono arrestare e cacciare dagli Usa il maggior numero possibile di persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate e, in forma più ampia, seminare la paura all’interno delle comunità migranti residenti negli Usa.
“Il nostro rapporto documenta un agghiacciante schema di violazioni dei diritti umani. Che l’Ice violasse i diritti umani non era una novità ma il livello ha raggiunto un nuovo, pericoloso picco”, ha dichiarato Nadia Daar, direttrice generale di Amnesty International Usa.
L’amministrazione Usa è responsabile di uccisioni illegali, alcune delle quali potrebbero costituire esecuzioni extragiudiziali; detenzioni arbitrarie e discriminatorie in isolamento dal mondo esterno, comprese possibili sparizioni forzate e che potrebbero in alcuni casi corrispondere a tortura; repressione violenta delle proteste pacifiche e altro ancora. Sulla base di quanto ha verificato, oggi Amnesty International si è unita a coloro che chiedono l’immediata abolizione dell’Ice.
Le violazioni commesse dall’Ice non sono state isolate né eccezionali bensì parte di uno schema ricorrente da cui sono derivate conseguenze devastanti per le persone migranti e per le loro intere comunità.
“Quando agenti federali dal volto coperto e armati attaccano impunemente le persone in mezzo alla strada non rendono le nostre comunità più sicure: al contrario, mettono in pericolo chiunque. L’Ice non è riformabile. Se l’amministrazione Usa vuole avere un sistema di gestione dell’immigrazione che rispetti le norme e gli standard del diritto internazionale sui diritti umani, allora l’Ice dev’essere abolita e occorre ripartire da capo”, ha aggiunto Daar.
L’Ice venne creata nel 2003, quando dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 s’impose un modello di sicurezza estremamente problematico. Da allora, Amnesty International e altre organizzazioni hanno denunciato le violazioni dei diritti umani commesse dall’agenzia e la preoccupante assenza di supervisione e di assunzione di responsabilità. Ma è dal gennaio 2025 che la dimensione e l’orrore delle operazioni dell’Ice, finanziate da miliardi di dollari e alimentate da una persistente impunità, hanno raggiunto nuovi livelli.
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In tutte e quattro le operazioni dell’Ice esaminate, Amnesty International ha riscontrato arresti arbitrari basati sulla discriminazione razziale; minacce, intimidazioni, trattamenti degradanti e uso ingiustificato della forza; ricorso alla forza letale e conseguenti uccisioni illegali che dovrebbero essere indagate come esecuzioni extragiudiziali; repressione delle proteste mediante l’uso di armi meno letali come i gas lacrimogeni e gli spray al peperoncino; uso illegale di tecnologie di sorveglianza e di riconoscimento facciale; condizioni di detenzione inumane e diniego del giusto processo, che dovrebbero essere indagate come tortura; detenzioni illegali in isolamento dal mondo esterno e possibili sparizioni forzate.
Gli agenti federali dell’Ice hanno operato all’interno di un contesto istituzionale, ampiamente sostenuto e ampliato dall’amministrazione Trump, nel quale prassi violente e discriminatorie in materia d’immigrazione sono state incoraggiate da alti funzionari dello stato, compreso lo stesso presidente Trump: gli agenti hanno frequentemente operato senza identificarsi e col volto coperto; le garanzie per prevenire e punire comportamenti illegali sono state indebolite se non smantellate; alle violazioni dei diritti umani hanno raramente fatto seguito indagini concrete e accertamento delle responsabilità.
Liish Kozlowski, deputata del Minnesota, ha raccontato uno dei tanti casi di profilazione razziale da parte dell’Ice.
“Mia cugina era a bordo della sua automobile insieme al marito. Stava andando al lavoro. Improvvisamente sono comparsi gli agenti dell’Ice, alla ricerca di persone nere e marroni. Hanno rotto il finestrino dal suo lato iniziando a urlarle di tutto. Lei era incinta. Suo marito ha detto: ‘Lei è nativa americana, ecco la sua carta d’identità’. Un agente dell’Ice ha risposto: ‘Non me ne frega un c…, ora questa terra è nostra’”.
“Applicare la profilazione razziale, portare via persone in mezzo alla strada, separare i nuclei familiari e mettere le persone arbitrariamente in carcere sono prassi non solo crudeli e illegali, ma anche profondamente dannose: provocano paura, stress psicologico e problemi di salute di lunga durata ai figli, ad altri familiari e a intere comunità”, ha commentato Ana Piquer, direttrice di Amnesty International per le Americhe.
Il rapporto descrive come le comunità si siano unite per resistere e proteggersi a vicenda. Queste reti solidali hanno svolto un ruolo essenziale per denunciare le violazioni dei diritti umani: hanno tutelato i vicini di casa, hanno organizzato seminari su come monitorare il rispetto della costituzione, hanno allestito sistemi di risposta rapida, ad esempio accompagnare i bambini e le bambine ai pullman scolastici e altro ancora. Le proteste sono state un importante strumento di resistenza e proprio per questo sono state spesso oggetto di ulteriori azioni illegali da parte dell’Ice e del Cbp.
A Chicago, per esempio, il centro di smistamento e di processamento delle persone migranti di Broadview è diventato il luogo simbolo delle proteste. Il reverendo David Black, che si recava spesso a Broadview per dire messa, ha raccontato:
“L’escalation di violenza dell’Ice e del Cbp mentre stavamo soltanto pregando e cantando è stata una cosa terribile”.
Durante una delle funzioni religiose che stava dirigendo, il reverendo Black si è rivolto a tre agenti federali che si trovavano sul tetto della struttura, chiedendo loro di pentirsi. Per tutta risposta, lo hanno colpito al volto, alle braccia e al tronco con pallottole esplodenti di spray al peperoncino.
Per redigere il suo rapporto, Amnesty International ha intervistato 154 persone che hanno permesso di concludere che le violazioni dei diritti umani riscontrate non sono state casi locali isolati ma hanno fatto parte di uno schema applicato a livello nazionale.
“Spezza il cuore vedere il dolore e la sofferenza causati dalla demonizzazione e dalla criminalizzazione delle persone migranti da parte dell’amministrazione Trump. Ma sono speranzosa: le comunità si sono strette a protezione delle persone colpite e, in alcuni casi, hanno costretto a fare marcia indietro. Ora occorre chiamare le autorità di governo a rispondere di questo regno del terrore e dobbiamo continuare a chiedere un sistema di gestione dell’immigrazione basato sui diritti e sulla dignità, non sulla crudeltà”, ha concluso Daar.