Usa: pena di morte - Amnesty International Italia

Usa: pena di morte

30 gennaio 2006

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Usa: rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nei confronti di persone affette da malattia mentale

CS12-2006: 31/01/2006

Negli Stati Uniti d’America centinaia di persone affette da gravi forme di malattia mentale sono danneggiate da un sistema sanitario troppo lento nell’aiutarle e da un sistema giudiziario troppo veloce nel mandarle a morte.’ È quanto dichiarato oggi da Amnesty International, in un rapporto dedicato all’applicazione della pena capitale nei confronti di persone affette da malattia mentale negli Usa.

Il rapporto mette in luce i problemi sistemici relativi a questo tipo di disturbo mentale e descrive i casi di 100 prigionieri affetti da gravi forme di malattia mentale messi a morte dal 1977, il 10% del totale delle esecuzioni nel paese.

Lo studio di Amnesty International denuncia profonde carenze sia nel sistema sanitario che in quello giudiziario e illustra la drammatica situazione dei detenuti con malattia mentale attualmente rinchiusi nel braccio della morte: secondo l’Associazione nazionale della salute mentale, essi costituiscono dal 5 al 10% del totale dei 3400 prigionieri in attesa di esecuzione.

L’esecuzione di persone che soffrono di gravi forme di malattia mentale è una pratica crudele e inumana, su cui da troppo tempo si sta chiudendo un occhio‘ – ha dichiarato Susan Lee, direttrice del Programma Americhe di Amnesty International. ‘Pregiudizio e ignoranza alimentano la paura del diverso e per molta gente è più semplice mettere a morte l’autore di un crimine affetto da malattia mentale, piuttosto che trovare una soluzione basata su un efficace trattamento sanitario‘.

Un caso esemplare, citato nel rapporto, è quello di Scott Panetti, condannato a morte in Texas nel 1995 per aver ucciso i suoi genitori adottivi tre anni prima. In passato Panetti era stato ricoverato più volte in ospedale, anche per episodi di schizofrenia che gli causavano allucinazioni auditive e visive. Nel corso del processo Panetti, che si presentò vestito da cowboy e scelse di difendersi da solo, disse che mentre abbandonava il luogo del delitto i demoni ridevano prendendosi gioco di lui. Un medico che assistette alle udienze affermò che ‘Scott era completamente ignaro dell’effetto delle sue parole e delle sue azioni. I giurati gli lanciavano occhiate ostili e lo guardavano con disprezzo mentre farfugliava e faceva cose prive di senso‘. Panetti è ancora nel braccio della morte, in attesa d’esecuzione.

Nel giugno del 2002 la Corte suprema Usa ha messo al bando la pena di morte per le persone affette da ritardo mentale, con la motivazione che questo tipo di disturbo attenua la responsabilità personale e che è difficile, in casi del genere, giustificare il ricorso all’argomento della deterrenza.

Ritardo mentale e malattia mentale non si equivalgono, ma i sintomi possono produrre conseguenze simili: una persona affetta da malattia mentale e in preda al delirio può avere pensieri privi di logica e agire d’impulso. C’è una profonda incoerenza tra escludere la pena di morte per persone con ritardo mentale e lasciarla in vigore per quelle con malattia mentale‘ – ha commentato Susan Lee. ‘La pena di morte è una punizione fortemente politicizzata. Da troppo tempo chi fa politica negli Usa non riesce a mostrare agli elettori una prova misurabile che l’omicidio giudiziario offra una soluzione costruttiva nei confronti del crimine violento, per non parlare poi dell’ingiustizia nei confronti di persone affette da malattia mentale condannate a morte‘.

Secondo il rapporto di Amnesty International, il caso di Scott Panetti è emblematico e rappresenta efficacemente le circostanze in cui persone con gravi forme di malattia mentale sono condannate alla pena capitale e messe a morte. In molti casi, gli imputati non comprendono le accuse o non si rendono conto della gravità del crimine commesso. Talvolta, prima del processo, sono sottoposti a un forte trattamento medico in modo da essere percepiti dalle giurie come persone prive di rimorso, argomento che i giurati considerano un’aggravante e che li spinge a chiedere la condanna a morte.

Negli Stati Uniti d’America il condannato a morte deve essere consapevole dell’imminente esecuzione e delle ragioni per cui la sentenza sta per essere applicata, per questo motivo, prima dell’esecuzione alcuni prigionieri sono stati sottoposti a terapia farmacologica in modo da ripristinarne la ‘competenza mentale’ necessaria.

Amnesty International chiede a tutte le autorità statunitensi di mettere immediatamente al bando la pena di morte per gli autori di reati affetti da malattia mentale e di porre fine una volta per tutte a un sistema di giustizia capitale iniquo e pieno di errori. Inoltre, l’organizzazione chiede ai pubblici ufficiali di ogni livello precise garanzie affinché le richieste di aiuto da parte di coloro che soffrono di malattia mentale non rimangano senza risposta e che sia assicurato un trattamento medico adeguato a tutti coloro che ne hanno un primario bisogno.

Ulteriori informazioni:

Secondo le più autorevoli fonti sulle definizioni mediche – la Classificazione internazionale delle malattie, redatta dall’Organizzazione mondiale della sanità e il Manuale diagnostico e statistico dell’Associazione degli psichiatri americani – viene definita malattia mentale un disturbo legato a disordini di umore, di pensiero e di comportamento. La malattia mentale è indipendente dall’intelligenza e, in alcuni casi, può essere curata efficacemente, come nei casi di depressione, ansia e psicosi. La definizione di ritardo mentale, invece, si riferisce a un incompleto sviluppo delle capacità intellettuali. Questo tipo di disturbo comincia nell’infanzia ed è irreversibile. Sebbene un’educazione appropriata possa migliorare la qualità della vita di coloro che sono soggetti a questo tipo di disabilità, il ritardo mentale non è curabile. Entrambe queste definizioni rientrano nella più ampia classificazione di disturbo mentale.

FINE DEL COMUNICATO                                              Roma, 31 gennaio 2006

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