Usa, vietare le condanne a ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola per i minorenni! - Amnesty International Italia

Usa, vietare le condanne a ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola per i minorenni!

29 novembre 2011

Tempo di lettura stimato: 7'

In un nuovo rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha dichiarato che gli Usa devono vietare le condanne all’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola per i minorenni. L’organizzazione per i diritti umani ha anche sollecitato le autorità statunitensi a riesaminare i casi di oltre 2500 prigionieri che si trovano in tale condizione, anche per reati commessi all’età di 11 anni.

Negli Usa, chi ha meno di 18 anni non può votare, acquistare alcoolici e biglietti della lotteria o dare il consenso alla maggior parte delle cure mediche. Può però essere condannato a morire in prigione a causa delle sue azioni e questo deve cambiare‘ – ha dichiarato Natacha Mension, campaigner di Amnesty International sugli Usa.

Gli Usa sono l’unico paese al mondo a imporre condanne all’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola. Questa pena può essere inflitta automaticamente nei confronti di imputati minorenni, senza dunque prendere in considerazione circostanze attenuanti, come un passato di traumi e di abusi, il livello di coinvolgimento nel reato, le condizioni di salute mentale o la propensione alla riabilitazione.

Non intendiamo scusare i crimini commessi da questi minorenni né minimizzarne le conseguenze. La realtà pura e semplice è però che queste condanne ignorano la particolare predisposizione alla riabilitazione e al cambiamento che possono avere i criminali in giovane età‘ – ha precisato Mension.

Nel maggio 2010, la Corte suprema degli Usa ha stabilito che l’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola è ‘una pena particolarmente severa nei confronti di un minorenne’, dato che questi trascorrerà in media più anni in carcere e passerà la maggior parte della sua vita in prigione, rispetto a un criminale adulto. ‘Una persona di 16 anni e una persona di 75 anni, condannati all’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola, ricevono la stessa punizione solo sulla carta’.

Diciotto mesi dopo aver proibito questo genere di condanna per i reati non collegati a un omicidio commessi da persone di età inferiore a 18 anni, l’8 novembre di quest’anno la stessa Corte suprema ha accettato di esaminare la questione in relazione ai reati che includono un omicidio. La decisione è attesa non prima della metà del 2012.

La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, entrata in vigore oltre due decenni fa, proibisce espressamente l’imposizione della condanna all’ergastolo senza possibilità di rilascio per i reati, di qualsiasi gravità siano, commessi da persone di età inferiore a 18 anni. Tutti i paesi del mondo, a parte gli Usa e la Somalia, l’hanno ratificata.

È arrivato, da molto tempo, il momento che gli Usa ratifichino la Convenzione, senza riserve o altre limitazioni, e applichino in pieno il divieto di imporre la condanna all’ergastolo senza possibilità di rilascio nei confronti dei minorenni, anche in relazione ai prigionieri già condannati‘ – ha affermato Mension.

Il rapporto, intitolatoEcco il posto dove morirò‘, descrive le storie di tre prigionieri, Jacqueline Montanez, David Young e Christi Cheramie.

Proprio oggi Christi Cheramie, che sta scontando la condanna all’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola, presenta richiesta di clemenza al Comitato per il rilascio sulla parola della Louisiana.

È stata condannata all’ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola nel 1994, quando aveva 16 anni, per omicidio di secondo grado nell’uccisione della prozia del fidanzato. Christi Cheriamie che ha attualmente 33 anni, sostiene che l’omicidio sia stato commesso dal fidanzato.

Al processo, celebrato in un tribunale per adulti, si dichiarò colpevole poco prima dell’inizio dell’udienza, temendo che altrimenti sarebbe stata condannata a morte. La sua ammissione di colpevolezza le ha impedito di ricorrere in appello contro l’accusa e la condanna.

Uno psichiatra, esaminando Christi Cheramie prima del processo, la definì ‘depressa, dipendente e insicura, timorosa di mettersi contro’ il fidanzato. L’infanzia di Christi Cheramie è stata segnata da abusi sessuali. A 13 anni, venne ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo aver tentato per due volte il suicidio,

Il suo caso venne assegnato a un tribunale per adulti prima che potesse svolgersi un’udienza di fronte a un giudice, durante la quale avrebbero potuto essere prese in considerazione circostanze attenuanti quali le sue condizioni di salute mentale o la propensione alla riabilitazione.

Nel 2001, Christi Cheramie ha tentato di ritrattare la sua ammissione di colpevolezza, sostenendo che quando l’aveva resa non conosceva la procedura né si era resa conto di cosa volesse dire dichiararsi colpevole di omicidio di secondo grado. Il suo appello è stato respinto.

Dopo aver trascorso la metà della sua vita in prigione, Christi Cheramie afferma di essere cambiata da molti punti di vista. Ha ottenuto un diploma equivalente di scuola superiore e una laurea in Scienze agrarie, materia su cui tiene corsi in prigione. Una guardia carceraria ha detto che ‘merita una seconda possibilità’.

FINE DEL COMUNICATO                                                  Roma, 30 novembre 2011

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