Uzbekistan: il governo spia cittadini anche all'estero - Amnesty International Italia

Uzbekistan: il governo spia cittadini anche all’estero

31 marzo 2017

Tempo di lettura stimato: 7'

Nel rapporto “Ti troveremo ovunque” i ricercatori di Amnesty International accusano il governo dell’Uzbekistan di sorvegliare illegalmente i suoi cittadini e di alimentare un clima di paura e incertezza tra gli uzbechi che si trovano in Europa.

La ricerca prende in esame l’impatto delle politiche di sorveglianza del governo uzbeco nei confronti di sette persone che si trovano all’interno e all’esterno del paese: tra queste, vi sono un rifugiato che vive in Svezia, la cui corrispondenza con i parenti in patria è stata intercettata, e una giornalista costretta a fuggire in Francia perché sorvegliata dai servizi segreti uzbechi.

Il nostro rapporto rivela fino a che punto la sorveglianza di massa colpisca i diritti umani dei cittadini uzbechi, e non solo all’interno del paese“, ha dichiarato Joshua Franco, ricercatore su Tecnologia e diritti umani di Amnesty International.

In Uzbekistan, le autorità hanno dato vita a un clima di sospetto in cui la sorveglianza o la percezione di essere sorvegliati sono un aspetto costante della vita dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e degli attivisti politici“, ha affermato Franco.

Ma persino fuori dal paese, l’effetto della sorveglianza è avvertito fortemente. La paura provoca separazione tra le famiglie: i rifugiati hanno il terrore di contattare i loro parenti in patria a causa del terribile pericolo in cui potrebbero metterli“, ha sottolineato Franco.

Dilshod (non è il suo vero nome), un rifugiato che vive in Svezia, non è più in contatto coi suoi familiari da quando, a seguito di una breve telefonata, questi hanno ricevuto visite da parte della polizia. Una zia di Dilshod, quasi in punto di morte, è stata persino interrogata dai servizi segreti.

Se chiamiamo i parenti o gli amici, sentono tutto. Lo sappiamo. Qui in Svezia non subiamo pressioni né abbiamo problemi, ma se li chiamiamo li mettiamo nei guai“, ha raccontato Dilshod ad Amnesty International.

In Uzbekistan, intimidire e minacciare le famiglie per obbligarle a fornire informazioni su parenti ricercati è una prassi abituale.

Alla fine del 2014 l’account di posta elettronica di Galima Bukharbaeva, responsabile del portale indipendente UzNews.net con sede a Berlino, è stato hackerato e i contenuti delle sue mail sono stati pubblicati su siti uzbechi mettendo in pericolo i colleghi che le fornivano informazioni dal paese.
Una di loro, Gulasal Kamolova, è stata costretta a lasciare l’Uzbekistan nel 2015, dopo aver ricevuto una serie di minacce. Prima della fuga, un funzionario dei servizi segreti l’aveva avvisata: “Ovunque sarai, ti troveremo. Ovunque…“.

Da allora vive in Francia e non ha mai più contattato la famiglia:
Non sono preoccupata. Non ho niente da perdere a parte il mio lavoro e il mio lavoro ora è qui. Questa è la mia risposta alle minacce e alle persecuzioni che ho subito in Uzbekistan. Non mi preoccupo, ma so che loro sono qui. Non mi sento al sicuro ma non cedo alla paura“, ha detto Gulasal Kamolova ad Amnesty International.

Alla fine, il sito UzNews.net è stato costretto alla chiusura.

Il difensore dei diritti umani Dmitry Tikhonov ha dovuto a sua volta lasciare l’Uzbekistan dopo che i suoi dati personali, hackerati e resi pubblici, sono stati usati per minacciarlo di aprire un’inchiesta penale nei suoi confronti.
Il sistema normativo creato dal governo uzbeco in materia di sorveglianza serve solo a facilitarne l’uso massiccio, in contrasto con gli standard e le norme internazionali. Il governo può avere accesso diretto ai dati delle telecomunicazioni e non ha bisogno di autorizzazioni per applicare tutta una serie di metodi di sorveglianza.

Le autorità uzbeche hanno messo in piedi un sistema in cui la sorveglianza e la percezione di essere sorvegliati sono la regola e non l’eccezione: un ambiente in cui regna la paura, dove ogni telefonata, ogni mail e ogni messaggio di testo può non restare privato. Ne derivano restrizioni sulla vita e sulla libertà delle persone che sono insopportabili e inaccettabili“, ha commentato Franco.

Il governo deve modificare le leggi sulla sorveglianza e allinearle agli standard internazionali. Come minimo, deve assicurare che l’accesso ai dati personali sia autorizzato da un giudice e basato sul ragionevole sospetto di un comportamento criminale dell’interessato“, ha concluso Franco.

Ulteriori informazioni

In Uzbekistan, la sorveglianza aggrava una situazione già difficile per i difensori dei diritti umani, i giornalisti, gli attivisti politici e ulteriori persone. Negli ultimi anni, Amnesty International ha documentato gravi violazioni dei diritti umani tra cui detenzioni arbitrarie e diffuse torture ad opera di agenti di polizia e di funzionari dei servizi segreti.
Difensori dei diritti umani, persone che avevano espresso critiche nei confronti del governo e giornalisti indipendenti sono stati costretti a lasciare il paese per evitare gli arresti, le minacce e le intimidazioni da parte dei servizi segreti e delle autorità locali.
I pochi che rimangono nei paese sono costantemente sorvegliati da agenti in borghese. I difensori dei diritti umani e i giornalisti vengono regolarmente convocati per interrogatori nelle stazioni locali di polizia, posti agli arresti domiciliari o impediti in altro modo dal prendere parte a incontri con diplomatici stranieri o a manifestazioni pacifiche. Vengono spesso arrestati e picchiati, da agenti in divisa o da persone in borghese sospettate di lavorare per i servizi segreti.