Vertice Asem: inviare un segnale chiaro a Myanmar - Amnesty International Italia

Vertice Asem: inviare un segnale chiaro a Myanmar

22 ottobre 2008

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Vertice Asem: Amnesty International chiede di inviare un segnale chiaro a Myanmar. Lettera alla presidenza francese dell’Unione europea

CS137: 23/10/2008

Amnesty International ha sollecitato la presidenza francese dell’Unione europea (Ue) a cogliere la rara opportunità, data dal Vertice Asem di Pechino, di sedersi al tavolo con i rappresentanti della giunta militare di Myanmar, per esprimere preoccupazione per la grave situazione dei diritti umani nel paese.

In una lettera inviata alla presidenza francese, Amnesty International ha affermato che, insieme ad altre questioni legate ai diritti umani in Asia, l’Ue dovrebbe attivarsi particolarmente sulla situazione di Myanmar, dove sono detenuti attualmente circa 2100 prigionieri politici. Secondo le linee guida dell’Ue sui difensori dei diritti umani, la presidenza francese dovrebbe cogliere l’occasione per chiedere notizie su questi prigionieri, molti dei quali rischiano di subire torture.

Nella sua lettera, Amnesty International ha fornito informazioni su alcuni casi urgenti, tra cui quello di Myo Yang Naung Thein, che potrebbe essere condannato nel giro di tre settimane. Arrestato nel dicembre 2007 per aver filmato le proteste di due mesi prima, dopo l’arresto è rimasto paralizzato dalla vita in giù, probabilmente a causa delle torture cui è stato sottoposto nel corso degli interrogatori. Amnesty International ha sollecitato la presidenza francese a chiedere il suo rilascio incondizionato.

In quanto co-presidente del vertice Asem, la presidenza francese può fare in modo che la grave situazione dei diritti umani in Myanmar abbia l’attenzione che merita. La voce dell’Asem può cambiare realmente la sorte di questi prigionieri di coscienza‘ – ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso l’Ue. ‘Questa rara occasione di avviare un dialogo diretto con le autorità di Myanmar non dovrebbe essere mancata‘.

Un altro elemento di grande preoccupazione è l’offensiva militare in corso contro i civili di etnia Karen nell’est del paese, la più vasta dell’ultimo decennio e che Amnesty International a giugno aveva definito un crimine contro l’umanità. Almeno 150.000 Karen sono stati costretti a lasciare le loro terre. Amnesty International ha chiesto alla presidenza francese di fare pressione sulla giunta di Myanmar perché ponga fine a tutte le violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile.

Amnesty International, infine, teme che il processo costituzionale in corso, anziché tentare di introdurre il primato della legge, finisca per legittimare le continue violazioni dei diritti umani da parte delle autorità di Myanmar. L’Ue dovrebbe guidare gli sforzi per pretendere una modifica radicale della bozza di Costituzione.

FINE DEL COMUNICATO                                                         Roma, 23 ottobre 2008

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