Violenza, sfruttamento, stupri: rapporto di Amnesty International sulle persone disabili in Somalia - Amnesty International Italia

Violenza, sfruttamento, stupri: rapporto di Amnesty International sulle persone disabili in Somalia

11 marzo 2015

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Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International oltre due decenni di conflitto, servizi sanitari inadeguati e discriminazione hanno fatto sì che le persone disabili della Somalia rimanessero in balia di matrimoni forzati, violenza, stupri e sgomberi forzati a ripetizione. L’assenza di protezione e la discriminazione cui vanno incontro da parte delle famiglie, dell’opinione pubblica e dello stato pongono queste persone a rischio di ulteriore violenza e sfruttamento.

Per questo, Amnesty International ha chiesto al governo federale somalo di assumere un’azione decisiva per garantire che i diritti delle persone disabili siano protetti dalla legge e nella prassi quotidiana, attraverso atti politici e legislativi e la ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.

In Somalia, le persone disabili sono spesso viste come un peso o un bersaglio facile. Il governo deve impegnarsi maggiormente per proteggere i loro diritti, anziché permettere che la loro condizione le esponga a ulteriori soprusi‘ – ha dichiarato Gemma Davies, ricercatrice di Amnesty International sulla Somalia.

Matrimoni forzati, stupri e violenza

Il documento reso pubblico oggi conferma e rafforza le precedenti ricerche di Amnesty International, che avevano denunciato estese violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone disabili, tra cui lo stupro e altre forme di violenza sessuale.

Nel corso della sua nuova ricerca, condotta a Mogadiscio nel febbraio 2015, Amnesty International ha incontrato decine di persone, la maggior pare delle quali con disabilità fisica, che hanno raccontato della violenza subita, attraverso pestaggi e stupri. Donne e ragazze disabili hanno riferito di essere state costrette a sposare uomini anziani o violenti. In questo modo, i loro genitori si sarebbero sentiti alleviati dal peso di aver avuto figlie disabili.

Hannan, diventata disabile da piccola, ha raccontato come la sua famiglia l’ha costretta a sposarsi: ‘Avevo 13 anni. La mia famiglia ha deciso di darmi in sposa a un uomo, ho rifiutato e sono scappata. Hanno mandato degli uomini a inseguirmi. Mi hanno presa, mi hanno legato mani e piedi e gettato in una stanza, dove c’era quell’uomo. Mi ha picchiato sin dall’inizio. I suoi familiari dicevano che ero disabile e quindi non dovevo lamentarmi. Quell’uomo mi picchia, mi prende a schiaffi e a calci, mi stringe la gola. Quando scappo e mi rifugio a casa, mia zia mi rimanda da lui perché sono disabile‘.

Amnesty International ha incontrato numerose persone che sono state aggredite perché, in quanto disabili, erano considerate un obiettivo facile. L’uomo che ha stuprato Amran sapeva della sua disabilità fisica:

Mi sono svegliata di soprassalto e ho visto che un uomo era entrato nel mio rifugio. Mi ha messo un coltello al collo dicendomi di stare zitta, altrimenti mi avrebbe uccisa. Mi sono messa a piangere, rendendomi conto che non c’era niente da fare. Lui sapeva che ero disabile e mi ha stuprata più volte nella certezza che non avrei potuto difendermi‘.

Gli ultimi: le persone disabili e gli sgomberi forzati

La minaccia degli sgomberi incombe su tutti i profughi interni, a Mogadiscio come in altre parti della Somalia. In aggiunta a questo, le persone disabili sono costrette a vivere in aree ancora più precarie. Altre decidono di vivere insieme, in insediamenti separati, per potersi sostenere l’una con l’altra. Rispetto agli altri profughi interni, subiscono in proporzione maggiore le intimidazioni, i furti delle razioni alimentari da parte di civili o gruppi armati e il diniego delle cure mediche necessarie. Durante gli sgomberi forzati, più degli altri rischiano lo sfruttamento e la violenza.

La famiglia di Safiya è stata vittima di un’aggressione e di uno sgombero forzato nel 2014: ‘Sono venuti la prima volta e ci hanno detto che se non avessimo tolto ogni cosa entro la notte, ce la saremmo vista brutta. Poi sono andati via ma fatto buio si sono ripresentati, in quattro, col volto coperto. Volevano stuprare le nostre figlie. Mio marito ha iniziato a urlare e ha cercato di difenderle, e lo hanno ucciso. Hanno stuprato una delle mie figlie, è tornata indietro in lacrime. La mattina dopo all’alba sono tornato e hanno distrutto tutto‘.

Un gruppo di donne disabili è stato costretto a trasferirsi nel cosiddetto corridoio di Afgooye, dove l’insicurezza è elevata e l’accesso alla capitale complicato. Negli ultimi anni, queste donne sono state sgomberate numerose volte. Leyla non ha la piena funzionalità delle sue mani. Parla del quartiere di Hodan, a Mogadiscio: ‘Gli uomini d’affari volevano costruirci delle case. Hanno mandato cinque uomini armati, mentre un sesto si è messo a misurare il terreno. Mi hanno detto di prendere le mie cose e andarmene e hanno aggiunto ‘Sei una disabile, non ti vogliamo più vedere da queste parti, vattene via!

La salvezza sta nell’unione

Le persone con disabilità si sono organizzate per proteggersi e per manifestare in favore dei loro diritti. Invece di essere considerate un peso dalle loro famiglie e comunità, molte di esse vogliono essere riconosciute come agenti del cambiamento.

Hussein, un disabile di Mogadiscio, ha detto: ‘La maggior parte dei somali pensa che i disabili non possano fare niente per noi stessi. Questo ci rattrista. Siamo in grado di fare le cose ma nessuno ce ne dà l’opportunità. Nessuno lotta per i nostri diritti. Vogliamo trasmettere il nostro dolore al mondo, perché cerchi di aiutarci. In Somalia, le persone disabili sono escluse, trascurate e sottoposte alla violenza a ogni livello. Il governo federale deve agire adesso per mostrare il suo impegno a garantire i diritti umani a tutte le persone, senza discriminazione‘ – ha commentato Davies. ‘Il governo deve dare alle persone disabili la possibilità di prendere attivamente parte ai processi decisionali, specialmente a quelli che più le coinvolgono, come il processo di revisione costituzionale e la stesura di leggi e politiche relative alle persone disabili‘ – ha concluso Davies.