Violenze e torture della polizia su migranti e richiedenti asilo in Croazia - Amnesty International Italia

Violenze e torture della polizia su migranti e richiedenti asilo in Croazia

12 Giugno 2020

Tempo di lettura stimato: 11'

In una spaventosa escalation di violazioni dei diritti umani ad opera della polizia alla frontiera tra Croazia e Bosnia, un gruppo di migranti e richiedenti asilo è stato legato, brutalmente picchiato e torturato dagli agenti, i quali si sono presi gioco delle ferite e hanno messo del cibo sulle teste sanguinanti dei migranti per umiliarli.

L’Unione europea non può più restare in silenzio e ignorare deliberatamente la violenza e gli abusi da parte della polizia croata alle sue frontiere esterne. Questo silenzio sta permettendo ai responsabili di queste violazioni di proseguire senza conseguenze, addirittura è un incentivo. La Commissione europea deve svolgere indagini sulle recenti notizie di terribili violenze della polizia contro i migranti e i richiedenti asilo“, ha dichiarato in una nota ufficiale Massimo Moratti, vice direttore dell’ufficio per l’Europa di Amnesty International, a seguito di quanto recentemente accaduto alla frontiera croata.

Le prove delle violenze contro le persone migranti e richiedenti asilo al confine tra Croazia e Bosnia

Tra le otto e le dieci persone in uniforme nera e passamontagna identici a quelli indossati dalla polizia speciale croata hanno sparato in aria, dato calci e colpito ripetutamente gli uomini fermati con bastoni di metallo, manganelli e il calcio delle pistole. Poi, hanno spalmato ketchup, maionese e zucchero, trovati in uno degli zaini, sulle teste sanguinanti, sui capelli e sui pantaloni dei migranti. I nostri ricercatori hanno parlato con sei uomini di un gruppo composto da 16 richiedenti asilo di origini pakistane e afgane, arrestati dalla polizia croata nella notte tra il 26 e il 27 maggio nei pressi dei laghi di Plitvice, mentre cercavano di attraversare il paese per raggiungere l’Europa occidentale. Nelle nostre indagini abbiamo ascoltato anche i medici che hanno curato gli uomini e le Ong che sono state testimoni delle ferite.

Amir, proveniente dal Pakistan, ha raccontato ad Amnesty: “Li supplicavamo di smettere e di avere pietà. Eravamo già legati, impossibilitati a muoverci e umiliati, non c’era motivo di continuare a picchiarci e torturarci“. Ha detto che gli uomini armati non hanno mostrato alcuna compassione. “Ci facevano foto con i loro telefonini e cantavano e ridevano“. Amir ha riportato una frattura al braccio e il naso rotto, punti di sutura sulla nuca e vistose contusioni su tutto il volto e alle braccia.

Sono dieci gli uomini che hanno riportato gravi ferite quella notte. Tariq, trent’anni, adesso ha entrambe le braccia e una gamba ingessati, vistosi tagli, ecchimosi al volto e alla testa e un forte dolore all’addome.

Quando ci hanno preso non ci hanno dato la possibilità di dire assolutamente nulla. Hanno iniziato semplicemente a colpirci. Mentre ero a terra, mi hanno colpito alla testa con la parte posteriore della pistola e ho iniziato a perdere sangue. Cercavo di proteggermi la testa dai colpi, ma hanno iniziato a darmi calci e colpirmi alle braccia con dei bastoni di metallo. Per tutta la notte ho perso e ripreso conoscenza“. Tariq ora deve utilizzare una sedia a rotelle per spostarsi e gli ci vorranno mesi prima di riprendere a muoversi autonomamente.

Gli uomini hanno raccontato dell’umiliazione provata mentre il gruppo armato spalmava maionese e ketchup sui loro volti e sulle loro teste insanguinate. Un uomo con il volto coperto ha spruzzato la maionese tra le gambe dei pantaloni di uno dei richiedenti asilo, mentre gli altri ridevano e cantavano “Tanti auguri“.

Dopo quasi cinque ore di continui abusi, i migranti sono stati consegnati alla polizia di frontiera croata che li ha condotti vicino al confine con la Bosnia ed Erzegovina in due furgoni e ha ordinato loro di camminare. “Sono rimasti sbalorditi dalla condizione in cui ci trovavamo. Eravamo completamente ricoperti di sangue e molto scossi. A stento riuscivamo a stare in piedi, figurarsi camminare per ore verso la Bosnia, ma ci hanno detto di metterci in marcia. Ci hanno detto di portare i ragazzi che non riuscivano a camminare e semplicemente andare“, ha riferito Faisal ad Amnesty International.

Alcuni degli uomini alla fine sono giunti al centro di accoglienza Miral di Velika Kladusa, in Bosnia ed Erzegovina, gestito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Tuttavia, cinque persone che erano troppo deboli per camminare sono rimaste indietro e alla fine sono state accolte da una Ong.

Un medico del pronto soccorso al centro medico di Velika Kladusa che ha curato gli uomini ha riferito che erano tutti feriti dietro la nuca e i colpi erano compatibili con quelli di un oggetto contundente e necessitavano di punti di sutura. La maggior parte aveva riportato fratture multiple, lesioni articolari, collasso polmonare, tagli ed ematomi e molti erano sotto shock. Potrebbero avere bisogno di mesi per riprendersi.

Impunità per violenze e torture nei respingimenti della polizia croata

Pur essendo solo l’ultimo di una serie, l’episodio indica un nuovo livello di brutalità e violenza da parte della polizia croata. All’inizio di maggio, the Guardian ha segnalato un gruppo di uomini che sono stati costretti ad attraversare la frontiera croata dopo essere stati picchiati e con una croce arancione dipinta sulla testa. Il ministero degli Interni croato ha respinto le accuse, ma le testimonianze della violenza e delle intimidazioni rientrano perfettamente nella tendenza di respingimenti illegittimi in atto non solo alle frontiere croate ma anche ad altre frontiere esterne dell’Unione europea.

Secondo numerose testimonianze negli ultimi tre anni la polizia croata di frontiera avrebbe aggredito regolarmente uomini, donne e adolescenti che cercano di entrare nel paese, distruggendone gli effetti personali e i telefoni prima di respingerli in Bosnia. A volte, alle persone vengono tolti abiti e scarpe e sono costrette a camminare per ore nella neve e in fiumi ghiacciati.

Un medico del centro di Velika Kladusa ha riferito ai nostri ricercatori che circa il 60 per cento di migranti e richiedenti asilo che aveva bisogno di cure mediche dichiarava che le ferite erano state inflitte dalla polizia croata mentre cercavano di attraversare la frontiera. “Molte lesioni riguardano la frattura di ossa lunghe e articolazioni. Queste ossa impiegano un tempo maggiore per guarire e la loro frattura fa sì che il paziente sia immobilizzato per periodi prolungati. Causare lesioni e traumi che impiegano tempo per guarire e rendono le persone più restie a cercare di attraversare la frontiera nuovamente o in tempi brevi sembra essere una strategia deliberata“, ha detto il medico ad Amnesty International.

Il ministero degli Interni croato ha finora respinto queste accuse, rifiutando di condurre indagini indipendenti ed efficaci sulle presunte violazioni o accertare le responsabilità dei propri agenti. In un clima di costante impunità, rimpatri illegittimi e violenze alle frontiere si sono solo inaspriti. Amnesty International ha condiviso i dettagli di quanto accaduto con il ministero degli Interni, ma non abbiamo ricevuto una risposta ufficiale.

Incapacità dell’Ue di accertare le responsabilità della Croazia

La Commissione europea è rimasta in silenzio dinanzi a molteplici affidabili notizie di gravi violazioni dei diritti umani alla frontiera croata e alle ripetute richieste da parte del Parlamento europeo di svolgere indagini sulle accuse. Inoltre, la Croazia continua a beneficiare di un contributo europeo di quasi 7 milioni di euro per la sicurezza frontaliera. La maggior parte è spesa in infrastrutture, attrezzature per la polizia di frontiera e anche per gli stipendi degli agenti. Persino la piccola quota (300.000 euro) che la Commissione aveva riservato al meccanismo di monitoraggio delle misure frontaliere in materia di rispetto dei diritti umani e delle leggi europee in materia di asilo non è stata altro che una foglia di fico. Lo scorso anno, la Commissione ha raccomandato la piena adesione della Croazia all’area Schengen, nonostante le violazioni dei diritti umani nell’area fossero già costanti.

La Commissione europea non può continuare a far finta di non vedere le palesi violazioni della normativa europea quando ci sono persone che vengono marchiate con le croci sulla testa o sono brutalmente torturate o umiliate dalla polizia croata. La condanna di tali atti e un’indagine indipendente sulle violazioni presunte, unitamente alla creazione di un valido meccanismo che garantisca che i fondi europei non siano utilizzati per perpetrare atti di tortura e rimpatri illegittimi, ci sembrano il minimo. In mancanza di un’azione urgente, le pratiche disumane della Croazia in materia di migrazione renderanno l’Ue complice di gravi violazioni dei diritti umani commessi sulla soglia di casa sua“, ha concluso Massimo Moratti.

Ulteriori informazioni

I respingimenti violenti alle frontiere croate avvengono con regolarità dalla fine del 2017. Il Consiglio danese per i rifugiati ha registrato quasi 7000 casi di espulsioni forzate e rinvii illegittimi in Bosnia ed Erzegovina nel 2019, la maggior parte dei quali è stata accompagnata da violenze e intimidazioni ad opera della polizia croata. Nonostante la piccola boccata d’ossigeno durante il lockdown a causa della pandemia da Covid-19, i respingimenti proseguono con 1600 casi riportati solo ad aprile. Le cifre aumentano quotidianamente con l’allentamento delle restrizioni in tutta la regione e il miglioramento delle condizioni climatiche.

Amnesty International ha intervistato oltre 160 persone che sono state respinte o rinviate in Bosnia ed Erzegovina da luglio 2018. Quasi un terzo ha riferito di essere stato picchiato, derubato di documenti e telefoni e aver subito aggressioni verbali in quella che sembra una politica studiata intenzionalmente per scoraggiare futuri tentativi di ingresso nel paese.